Bruxelles – Istituzioni, mondo militare, imprese, ricerca e giornalismo allo stesso tavolo per discutere di sicurezza e difesa. È successo al Parlamento europeo con i “Bruxelles Dialogues”, tappa europea del percorso “Cultura della Difesa e Sicurezza”, ospitata dall’eurodeputata Elena Donazzan, vicepresidente della commissione ITRE e membro della commissione Sicurezza e Difesa. Lo riferisce una nota degli organizzatori.
L’iniziativa è promossa da DYNAMES, FORM&ATP e dalla Scuola di Giornalismo della LUISS, con il patrocinio della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI), e organizzata da Vincenzo D’Anna e Giovanna Cozzolino. La tavola rotonda, moderata da Giuseppe Dello Stritto dell’Agenzia europea per la difesa, ha riunito rappresentanti di istituzioni europee, NATO e nazionali, Difesa, industria, accademia e nuove generazioni, con l’idea di far dialogare competenze che di solito operano in ambiti separati.
Donazzan ha aperto i lavori ponendo una domanda che viene prima di quella sui fondi: quale capacità costruire e con quale strategia. “La disponibilità di maggiori risorse è importante. Ma le risorse devono diventare capacità reale e questo significa capacità produttiva, competenze e capitale umano da educare e formare”, ha detto. Il confronto ha preso come riferimento l’Atto di indirizzo del ministro della Difesa Guido Crosetto per il 2026, che lega capacità operativa, base industriale, capitale umano, comunicazione e integrazione del Sistema Paese.
Quattro gli interventi iniziali. L’ammiraglio di divisione Massimiliano Lauretti, addetto per la Difesa presso la Rappresentanza permanente d’Italia all’UE, ha illustrato il quadro italiano nel contesto europeo, soffermandosi su prontezza, capacità e integrazione. Il generale Stefano Cont, direttore per capacità, armamenti e pianificazione dell’Agenzia europea per la difesa, ha portato la prospettiva europea su sviluppo delle capacità, requisiti comuni e cooperazione tra gli Stati membri. Anna Polico, responsabile dell’ufficio di Bruxelles di ELT Group, ha parlato di industria: innovazione, resilienza delle filiere, dipendenze strategiche, disponibilità di competenze e rapporto tra grandi gruppi, PMI e ricerca. Federica Urzo, del Luiss Data Lab, ha affrontato il nodo dell’informazione, ovvero la difficoltà di tradurre l’accelerazione delle politiche di sicurezza in comprensione pubblica e fiducia.
Il filo conduttore è stato il tentativo di ricondurre la complessità di programmi e requisiti a una finalità concreta: la sicurezza dei cittadini e la resilienza europea. Cozzolino ha parlato di un rapporto tra “profondità industriale” e “profondità culturale”: tecnologie e strumenti non bastano, contano anche formazione, pensiero critico e qualità dell’informazione. La sicurezza, è stato ribadito, è un bene comune che dipende dalle relazioni tra istituzioni, territori, università, scuole e comunità.
La discussione si è sviluppata su tre direttrici: prontezza operativa, fiducia ed ecosistema. È emersa anche l’esigenza di riflettere in modo più strutturato sulla dimensione sociale della sicurezza, a partire dal rischio che la polarizzazione impoverisca il dibattito pubblico.
Il percorso proseguirà con “Riflessioni da Bruxelles”, una restituzione dei temi e degli interrogativi emersi, e a gennaio 2027 con un rapporto con contributi firmati, destinato anche alla formazione e all’aggiornamento professionale.













