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    Home » Economia » L’allarme Bce: “Con più Cina nell’eurozona problemi per l’occupazione”

    L’allarme Bce: “Con più Cina nell’eurozona problemi per l’occupazione”

    Un'analisi sulle conseguenze delle tensioni commerciali mette in rilievo i rischi potenziali. "Le implicazioni più ampie potrebbero estendersi a quasi un terzo dell'occupazione dell'area dell'euro. Le aziende devono adattarsi"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    6 Agosto 2025
    in Economia

    Bruxelles – Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti che portano la Cina a esportare di più nell’area dell’euro possono provocare ricadute occupazionali negative, con meno offerte di lavoro per gli europei e quindi più disoccupazione. E’ l’allarme che arriva dalla Banca centrale europeo, in una pubblicazione speciale dedicata al tema. La questione che si pongono a Francoforte non è nuova, visto che finora la tendenza ha dimostrato come maggiora presenza e concorrenza cinese produce scossoni nel mondo del lavoro a dodici stelle.

    “I settori che affrontano una maggiore concorrenza da parte della Cina hanno registrato un calo maggiore nelle offerte di lavoro pubblicate, un segnale di domanda di manodopera più debole”, rilevano i tecnici della Bce. Tra il 2019 e il 2024, si sottolinea a titolo d’esempio, la domanda di manodopera nel settore dei veicoli è diminuita del 55 per cento, mentre il calo dell’industria chimica è stimato al 95 per cento.

    Il dato preoccupa in prospettiva, visto che la stessa Bce avverte del rischio che la guerra dei dazi innescata dall’amministrazione Trump possa spingere la Repubblica popolare ancora di più verso l’Ue e la sua eurozona. Questo può essere un bene, certo, nella misura in cui si può compensare una parte del commercio reso più costoso e difficoltoso. Al tempo stesso si rischia di mettere sotto stress il mercato del lavoro.

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    “Nel complesso, la crescente competitività delle esportazioni cinesi pone sfide significative per i mercati del lavoro dell’area dell’euro“, insiste l’analisi della Banca centrale europea. “Sebbene al momento l’impatto sia concentrato in settori come quello automobilistico e chimico, le implicazioni più ampie potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area dell’euro“.

    Il sistema Europa deve iniziare a prepararsi. La deviazione degli scambi commerciali dagli Stati Uniti, unita alla crescente competitività della Cina nei settori ad alto valore aggiunto, suggeriscono che “le aziende dell’area dell’euro debbano adattarsi a un contesto globale sempre più competitivo“. La Bce avverte che gli shock commerciali “possono causare interruzioni a breve termine e spostamenti di posti di lavoro tra settori”. Tuttavia, nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non variare di molto, poiché l’economia si adatta attraverso le variazioni salariali e gli spostamenti dei lavoratori tra i settori. Infine un rilievo che è un suggerimento per i governi nazionali in termini di riforme: “Sfide come le inefficienze del mercato del lavoro, i costi di adeguamento e le politiche governative potrebbero causare interruzioni temporanee prima che venga raggiunto il nuovo equilibrio”.

    Tags: Banca Centrale europeabcecinacommercioconcorrenzadazieurozonalavorooccupazione

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