Bruxelles – Non solo Afghanistan: in nome dei rimpatri adesso l’UE accelera anche nei rapporti con la Siria e il suo governo, legittimando sempre di più un regime ufficialmente fuorilegge. L’attuale presiddente siriano, Ahmed al-Sharaa, è leader di Hayʼat Tahrir al-Sham (HTS), la milizia islamica che ha rovesciato il regime di Assad e riconosciuta dall’Onu come terroristica per tutta la durata della guerra civile. Il 27 febbraio il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha rimosso HTS dalla lista nera, e l’UE si è adeguata a inizio marzo. La improvvisa riabilitazione internazionale dei jihadisti unita alla necessità di risolvere la questione migratoria spinge sempre più a organizzare ritorni coatti di richiedenti siriani in Siria, come la Commissione sta facendo con gli afghani.
Kostas Papadakis, europarlamentare greco (KKE/NI) e membro della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, punta il dito contro il team von der Leyen: “Perché – domanda con tanto di interrogazione – la Commissione sta inviando inviti a rappresentanti della leadership del movimento oscurantista talebano e intrattiene rapporti corrispondenti con i jihadisti siriani, insabbiando e finanziando le loro atrocità contro i popoli dell’Afghanistan e della Siria?”.
Più che una domanda un’accusa e una condanna, perché che si tratti di cittadini afghani o siriani cambia poco: l’UE incontra e legittima le leadership di Afghanistan e Siria per “discutere dell’espulsione e del rimpatrio dei migranti a cui è vietato soggiornare nell’UE“. Accuse che il commissario per gli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, non respinge. Al contrario, ricorda che “il primo dialogo politico di alto livello tra l’UE e la Siria si è tenuto a Bruxelles l’11 maggio 2026″, e che l’appuntamento “ha rappresentato un’opportunità per discutere questioni di interesse strategico per la Siria e per l’UE, tra cui la migrazione“.
L’UE, dunque, lavora con le autorità della Siria affinché si riprenda i cittadini siriani che fino alla caduta del governo Assad chiedevano asilo in Europa. Si lavora in tal senso, ammette Brunner, e “la collaborazione con le autorità e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati prosegue per garantire che si creino le condizioni favorevoli a un ritorno in Siria sicuro, dignitoso e sostenibile“.
Quindi ‘sì’, “l’UE sta intensificando la collaborazione con le autorità siriane e i partner competenti per sviluppare un approccio globale alla migrazione e agli sfollamenti”, conferma una volta di più il commissario per gli Affari interni, tanto più che la leadership siriana non è più ‘cattiva’. “Ciò significa rafforzare le capacità istituzionali per affrontare le questioni di asilo e migrazione, compresi i rimpatri, e contribuire a trovare soluzioni per le popolazioni sfollate internamente”.
Poco importa se il presidente siriano sia stato il leader di un’organizzazione terroristica, abbia poca inclinazione per diritti e democrazia e non condivida proprio tutti gli stessi valori degli europei: come per i talebani in Afghanistan i jihadisti in Siria diventano partner strategici e interlocutori amici quando si tratta di togliere dal territorio dell’UE cittadini extracomunitari visti e concepiti come costo e onere: così, del resto, aveva definito i rifugiati siriani la presidenza danese del Consiglio dell’UE.
I valori tanto sbandierati dall’UE sono dunque il simbolo dell’ipocrisia, che l’Unione europea di oggi non cerca neppure più di nascondere. Brunner può solo accusare i governi nazionali: “Il coinvolgimento operativo con le autorità de facto è in linea con le conclusioni del consiglio Affari generali del 15 settembre 2021 e con le conclusioni del consiglio Affari esteri del 20 marzo 2023“. Insomma, lo ha voluto l’Europa degli Stati, e la Commissione si limita a eseguire.
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