Bruxelles – Il Parlamento europeo fa il primo passo verso il piano contro il cancro, ma sulle ricette per prevenirlo le differenze restano profonde. La commissione per la salute pubblica (SANT) ha approvato oggi (28 settembre) la relazione sull’attuazione dell’European Beating Cancer Plan (BECA), il piano europeo lanciato dalla Commissione nel 2021 per rafforzare prevenzione, diagnosi e cura del cancro. Il testo è passato con 27 voti a favore, 8 contrari e 5 astensioni e passerà ora al voto della plenaria dell’Eurocamera, atteso tra ottobre e novembre.
Dal voto in commissione SANT è emersa la volontà di destinare al prossimo bilancio pluriennale dell’UE almeno 10,05 miliardi di euro alla salute, di cui 2,5 miliardi alle azioni contro il cancro. Il passaggio in commissione arriva a meno di due settimane dal voto con cui il Parlamento ha approvato a larga maggioranza la propria strategia per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: 545 voti a favore, 47 contrari e 75 astensioni. Due dossier che condividono molti dei fattori di rischio – tabacco, alcol, alimentazione e stili di vita – ma che arrivano a formulazioni non sempre sovrapponibili. Ed è proprio su questo terreno che nelle ultime settimane si è acceso il confronto tra i gruppi politici.
Prevenzione al centro
Nel testo BECA la prevenzione resta il punto di partenza. Per il relatore ed eurodeputato di Renew, Vlad Vasile-Voiculescu, “dovrebbe essere il fulcro del piano” perché circa il 40 per cento dei tumori sarebbe prevenibile intervenendo sui principali fattori di rischio, dalla vaccinazione al tabacco, dall’alcol alla dieta e all’obesità. “L’Europa cura troppo e previene troppo poco”, spiega il deputato in un’intervista a Eunews, richiamando le parole del commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, che ha lanciato oggi la settimana europea dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari. “La prevenzione è la politica contro il cancro più efficace che abbiamo”, concorda Nicolas González Casares, relatore ombra del dossier ed eurodeputato dei socialisti, in un’intervista per Eunews.
Tra le priorità del relatore ci sono anche l’equità nell’accesso alle cure e il rispetto degli obiettivi europei già fissati. “Indipendentemente dal Paese dell’UE in cui nasce un bambino, tutti devono avere le stesse possibilità di sopravvivenza”, sostiene. La relazione chiede quindi di ridurre le disuguaglianze nell’accesso a screening, diagnosi e trattamento e di garantire che il 90 per cento dei pazienti abbia accesso ai National Comprehensive Cancer Centres entro il 2030.
Cibo: prezzi, etichette e alimenti ultraprocessati
La prevenzione passa anche dall’ambiente nel quale i cittadini compiono le proprie scelte alimentari. Per Casares, “le persone non mangiano male perché lo vogliono. Lo fanno a causa dei prezzi, della disponibilità e del marketing”. Da qui la richiesta di utilizzare regolazione, tassazione ed etichette chiare per modificare quell’ambiente.
Il rapporto chiede in particolare un’etichetta nutrizionale armonizzata e obbligatoria sulla parte frontale delle confezioni, basata su evidenze scientifiche. Voiculescu insiste inoltre sugli alimenti ultraprocessati, per i quali, dice, “abbiamo bisogno di una vera valutazione europea”, guardando agli effetti sulla salute di bambini e adulti.
Per il relatore, salute pubblica e sostenibilità economica “non sono opposti, ma piuttosto condizioni necessarie l’una per l’altra”. Casares insiste invece sul ruolo dell’informazione: “Avere informazioni basate sulle evidenze scientifiche non limita la libertà di scelta. La protegge”.
Alcol: informare senza vietare
Sull’alcol, il testo chiede informazioni sanitarie chiaramente visibili sulle bevande, una revisione della strategia europea e misure per ridurre l’esposizione al marketing, oltre a un obiettivo di consumo zero per i minori. In un’intervista a Eunews, l’eurodeputata dei Verdi, Tilly Metz, coinvolta nel lavoro sul dossier, parte dall’evidenza scientifica: “Ogni bicchiere di vino contiene etanolo e l’etanolo fa male alla salute”.
Per la deputata, l’alcol resta un’eccezione rispetto ad altri prodotti di consumo perché non offre ai cittadini informazioni sufficientemente chiare sui rischi. “Come è possibile che le bevande alcoliche siano ancora l’unica eccezione tra i prodotti che consumiamo e per i quali non abbiamo le informazioni necessarie?”, si chiede. Da qui la richiesta: “Dobbiamo semplicemente introdurre questa etichetta”.
