Bruxelles – La guerra della Russia contro l’Ucraina sta diventando “sempre più spietata e distruttiva” e “purtroppo non è vicina alla fine”. Ma anche la minaccia verso l’Europa è in crescita, e i Paesi dell’Unione europea e della NATO non sono stati rapidi a sufficienza per colmare le lacune individuate. Motivo per cui nascerà la settimana prossima un nuovo Gruppo di alto livello sulla difesa. Certifica tutto questo l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera, Kaja Kallas, nella conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri della Difesa dei Paesi dell’Ue a Wicklow, in Irlanda – Paese che ricopre il semestre di presidenza di turno del Consiglio Ue.
Kallas sottolinea che “l’esercito russo è impantanato a terra, ed è per questo che sta uccidendo civili dal cielo”. Un “terrorismo premeditato” da parte di Mosca che non si esaurisce in Ucraina. “Nel Mar Nero, gli attacchi russi contro le navi che trasportano grano stanno deliberatamente mettendo a rischio le forniture alimentari globali” mentre l’Europa è colpita “con un’ondata di attacchi ibridi sempre più cinetici”. Azioni chiare che hanno uno scopo per l’ex premier estone: “La Russia vuole spaventarci e dissuaderci dal sostenere l’Ucraina. Non ci riuscirà. Al contrario, aumenteremo il nostro sostegno all’Ucraina e investiremo nella nostra difesa. Questo è il modo migliore per fermare Putin”.
Come farlo? L’Alta rappresentante spiega che l’UE sta “pianificando le sanzioni più severe contro la Russia finora” per colpire “l’industria militare russa, in modo da poter indebolire la loro produzione militare”. Su un altro piano, l’Alta rappresentante prende atto e plaude al fatto che “l’Ucraina sta mettendo sotto pressione la Russia” e che i droni di Kiev “stanno interrompendo la logistica russa e colpendo le raffinerie nel cuore del territorio russo, causando la più grande crisi di carburante in Russia degli ultimi decenni”. Il bilancio per il Cremlino è di “oltre 30mila soldati al mese” persi, trasformando i mesi scorsi in “un’estate difficile per Putin”.
Di certo, però, l’estate è stata dura anche per Kiev. La sola notte scorsa gli attacchi russi su Kiev e dintorni hanno fatto almeno quattro morti e oggi (1 settembre) il presidente Volodymyr Zelensky ha visitato una delle scuole nella regione di Kiev, ricostruita dopo essere stata completamente distrutta dalla Russia nel 2022. “Ringrazio i genitori che, nonostante gli allarmi antiaerei e gli attacchi russi, rimangono in Ucraina e, insieme agli insegnanti, si adoperano al massimo per garantire che i nostri figli possano studiare a casa, in Ucraina”, ha affermato.
La fine non è vicina, dunque. “La difesa aerea rimane la nostra massima priorità, ma gli intercettori scarseggiano ovunque”, sottolinea Kallas che ringrazia gli Stati membri “per aver riconsiderato le proprie scorte”. Con la guerra in Iran, gli USA hanno rivisto al ribasso l’apporto di intercettori Patriot ad alleati e a Kiev, mentre per Zelensky ne servono almeno 300 per affrontare il prossimo inverno. Per l’Alta rappresentante, quindi, “in particolare i missili Patriot prossimi alla scadenza dovrebbero essere inviati o venduti all’Ucraina” dai Paesi Ue: un appello tra le righe a Spagna e Grecia, pensando alle loro scorte di questi missili. “Gli Stati membri stanno anche valutando la possibilità di riorganizzare le priorità degli ordini e di contattare i partner”, osserva Kallas ricordando che “ogni intercettore che forniamo all’Ucraina significa un missile russo che non raggiunge una scuola ucraina, casa o ospedale”.
Tra le altre azioni di contrasto al Cremlino, Kallas evidenzia che “le operazioni navali dell’Ue stanno intensificando le azioni contro la flotta ombra russa e ora assumono un ruolo guida nell’abbordaggio delle navi sospette, grazie al lavoro diplomatico delle delegazioni UE in tutto il mondo”. Di fatto, “sempre meno Paesi permettono a queste navi di navigare sotto la loro bandiera” e “centinaia di navi hanno rimosso le bandiere”.
Oltre all’Ucraina, il piede Ue è sull’acceleratore in difesa. E in questo contesto si inserisce l’annuncio di Kallas di lanciare “la prossima settimana un nuovo Gruppo di alto livello sulla difesa, composto da alti dirigenti politici e militari di diversi Paesi dell’UE, ma anche del Regno Unito e dell’Ucraina”. Il punto di partenza è che “l’Europa sta investendo nella difesa più che mai, ma la sola spesa non è automaticamente garanzia di successo”. La prova del nove è che, “nonostante il livello di minaccia sia in aumento”, “non siamo stati abbastanza rapidi nel colmare le lacune nella potenza convenzionale dell’Europa all’interno della NATO che abbiamo individuato”. Di qui, l’obiettivo del Gruppo è quello di “riunire alcune delle menti più brillanti nel campo della sicurezza e della difesa per fornire soluzioni davvero innovative” per “colmare queste lacune più rapidamente ed essere più efficaci. Soprattutto ora che la minaccia alla sicurezza in Europa è molto più concreta”.










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