Bruxelles – La Commissione europea valuterà e analizzerà la misura decisa dal governo italiano di tagliare il bollo auto nel 2027 per le auto di potenza fino a 80Kw. E lo farà alla luce della Relazione Paese 2026 e delle Raccomandazioni specifiche per Paese 2026, nel contesto del prossimo Semestre europeo 2027. A chiarire le mosse di Palazzo Berlaymont davanti alla scelta del governo guidato da Giorgia Meloni è stato oggi (18 settembre) un portavoce dell’esecutivo europeo che ricorda anche che lo strumento del Recovery – e quindi delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – è “basato sui risultati”. Cioè, i pagamenti agli Stati membri vengono effettuati in funzione dei risultati conseguiti.
Intanto, da Dublino, a margine dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, è il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, a entrare nel merito dei fondi per coprire l’eliminazione del bollo auto per le auto di piccola e media dimensione nel 2027. “Una parte di questi 2,3 miliardi sono esattamente il PNRR non utlizzato, che non potevano essere ricollocati, perché come è noto è scaduto il termine per poterli ricollocare”, ha affermato.
Varata mercoledì scorso nella riunione del Consiglio dei ministri e pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, la nuova misura del governo di Giorgia Meloni prevede lo stop per il prossimo anno alla tassa automobilistica per le vetture fino a 80 Kw (kilowatt) e i motocicli. È stato promosso, inoltre, un taglio delle accise sul gasolio, il cui prezzo sarà ridotto di 12 centesimi al litro fino al 25 settembre. Il nodo della questione è uno: da dove verranno presi i soldi per realizzare questi interventi?
Secondo il testo del decreto Chigi attingerà ai fondi non spesi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si tratta dei piani nazionali di ripresa e resilienza che gli Stati membri UE sono tenuti ad elaborare per ricevere i fondi del NextGenerationEU – lo strumento comunitario temporaneo dal valore di 800 miliardi di euro volto a riparare i danni causati dalla pandemia di COVID 19 e creare un’Europa più verde, digitale e resiliente. Per Giorgetti, dal momento sono stati presi in prestito dall’Italia e sono stati “pagati”, quei fondi adesso costituiscono dei “risparmi” non ricollocabili, perchè sono scaduti i termini. Ovvero si è superata la scadenza del 31 agosto 2026 che ha segnato il termine ultimo e inderogabile per il completamento di tutti i traguardi e per la sottomissione della relativa documentazione. Secondo le regole del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) – il fondo finanziario che fornisce le risorse per realizzare il PNRR – , qualsiasi modifica, spostamento o integrazione arrivata dopo questa data non viene più presa in considerazione o valutata da Bruxelles. Per questo motivo, il Ministro considera i fondi come “soldi nazionali” e non più “risorse europee”, sostenendo che il governo e il Parlamento italiano ne possono disporre “come meglio pare” loro. Invece, gli Stati membri hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare le richieste di pagamento dell’ultima tranche, che la Commissione completerà entro il 31 dicembre 2026.
Palazzo Berlaymont, dunque, “prende atto della nuova misura adottata dal Consiglio dei ministri il 16 settembre” e precisa che “i servizi della Commissione valuteranno tale misura alla luce della relazione nazionale 2026 e delle raccomandazioni specifiche per Paese 2026, nel contesto del prossimo Semestre europeo 2027”, ha spiegato un portavoce della Commissione. Queste rappresentano gli orientamenti di politica economica, fiscale, occupazione e strutturale che il Consiglio dell’Unione europea rivolge a ciascuno Stato membro nell’ambito del Semestre europeo – quadro per il coordinamento delle politiche economiche, di bilancio, occupazionali e sociali all’interno dell’Unione europea. “Per quanto riguarda le risorse del RRF non utilizzate“, ha aggiunto “è importante ricordare che è uno strumento basato sui risultati, in base al quale i pagamenti agli Stati membri vengono effettuati in funzione dei risultati conseguiti“. Ciò significa che la Commissione eroga i fondi a ciascun Paese solo quando questi hanno raggiunto le tappe intermedie e gli obiettivi concordati per il completamento delle riforme e degli investimenti previsti nel proprio piano. Una volta che gli Stati membri hanno raggiunto le tappe intermedie e gli obiettivi concordati, i governi presentano richiesta di pagamento, fino a un massimo di due volte l’anno.

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