Bruxelles – Non bastavano Ruanda e Albania. Sembra esser arrivato il turno dell’Uganda. Secondo quanto riporta il quotidiano greco Î Kathīmerinī, Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia stanno definendo un piano per costruire un centro rimpatri in Uganda, con l’obiettivo di inviare gli immigrati irregolari al di fuori dei confini dell’Unione.
Il piano sarebbe in fase di definizione e il prossimo 4 settembre, i ministri dell’Interno dei cinque, si riuniranno a Copenaghen (Danimarca), per valutare i progressi dei negoziati in corso. Alcune fonti diplomatiche hanno riferito al giornale ellenico che l’accordo si basa sull’idea secondo cui la maggior parte dei migranti inviati in Uganda sceglierà di tornare autonomamente nel Paese d’origine, per evitare di rimanere nello Stato africano. La finalizzazione della struttura, capace di “accogliere” dai 5 ai 10 mila migranti, è prevista per il 2027. In particolare, sarà riservata ai “migranti che hanno causato problemi nelle strutture dove sono ospitati attualmente”, escluderebbe in ogni caso i minori. Dato che ha accettato di ospitare tale struttura, l’Uganda riceverà un compenso finanziario, il cui importo non è ancora noto. Entro la fine del mese alcune squadre tecniche dovrebbero recarsi in Africa per le discussioni finali. È stato il ministro dell’Immigrazione greco, Thanos Plevris, ad aver elaborato la bozza iniziale del piano.
Oltre all’Uganda, i cinque avrebbero pensato già a una seconda alternativa, il Ruanda, che in passato ha già firmato un accordo simile con il Regno Unito che tuttavia (o per fortuna) non è mai diventato operativo. In un primo momento era stato preso in considerazione anche il Kenya. Secondo il media ellenico, la Grecia sta accelerando l’apertura del centro perché intende aprire un centro rimpatri in Africa prima di assumere la presidenza del Consiglio UE a luglio 2027. Il piano si basa sul nuovo Regolamento rimpatri UE, che consente il trasferimento dei migranti, la cui domanda d’asilo è stata respinta, in strutture al di fuori dell’Unione. Il trasferimento avviene in attesa del rimpatrio nel loro Paese d’origine. Il Regno Unito con il Ruanda e l’Italia con l’Albania hanno avviato iniziative simili, ma hanno incontrato seri ostacoli legali dovuti alle poche garanzie in materia di diritti umani.


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