Metz precisa però di non sostenere un divieto generalizzato dell’alcol. “Non sono favorevole al divieto dell’alcol. Non è questa la soluzione”, afferma. L’obiettivo, spiega, è permettere ai consumatori di fare scelte informate sulla base delle evidenze scientifiche.
Casares porta invece la questione sul piano del diritto all’informazione: “Non esiste un livello sicuro di consumo di alcol”, sostiene, aggiungendo che i cittadini hanno il diritto di conoscere ciò che la scienza dice sui rischi.
Tabacco e nicotina: la linea rossa sono gli aromi
È però sulla nicotina che il confronto diventa più duro, soprattutto sui prodotti aromatizzati e sulla capacità di intercettare i più giovani. La relazione chiede di aggiornare “urgentemente” la legislazione europea sul tabacco per includere sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e bustine di nicotina, con restrizioni sugli aromi, confezioni neutre, obblighi di comunicazione degli ingredienti e il divieto di vendita online di prodotti alla nicotina ai minori. Gli eurodeputati chiedono inoltre maggiori accise minime su tabacco e nicotina.
Voiculescu difende una regolazione estesa ai nuovi prodotti: “L’UE dovrebbe regolamentarli per quello che sono: prodotti alla nicotina progettati per creare e mantenere una dipendenza”. La differenziazione del rischio, aggiunge, “è un concetto legittimo nelle politiche per aiutare a smettere di fumare; non è una licenza per creare una nuova generazione di dipendenti dalla nicotina”.
Metz chiede una maggiore armonizzazione delle norme europee su tassazione, marketing, limiti di età, prezzi e aromi consentiti. E sulle bustine di nicotina ad alta concentrazione arriva a dire: “Penso che siano chiaramente molto pericolose” e che preferirebbe “un divieto europeo su questo”.
Casares è ancora più netto sugli aromi: “Gli aromi esistono per attirare i bambini. Solo un divieto a livello europeo può fermarli”. Secondo l’eurodeputato, le regole frammentate tra gli Stati membri non bastano a contrastare il marketing rivolto ai giovani.
Due approcci alla prevenzione?
È qui che il confronto con il dossier cardiovascolare diventa più evidente. Per Voiculescu, tuttavia, i due rapporti non sono contraddittori ma “complementari”: “Siamo partiti dalla stessa convinzione: l’Europa cura troppo e previene troppo poco”. La differenza riguarda il modo di valutare il rischio: “Nel rischio cardiovascolare contano la dose e il gradiente. Per gli agenti cancerogeni, la scienza è meno indulgente: nessun prodotto alla nicotina ha dimostrato di essere sicuro nell’arco di una vita”.
Metz parla invece di una diversa intensità dell’impatto: “L’impatto di questi fattori di rischio sul cancro è più diretto”, pur sottolineando che entrambi i rapporti riconoscono gli stessi principali fattori di rischio.
Per Voiculescu, prevenzione, regolazione e informazione devono procedere insieme. “Dobbiamo regolamentare il prodotto e l’ambiente per ridurre l’esposizione dannosa e limitarne la disponibilità. Dobbiamo rendere le alternative più sane più facilmente disponibili, accessibili e attraenti. E dobbiamo assicurarci che il consumatore sia informato ed educato”.
La relazione guarda infine anche alla qualità della vita dei pazienti e dei sopravvissuti, chiedendo più riabilitazione, sostegno psicosociale, integrazione nel mercato del lavoro e piena applicazione del “diritto all’oblio”. Per Voiculescu, però, il punto decisivo resta la continuità del piano: “Un piano che finisce quando finiscono i suoi finanziamenti non è un piano, è marketing”.
Ora la parola passa alla plenaria dell’Eurocamera, dove il testo potrebbe riaprire il confronto tra i gruppi, soprattutto su tabacco, nicotina, alcol e alimentazione. Il voto in SANT ha mostrato che le differenze sulla prevenzione non sono soltanto tra maggioranza e opposizione, ma attraversano gli stessi gruppi politici. Nel PPE, in particolare, il dibattito sul rapporto aveva già fatto emergere posizioni differenti. Sarà quindi la plenaria a dire se l’equilibrio raggiunto in commissione riuscirà a reggere anche davanti all’intero Parlamento.











