Bruxelles – L’Italia trema per la fase di “crescente difficoltà” che sta colpendo il settore dell’olio d’oliva e chiede per questo l’attivazione dei fondi della Riserva agricola dell’Unione europea per finanziare “misure eccezionali, volte a contrastare le gravi perturbazioni del mercato e per fornire un celere supporto agli operatori del settore”. La richiesta è contenuta in un documento con cui Roma chiede di portare il tema sul tavolo del Consiglio Agricoltura del 28 e 29 settembre.
Il documento fa riferimento alla “persistente pressione al ribasso sui prezzi alla produzione, l’aumento delle giacenze e i costi produttivi elevati” che stanno mettendo in ginocchio il comparto. Dopo i livelli eccezionalmente elevati raggiunti nel biennio 2023-2024, le quotazioni dell’olio extravergine italiano hanno iniziato a scendere negli ultimi mesi del 2025, con una flessione che si è intensificata nel corso del 2026. In alcune importanti aree produttive italiane, si legge nel testo, il calo supera il 50 per cento.
Dopo il boom dei prezzi, dunque, il mercato dell’olio extravergine italiano ha invertito la rotta: le quotazioni all’origine sono crollate mentre i costi di produzione restano elevati. A pesare è anche l’aumento delle scorte, che segnala una maggiore disponibilità di prodotto rispetto alla capacità del mercato di assorbirlo. Per gli olivicoltori il risultato è una forte compressione dei margini: vendere l’olio rende meno, mentre produrlo continua a costare caro.
A questo si aggiunge il contesto internazionale. L’aumento dei costi di energia, carburanti e fertilizzanti legato alla crisi in Medio Oriente sta incidendo ulteriormente sui costi di produzione. “Gli operatori segnalano quotazioni non sufficientemente remunerative e crescenti difficoltà di liquidità”, si legge nel documento italiano.
A fotografare la situazione sono soprattutto i dati sulle scorte. In Italia le giacenze rilevate a luglio 2026 erano pari a circa 233 mila tonnellate, contro le circa 162mila tonnellate dello stesso mese del 2025: un aumento di oltre il 40 per cento. A livello UE, le giacenze di fine campagna 2025/26 sono stimate in circa 420mila tonnellate, in aumento rispetto alle campagne precedenti. “Tale accumulo rappresenta un indicatore della difficoltà del mercato ad assorbire l’offerta e costituisce un ulteriore fattore di pressione sulle quotazioni”, spiega il testo.
Per Roma la situazione assume carattere di “urgenza” con l’avvio della nuova campagna olearia 2026/2027. La soluzione proposta è quindi l’attivazione della Riserva agricola dell’Unione europea, lo strumento finanziario della Politica agricola comune (Pac) destinato a intervenire in caso di crisi di mercato o eventi eccezionali, con una dotazione annuale di almeno 450 milioni di euro.
La riserva è stata utilizzata proprio la scorsa settimana per sostenere gli agricoltori italiani colpiti dai danni provocati dall’influenza aviaria e dalla peste suina africana. Per questi interventi la Commissione europea ha mobilitato 73 milioni di euro dalla Riserva agricola, destinati agli allevatori dei settori avicolo, delle uova e delle carni suine.










