Bruxelles – La Corte dei conti europea non condivide la linea che la Commissione europea sta tracciando sulla gestione del tabacco e, soprattutto, sulla lotta al suo commercio illegale. È una questione che riguarda sia il metodo – la Corte dei conti europea considera le iniziative europee “frammentarie” e prive di un “chiaro orientamento”, con persistenti lacune nella cooperazione tra le autorità nazionali – sia il merito.
Petri Sarvamaa, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit, osserva che “è di buon senso pensare che la tassazione possa avere un effetto di canalizzazione, in particolare sui mercati redditizi dei prodotti del tabacco illegali”. Perché mentre il mercato illecito continua a crescere, Bruxelles si prepara anche a intervenire sulla tassazione dei prodotti del tabacco. È ciò che emerge dalla relazione speciale realizzata dalla Corte dei conti UE pubblicata oggi (8 settembre).
Il paradosso dei 13 miliardi
Secondo le stime della Commissione citate dalla Corte dei conti, il commercio illecito di tabacco sottrae ogni anno circa 13 miliardi di euro di entrate ai bilanci dell’UE e degli Stati membri. Allo stesso tempo, la Commissione punta a raccogliere 11,2 miliardi di euro l’anno attraverso la nuova tassazione sui prodotti del tabacco, destinata a contribuire al finanziamento del prossimo bilancio europeo.
In altre parole, l’Unione perderebbe ogni anno più gettito a causa del mercato illegale di quanto preveda di incassare con la nuova tassa. Una cifra, quella dei 13 miliardi, che la stessa Corte invita comunque a prendere con cautela: la Commissione UE non dispone di una stima “indipendente e affidabile” sull’effettiva dimensione del mercato illecito europeo.
E il fenomeno, secondo la Corte, sta cambiando rapidamente. Il contrabbando continua a rappresentare un problema, ma i gruppi criminali stanno spostando sempre più la produzione direttamente all’interno dell’Unione, accorciando le filiere e avvicinandosi ai consumatori. Siti di produzione illecita sono stati individuati in quasi tutti gli Stati membri. Gli auditor hanno visitato Belgio, Spagna, Polonia e Romania, trovando differenze significative nella capacità delle autorità nazionali di affrontare il problema.
In Belgio, per esempio, la Corte cita il caso di una fabbrica clandestina in cui ogni macchina poteva produrre circa un milione di sigarette all’ora. In Spagna, nella più grande fabbrica di sigarette illecite mai smantellata nel Paese, sono stati sequestrati tre milioni di pacchetti contraffatti. Numeri che mostrano come non si tratti più soltanto di piccoli circuiti di contrabbando, ma di una produzione industriale organizzata.
La critica alla Commissione UE
“Stiamo dicendo molto chiaramente alla Commissione che deve migliorare il proprio gioco: nel coordinamento, nel rendere possibile avere stime reali della portata del problema, nel coordinare gli Stati membri, nell’esaminare le differenze e le lacune”, ha spiegato Sarvamaa. Secondo lui, la relazione, pur formulata “in modo educato”, rappresenta una critica esplicita alla Commissione: mancano strumenti sufficienti per sostenere gli Stati membri e ridurre gli spazi che le organizzazioni criminali riescono a sfruttare.
Il problema è soprattutto la frammentazione del sistema europeo. Le regole non sono armonizzate e cambiano da Paese a Paese le modalità di controllo, le competenze delle autorità, la definizione dei reati e persino la severità delle sanzioni. È proprio questa disomogeneità, secondo la Corte, a creare potenziali “zone di opportunità” per la criminalità organizzata.
Anche i prodotti stanno cambiando. La quota dei nuovi prodotti del tabacco è in crescita e questi attirano in particolare i consumatori più giovani. Nel 2023 la Commissione stimava che i prodotti illegali rappresentassero l’8,8 per cento del consumo totale di sigarette nell’UE, mentre il mercato illecito complessivo – escluso quello delle sigarette – raggiunge quasi 21mila tonnellate.
La Commissione sempre più isolata
Le critiche della Corte dei conti arrivano mentre anche il Parlamento europeo ha già preso una posizione netta contro la proposta dell’esecutivo sulle accise. Ed è quindi proprio sulla strategia europea per il tabacco che la Commissione UE rischia di trovarsi sempre più isolata.
Al Parlamento europeo, gli eurodeputati non si sono limitati a respingere la proposta della Commissione sull’aumento delle accise su tabacco e prodotti alternativi, ma hanno chiesto formalmente a Palazzo Berlaymont di ritirarla integralmente.
Il fronte contrario, dunque, non arriva soltanto dai governi o dagli operatori del settore: a mettere in discussione la strategia dell’esecutivo europeo è ora anche una delle principali istituzioni di controllo dell’UE, la Corte dei conti, mentre l’Eurocamera ha già chiesto di fermare la proposta sulle accise.
Il punto di fondo è che, secondo la Corte, Bruxelles sta cercando di intervenire sulla fiscalità senza avere ancora una fotografia sufficientemente solida del mercato illegale e senza aver risolto le profonde differenze tra gli Stati membri. La stessa Corte non esclude che la tassazione possa avere un ruolo nel contrasto al mercato illecito, ma chiede prima di tutto dati più affidabili, maggiore coordinamento e regole più armonizzate.
La prossima tappa sarà quindi il confronto tra la Corte dei conti e gli eurodeputati sui risultati dell’audit. Un passaggio che potrebbe rendere ancora più evidente la distanza tra la Commissione e le altre istituzioni europee sulla strada da seguire per il futuro della politica sul tabacco.

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