Bruxelles – La Cina è sempre più un problema. Per l’eurozona e l’economia UE è probabilmente il problema maggiore cui dover rispondere in maniera decisa e rapida, perché l’avanzata del Dragone pone questioni di competitività economico-industriale e di peso sullo scacchiere internazionale. La presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, lancia l’allarme: il vantaggio che l’Europa vantava su Pechino si sta riducendo.
“La forza dell’Europa nel settore manifatturiero a media tecnologia, sostenuta in parte dall’accesso a un’energia relativamente economica, si sta ora erodendo”, scandisce intervenendo al Consiglio Internazionale degli Affari, l’organismo consultivo composto da circa 120 tra i principali amministratori delegati globali, in rappresentanza di diversi settori e regioni, costituito in seno del Forum Economico Mondiale. Nello specifico, sottolinea Lagarde, “la Cina si è costantemente posizionata più in alto nella catena del valore”, e il risultato è che “il Paese ora compete direttamente con l’area euro in quasi il 40 per cento dei settori in cui abbiamo un vantaggio comparato, rispetto al 25 per cento circa dei primi anni Duemila“.
C’è un doppio problema per l’Europa: una crescita industriale e produttiva cinese superiore ai ritmi di crescita europea, e costi dell’energia più onerosi per l’economia a dodici stelle che determina perdita di competitività. “L‘energia a basso costo su cui l’industria europea faceva affidamento un tempo, compreso il gas russo, è venuta meno”, denuncia la presidente della BCE. L’entità del danno per il tessuto europeo è tale che “l‘anno scorso i prezzi dell’elettricità nell’UE per le industrie ad alta intensità energetica erano in media più del doppio rispetto a quelli statunitensi e circa il 50 per cento superiori a quelli cinesi”.
Da Lagarde giunge dunque un appello a procedere speditamente con l’agenda delle riforme, per un completamento di quelle transizioni sostenibili e tecnologiche in grado di permettere all’UE e alla sua area dell’euro di uscire dall’affanno e tentare di tenere a distanza una Cina già troppo presente nel Mercato unico europeo. Per conquistare terreno l’invito è superare la frammentazione nel mercato unico: “Le imprese competono ancora troppo all’interno dei confini nazionali, il che indebolisce la pressione competitiva per adottare nuove tecnologie”, avverte Lagarde. Poi c’è una seconda barriera, che è “la frammentazione dei mercati dei capitali”.
In tal senso l’iniziativa della Commissione europea nota come ‘EU inc’, lanciata per eliminare barriere alle imprese, va nella giusta direzione ma, avverte la presidente della BCE, “EU Inc. affronta solo una parte del problema“. Se si vuole tenere a freno l’avanzata della Cina “il compito più ampio è quello di rimuovere le barriere che frammentano il Mercato unico, in modo che la pressione competitiva e le nuove tecnologie possano diffondersi più ampiamente anche tra le imprese esistenti”.
![[Pechino, piazza Tienanmen. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/cina-pechino-750x375.jpg)
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![Lanterne cinesi [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/Imagoeconomica_2076501-350x250.jpg)







![[Pechino, piazza Tienanmen. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/cina-pechino-120x86.jpg)
![[foto: Paolo Lo Debole/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/Imagoeconomica_1337040-120x86.jpg)