Bruxelles – La crisi migratoria di Ceuta continua a echeggiare nelle sale di Palazzo Berlaymont. La situazione nell’exclave spagnola “è stata un test per l’Unione europea”, ha sottolineato il commissario alla Migrazione, Magnus Brunner, in conferenza stampa oggi (29 settembre), e “l’UE penso abbia superato il test”. Era stato sempre lui a ricordare che “nessuno è entrato nell’area Schengen, anche grazie alla cooperazione con il Marocco”. Ma ora Bruxelles vuole compiere “il passo successivo”.
La Commissione europea ha presentato oggi un piano in cinque punti per “prevenire, anticipare e rispondere ad arrivi illegali improvvisi e di massa”, un piano che intende rafforzare la capacità dell’UE di reagire alle emergenze alle frontiere esterne. L’intenzione era stata anticipata dalla presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, in plenaria al Parlamento europeo in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione.
Il primo richiamo di Brunner è agli Stati membri, chiamati alla “completa implementazione” del Patto su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno. Da qui, l’esecutivo europeo individua cinque direttrici: cooperazione con i Paesi partner, protezione delle frontiere esterne, sistemi di monitoraggio e allerta, lotta alle reti di trafficanti e rimpatri.
Per iniziare, il commissario sostiene che bisogna partire da una maggiore cooperazione con i Paesi partner per prevenire la migrazione irregolare. L’obiettivo è “intervenire prima che le crisi arrivino alle frontiere europee”, si legge dal comunicato stampa, rafforzando monitoraggio, scambio di informazioni e sistemi di allerta precoce. Tra le iniziative previste ci sono una nuova iniziativa per competenze e occupazione destinata ai giovani del Mediterraneo e nuovi strumenti per favorire percorsi di mobilità legale. In questa direzione, Brunner ha annunciato il lancio della Eastern Corridor Initiative con l’IOM, pensata per una risposta coordinata lungo le rotte migratorie. L’iniziativa riguarda in particolare la rotta che dal Corno d’Africa, attraverso lo Yemen, arriva fino alla penisola arabica.
Il secondo fronte riguarda le frontiere esterne, con un rafforzamento del ruolo di Frontex. La Commissione lavorerà a un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze e proporrà di rafforzare il mandato dell’agenzia, anche attraverso un corpo permanente più attrezzato per intervenire rapidamente, un ruolo maggiore nei rimpatri e una maggiore capacità di monitoraggio delle aree di frontiera e pre-frontiera. Il commissario ha assicurato che “gli Stati membri vogliono un Frontex più forte, più flessibile, che possa rispondere a un certo tipo di crisi velocemente”.
Il terzo punto guarda invece alla capacità di intercettare le crisi prima che esplodano. La Commissione propone di rafforzare il mandato di Frontex per consentire anche il monitoraggio dei social media nel contesto della gestione delle frontiere, mentre gli Stati membri dovranno fornire tempestivamente informazioni a Eurosur. Bruxelles vuole inoltre utilizzare gli strumenti del Digital Services Act per coordinare più rapidamente piattaforme, motori di ricerca e autorità nazionali in caso di crisi, anche contro la disinformazione che può alimentare gli arrivi. È uno degli insegnamenti emersi proprio da Ceuta, dove false informazioni diffuse online hanno contribuito a mobilitare migliaia di persone.
Il quarto asse è la lotta ai trafficanti di migranti. L’esecutivo europeo chiede al Consiglio di accelerare l’adozione del nuovo regime di sanzioni contro i contrabbandieri, mentre sollecita il Parlamento a definire rapidamente la propria posizione sulla revisione della direttiva contro il favoreggiamento dell’ingresso irregolare. Previsto anche un rafforzamento della cooperazione con piattaforme online, istituzioni finanziarie e servizi di pagamento per individuare attività di traffico e flussi finanziari illeciti.
Infine, Bruxelles punta a rendere più efficaci i rimpatri, rafforzando la cooperazione con i Paesi terzi sulla riammissione e il ruolo di Frontex. Gli Stati membri dovranno inoltre attuare il nuovo regolamento sui rimpatri e la procedura di frontiera, anche attraverso una maggiore digitalizzazione delle procedure.
Il piano sarà presentato ai ministri degli Interni dei Ventisette al Consiglio Giustizia e Affari interni dell’1 e 2 ottobre. L’obiettivo, dopo il “test” di Ceuta, è costruire una risposta europea più rapida quando una nuova crisi dovesse presentarsi alle frontiere dell’UE.



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