Bruxelles – Mario Draghi ha “aperto la strada”. Ora tocca all’Unione europea percorrerla, mettendo l’industria al centro della propria strategia economica. È il messaggio lanciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in occasione della sua prima apparizione pubblica dopo la pausa estiva alla conferenza annuale La Rencontre des Entrepreneurs de France, a Parigi, dove ha rilanciato la sua visione per una nuova competitività europea: “fare dell’Europa un continente che produce, investe e protegge”. L’evento è guidato dal presidente del movimento delle imprese francesi (MEDEF) Patrick Martin e ospitato dallo stadio Roland-Garros di Parigi.
Si riprendono così i lavori, dopo un agosto piuttosto silenzioso per l’inquilina di Palazzo Berlaymont. E si riparte dalla competitività europea, attraverso un programma che raccoglie e traduce in politiche concrete molte delle indicazioni contenute nel rapporto sulla competitività europea di Mario Draghi – che Eunews ha completamente tradotto in italiano -, presentato nel 2024. “Mario Draghi ha aperto la strada”, ha riconosciuto von der Leyen, indicando nell’industria, negli investimenti e nell’autonomia economica i pilastri su cui costruire la risposta europea a un contesto globale profondamente cambiato. La Francia, ha sottolineato, ha avuto un ruolo importante nel definire questa direzione, dall’indipendenza strategica alla politica industriale, dall’energia nucleare all’elettrificazione, fino all’intelligenza artificiale.
Meno burocrazia, più investimenti. La prima sfida è liberare le imprese dal peso della regolamentazione. L’obiettivo della Commissione è ridurre entro il 2029 gli oneri amministrativi del 25 per cento per tutte le aziende e del 35 per cento per le PMI. Ma semplificare non significa chiudersi: nei rapporti con le altre potenze economiche, soprattutto la Cina, Bruxelles punta a ridurre i rischi senza spezzare i legami commerciali, intervenendo sulle asimmetrie e sui sussidi statali che alterano la concorrenza.
Per finanziare la crescita, von der Leyen guarda poi alle enormi risorse private ancora inutilizzate. Diecimila miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee sono oggi depositati sui conti bancari, una massa di capitale che, attraverso l’Unione dei risparmi e degli investimenti, potrebbe essere orientata verso le imprese e generare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. A questo si affiancherà il prossimo bilancio Ue, che la presidente considera lo “strumento finanziario della nostra indipendenza”, con oltre 450 miliardi mobilitati attraverso il nuovo Fondo europeo per la competitività e Horizon Europe. L’obiettivo è accompagnare l’intera catena del valore, dai laboratori alla produzione industriale.
Un mercato unico, finalmente unico. La frammentazione dei 27 mercati nazionali resta però uno dei principali freni alla crescita. La risposta è anche simbolica: una futura “EU Inc.”, società europea che potrebbe essere costituita online in 48 ore e per meno di 100 euro. Un’iniziativa che prevede regole uguali per tutti, per andare oltre le 27 diverse normative nazionali in vigore e le oltre 60 forme societarie, dando alle imprese un quadro unico per crescere. L‘idea è stata presentata all’interno del pacchetto del 28esimo regime, l’insieme di regole UE in grado di superare le frammentazioni e le barriere tra Stati membri e permettere così alle imprese di nascere e crescere più rapidamente.
In parallelo, Bruxelles vuole intervenire sulle fusioni e creare, con l’Industrial Accelerator Act, mercati stabili per settori strategici come acciaio, cemento, batterie e tecnologie pulite. Perché, spiega von der Leyen, l’industria investe quando vede un mercato: spetta all’Europa offrirle quella certezza. Sul fronte del lavoro, un pacchetto sulla mobilità equa previsto in autunno punta invece ad affrontare la carenza di competenze che riguarda quasi due terzi delle PMI.
Il nodo più urgente resta, però, quello dell’energia. I prezzi europei sono ancora due o tre volte superiori a quelli di Stati Uniti e Cina, un problema già evidenziato da Draghi nel suo rapporto. “Non possiamo chiedere alle nostre imprese di passare all’elettricità quando, in media, costa quasi tre volte più del gas”, ha sottolineato von der Leyen. La decarbonizzazione, continua la presidente dell’esecutivo, “non deve essere un costo per l’industria, ma il motore della sua trasformazione, anche attraverso oltre 100 miliardi di euro per la Banca per la decarbonizzazione industriale entro il 2030″.
Infine, la partita dell’intelligenza artificiale. L’Europa deve “produrre e diffondere”: sviluppare tecnologia, controllando la filiera dalla potenza di calcolo ai semiconduttori e ai modelli, e contemporaneamente portarla dentro fabbriche, laboratori, ospedali e reti energetiche. Per le fabbriche giganti dell’IA sono previsti 20 miliardi di euro, nell’ambizione di evitare che l’Europa dipenda da altre potenze per le tecnologie necessarie al funzionamento della propria economia. Il bando per di gara per il finanziamento è stato lanciato lo scorso 30 luglio e intende creare fino a sette grandi poli per l’intelligenza artificiale in tutta l’Unione europea, in nome di innovazione e competitività.
Il filo conduttore è quello dell’indipendenza senza isolamento. L’apertura commerciale, secondo von der Leyen, “resta una fonte di forza”, ma deve poggiare su reciprocità, equità e tutela degli interessi europei. “Un’Europa indipendente non è un’Europa isolata. È un’Europa che può scegliere“, ha detto la presidente. La sicurezza economica, nella sua visione, significa soprattutto non dipendere da un unico interlocutore.
Ed è qui che il messaggio di Draghi torna centrale: la competitività europea non si gioca solo sulla capacità di produrre di più, ma sulla possibilità di scegliere dove investire, cosa produrre e da chi dipendere. “Nessuna di queste battaglie può essere vinta da un singolo Paese”, ha avvertito von der Leyen. La strada indicata dalla Commissione è dunque quella di usare insieme, a livello europeo, tutte le leve che determinano oggi la competitività: dal mercato unico all’energia, dagli investimenti all’intelligenza artificiale, fino alla politica commerciale.


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