Bruxelles – La Commissione europea propone di mobilitare 489 milioni di euro dal Fondo di solidarietà dell’UE (FSUE) per sostenere Portogallo, Spagna, Italia e Malta nella ripresa dai danni provocati dalle forti tempeste e dalle inondazioni che hanno colpito l’Europa meridionale tra gennaio e febbraio 2026. La proposta dell’esecutivo comunitario, annunciata oggi (17 settembre), dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE.
Il ciclone Harry, che ha colpito l’Europa meridionale all’inizio dell’anno, e la serie di tempeste che hanno provocato gravi inondazioni nella penisola iberica hanno causato, secondo la Commissione, “distruzione diffusa e grave sconvolgimento della vita quotidiana”. Nel dettaglio, Bruxelles propone di destinare 261 milioni di euro al Portogallo, 149 milioni alla Spagna, 74,8 milioni all’Italia e 3,72 milioni a Malta.
Tre dei quattro Paesi hanno già ricevuto una parte delle risorse sotto forma di anticipi: 65,37 milioni di euro al Portogallo, 37,26 milioni alla Spagna e 931.014 euro a Malta. Gli anticipi sono stati richiesti dai tre Stati membri e concessi dalla Commissione sulla base dei criteri previsti dalla normativa del Fondo di solidarietà.
In Italia, le aree interessate dagli aiuti sono Sicilia, Calabria e Sardegna, dove le tempeste hanno danneggiato zone costiere e fluviali, rendendo necessarie anche evacuazioni. A Malta, forti venti, piogge intense, innalzamento del livello del mare e onde di notevole potenza hanno colpito le comunità dell’isola principale e di Gozo. In Spagna, le tempeste hanno interessato in particolare Andalusia ed Estremadura, causando chiusure stradali, evacuazioni e interruzioni prolungate dell’elettricità, dell’approvvigionamento idrico e delle telecomunicazioni. In Portogallo, invece, le forti tempeste hanno provocato inondazioni e frane, causando 18 vittime oltre a ingenti danni alle infrastrutture e nuove evacuazioni.
Il sostegno proposto dal FSUE servirà a finanziare “azioni di emergenza e di recupero”, tra cui il ripristino delle infrastrutture energetiche, idriche, fognarie, delle telecomunicazioni e dei trasporti, oltre ai servizi sanitari ed educativi, “ove pertinente”. Le risorse potranno inoltre essere utilizzate per le operazioni di bonifica, gli alloggi temporanei e i servizi di salvataggio, oltre che per misure di prevenzione e protezione del patrimonio culturale.
Ma tutto ciò non basta. A dirlo era stata la commissaria per la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, che a febbraio 2026 in plenaria a Strasburgo aveva sostenuto che gli strumenti attuali non fossero sufficienti per affrontare le catastrofi naturali sempre più frequenti e intense. Per questo, nell’agenda di palazzo Berlaymont figura anche la creazione di un quadro integrato per la resilienza climatica, accompagnato da un programma di sostegno per “costruire la resilienza fin dalla progettazione: comprenderà una proposta legislativa snella e misure di sostegno”, ha anticipato Lahbib. Inoltre, la commissaria aveva osservato che, per il prossimo Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034, la proposta della Commissione europea è di quintuplicare i fondi per il Meccanismo di protezione civile dell’Unione, portandoli a 10,7 miliardi.
Il Fondo di solidarietà dell’UE fa parte della Riserva per la solidarietà e gli aiuti d’urgenza, uno strumento del bilancio europeo che opera al di fuori dei normali massimali di spesa. Dalla sua istituzione nel 2002, il FSUE ha mobilitato oltre 11 miliardi di euro per 150 eventi catastrofici, tra cui 130 disastri naturali e 20 emergenze sanitarie, in 25 Stati membri dell’UE, nel Regno Unito e in sei Paesi candidati.
Una volta approvata la proposta dai colegislatori, la Commissione adotterà la decisione di esecuzione necessaria per procedere al pagamento. Tenendo conto degli anticipi già versati, il saldo ancora da erogare ai quattro Stati membri ammonterebbe complessivamente a circa 385,6 milioni di euro.

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