Bruxelles – “I giovani hanno un disperato bisogno di sentirsi dire dalla classe politica che le loro istanze sono ascoltate e loro inquietudini condivise”. Sono le parole con cui oggi (21 ottobre) il presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), Séamus Boland, ha difeso i giovani che negli ultimi giorni sono scesi nelle piazze di Italia, Spagna e Francia per denunciare il caro-vita, i costi dell’energia e la pressione fiscale durante un briefing con la stampa. Boland ha spiegato che “sondaggio dopo sondaggio, emerge che il costo della vita rappresenta la principale preoccupazione dei cittadini” e, per questo motivo, domani ospiterà “la nostra prima conferenza annuale di alto livello sulla lotta alla povertà, che vedrà la partecipazione dei vertici dell’UE, dei responsabili politici e delle organizzazioni della società civile”. Il titolo del dibattito di alto livello – che si terrà a margine della 609esima plenaria del Comitato – è “Sradicare la povertà entro il 2050 adempiere alla nostra responsabilità collettiva“.
Per contrastare la povertà, secondo il presidente, “serve una risposta europea integrata per affrontare la sua natura multidimensionale che spazi dall’abitare, a istruzione e salute, fino all’accesso ai servizi”. Qui “è indispensabile la partecipazione della società civile: le politiche devono essere concepite tenendo a mente le persone su cui avranno un impatto. Ciò è possibile solo coinvolgendo le parti sociali e la società civile stessa”, ha osservato. Durante l’incontro di domani, verrà firmato inoltre un memorandum d’intesa tra la Commissione europea e il CESE relativo alla strategia dell’UE contro la povertà che per Boland “consentirà di elaborare politiche migliori, più concrete e ampiamente condivise”. Una firma che arriva dopo che nell’ultimo anno il presidente “ha discusso di questo tema con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio António Costa, la presidente del Parlamento Roberta Metsola, 19 commissari e numerosi eurodeputati di alto profilo”.
Sul caro-vita nell’Unione europea, Boland ribadisce che si debba “parlare di emergenza” perchè finché si parla “di soluzioni, magari a breve termine, le persone hanno l’impressione che nessuno stia lì ad ascoltarle”. Al contrario, quando “si riconosce l’emergenza, credo che il livello di agitazione possa diminuire, perché finalmente arriva un segnale positivo”, ha osservato. Per questo motivo, nei giorni scorsi il presidente ha incontrato uno studente francese e lo “ha ascoltato con molta attenzione” perchè “le voci dei ragazzi che esprimono il loro malcontento devono essere ascoltate e tradotte in azioni concrete”.
Dopo che negli ultimi giorni molti media e politici hanno parlato delle proteste solo come episodi di violenza, Boland ha ricordato che “anche nel 1968 – un’epoca che ho vissuto in prima persona – i ragazzi venivano denigrati esattamente allo stesso modo”. E “sappiamo bene come è andata a finire”, ha commentato aggiungendo che “non bisogna denigrare”. Da un lato “è ovvio che occorra opporsi fermamente a qualsiasi incitamento alla violenza”, in quanto “non è il modo migliore” per portare avanti le proprie istanze. Dall’altro, però, “non condanniamo i giovani perché esprimono liberamente le proprie opinioni e le proprie preoccupazioni per il futuro, perchè se sono preoccupati è perché le generazioni attualmente al potere non stanno trasmettendo il messaggio giusto, e perché noi continuiamo a non ascoltare“, ha precisato.
Sulle attuali negoziazioni in corso sul bilancio pluriennale dell’UE (QFP) per il 2028-2034, Boland ha osservato che “l’attuale – e corretta – attenzione dell’UE alla competitività e alla sicurezza non può andare a scapito dell’inclusione sociale”. Ciò significa che il QFP “non deve soltanto finanziare adeguatamente priorità come la coesione, la competitività e lo sviluppo rurale, ma deve anche coinvolgere le persone e le comunità nella sua attuazione”. In un momento “in cui i cittadini chiedono di essere ascoltati, dobbiamo rafforzare, non indebolire, questa voce”, ha concluso.








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