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    Home » Economia » Il Recovery ha fallito nella riforma della PA, la Corte dei Conti UE: “Sprecata un’opportunità”

    Il Recovery ha fallito nella riforma della PA, la Corte dei Conti UE: “Sprecata un’opportunità”

    Nell'ultimo audit, i revisori hanno evidenziato che i Paesi UE si sono concentrati principalmente sulla digitalizzazione piuttosto che sulle riforme strutturali

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    21 Ottobre 2026
    in Economia
    Corte dei Conti. Crediti: Corte dei Conti

    Corte dei Conti. Crediti: Corte dei Conti

    Bruxelles – C’è poco da discutere: i quasi 50 miliardi di euro stanziati grazie ai PNRR per il COVID-19, non hanno riformato le criticità della pubblica amministrazione dei Ventisette Stati membri. Secondo una relazione pubblicata ieri (20 ottobre) dalla Corte dei conti europea (CCE) i fondi erogati attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) – lo strumento finanziario principale del piano europeo NextGenerationEU, istituito per superare la crisi economica dovuta alla pandemia, mettendo a disposizione dei Paesi UE centinaia di miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti fino alla fine del 2026 – “hanno contribuito in misura minima a risolvere le carenze di lunga data delle amministrazioni pubbliche negli Stati membri”. Il motivo? I Paesi si sono concentrati “principalmente sulla digitalizzazione piuttosto che sulle riforme strutturali” e per questo sono state affrontate solo in parte “le sfide relative alla capacità amministrativa, al coordinamento e alla governance”. Soltanto “poco più di un terzo dei Paesi UE ha ottenuto risultati significativi e, in alcuni casi, la loro sostenibilità oltre il 2026 potrebbe essere a rischio“, hanno avvertito i revisori. “Il RRF avrebbe potuto essere utilizzato in modo più strategico”, ha sottolineato il membro della Corte dei conti europea a capo dell’audit, Ivana Maletić.

    I 49,1 miliardi di euro provenienti dall’RFF destinati alla pubblica amministrazione equivalgono all’8,5 per cento del finanziamento totale del RRF. Una percentuale che ammonta a 577 miliardi di euro. Tali fondi erano destinati a settori come “la trasformazione digitale, l’e-government, gli appalti pubblici e la concorrenza”. Per ricevere tale liquidità, gli Stati membri “hanno dovuto definire riforme e investimenti in linea con le raccomandazioni formulate nell’ambito del Semestre europeo, il quadro di riferimento dell’UE per il coordinamento delle politiche economiche”.

    Nel dettaglio, i revisori hanno esaminato come gli Stati membri hanno dato seguito alle raccomandazioni specifiche – e ad hoc per ogni singolo Paese – in materia di pubblica amministrazione del 2019 e del 2020 nei rispettivi piani nazionali, i PNRR. Dalle valutazioni è emerso che nessuno Stato membro ha attuato integralmente le raccomazioni, mentre solo “poco più di un terzo delle raccomandazioni era stato attuato in larga misura, più della metà solo in misura marginale e alcune per nulla”. La verifica ha evidenziato che “i governi erano più propensi ad affrontare alcune sfide relative rispetto ad altre”, quindi ad esempio “tendevano a privilegiare misure che potessero essere attuate rapidamente, come gli investimenti nella digitalizzazione”. A tal riguardo Maletić ha osservato: “L’opportunità di affrontare sfide strutturali di lunga data è stata in gran parte sprecata“.

    Più precisamente, solo il 36 per cento delle misure avrebbero conseguito risultati significativi. Per i restanti due terzi, la Corte ha rilevato solo “risultati limitati, o nessun elemento”. A ciò si deve aggiungere che solo il 43 per cento “disponeva di indicatori di risultato adeguati”. A tal proposito i revisori hanno evidenziato che “è probabile che tali problemi persistano negli anni a venire in quanto il monitoraggio della performance proposto per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE affronta solo in parte le debolezze nella valutazione dei risultati identificate in diversi audit della Corte“.

    La risposta della Commissione europea

    La Commissione europea ha giustificato la sua posizione rilevando ch,e “sebbene alcune sfide nazionali di lunga data rimangano irrisolte, ai sensi del regolamento RRF, gli Stati membri erano tenuti ad affrontare tutte o una parte significativa delle loro raccomandazioni specifiche, non ogni questione in ogni settore politico”. In più, per quanto riguarda la constatazione secondo cui non tutte le raccomandazioni relative alla pubblica amministrazione avrebbero riportato risultati significativi, Palazzo Berlaymont ha sottolineato che “ciò riflette una mancanza di dati disponibili in questa fase, non la prova che non vi siano risultati“. E dato che “molte riforme della pubblica amministrazione sono di natura strutturale”, servirà “tempo perché producano effetti misurabili”. Infine, secondo l’esecutivo comunitario “l’attuazione si è svolta in un contesto eccezionalmente difficile, caratterizzato dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, dalla crisi energetica, dall’elevata inflazione e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento“.

    Secondo la banca dati della Commissione europea, gli Stati membri dell’UE hanno assegnato un totale di 400 misure al Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), il principale strumento finanziario dello NextGenerationEU. Tra queste, 48 sono state destinate alla realizzazione delle raccomandazioni specifiche per Paese in materia di pubblica amministrazione. L’audit si è concentrato sulle raccomandazioni del 2019 e del 2020 e ha riguardato le riforme della pubblica amministrazione e gli investimenti in 15 Stati membri, tra cui anche l’Italia, valutandone quattro in modo più approfondito: Repubblica Ceca, Germania, Grecia e Spagna.

    Tags: appalti pubblicicommissione europeacorte dei contigermaniagrecianext generation europepalazzo berlaymontRepubblica cecaspagna

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