Bruxelles – Celebrare il valore della libertà di stampa, soprattutto quando svela verità scomode. Ieri (21 ottobre) sono stati annunciati i vincitori del premio giornalistico Daphne Caruana Galizia 2026 del Parlamento europeo. Ad aver portato a casa il riconoscimento sono il giornalista italiano, Giacomo Zandonini, e la giornalista olandese, Maite Vermeulen, autori dell’inchiesta “Ammanettati, rinchiusi, abbandonati: ecco la ‘soluzione innovativa’ dell’Europa per i migranti indesiderati“, un’indagine sull’accordo in materia di migrazione tra l’Italia e l’Albania. L’articolo è stato pubblicato a gennaio 2026 dalla piattaforma olandese De Correspondent .
L’inchiesta indaga l’accordo che ha permesso all’Italia di costruire un centro di detenzione e un centro di smistamento per richiedenti asilo in territorio albanese. I giornalisti hanno ripercorso le origini dell’intesa ed esaminato il motivo per cui diversi Paesi dell’UE lo considerano un “modello innovativo” per il futuro della politica migratoria europea. Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con il responsabile del coordinamento fotografico, Bebe Blanco Agterberg, il fotografo, Francesco Bellina, e l’esperta di progettazione dell’informazione, Sharon Coone.
Il premio è stato consegnato durante una cerimonia a margine della sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo di questa settimana. A conferirlo, un rappresentante di una giuria indipendente, composta da giornalisti provenienti da tutti i Paesi dell’Unione europea, la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, e la vicepresidente del Parlamento europeo e responsabile del premio, Pina Picierno.
“A nove anni dal brutale assassinio di Daphne Caruana Galizia, avvenuto perché aveva denunciato casi di corruzione, la nostra determinazione a ottenere giustizia resta forte come non mai”, ha affermato Metsola sottolineando che “il suo coraggio continua a essere fonte di ispirazione”. La Presidente ha inoltre ribadito che il premio “rende omaggio a tale coraggio e all’impegno profuso per la verità” e che l’Eurocamera “continuerà a sostenere i giornalisti, a difendere la libertà di stampa e a battersi per la giustizia”.
Tra il 4 maggio e il 31 luglio 2026 centinaia di giornalisti provenienti dai 27 Paesi dell’UE hanno presentato le loro storie, per un totale di 344 candidature. Il riconoscimento prende il nome dalla giornalista e attivista anticorruzione maltese che ha denunciato i legami del governo di La Valletta con i Panama Papers e che, per il suo lavoro di inchiesta, è stata uccisa il 16 ottobre 2017 dall’esplosione di una bomba che era stata nascosta nella sua auto. Creato nel 2020, il premio è aperto a giornalisti professionisti o équipe di giornalisti di qualsiasi nazionalità, purché le loro inchieste siano state pubblicate o trasmesse da un media che ha sede in uno degli Stati membri. A scegliere il vincitore – a cui spettano 20mila euro – è una giuria indipendente, composta da rappresentanti della stampa e della società civile dei 27 e da rappresentanti delle principali associazioni dei giornalisti europee. Prima di decretare il vincitore, la giuria ha selezionato 10 delle 344 candidature. L’anno scorso il premio è stato portato a casa dal collettivo di giornalismo investigativo Follow the Money per l’inchiesta “The Shadow Fleet Secrets”, sulla flotta ombra russa e l’evasione delle sanzioni sul petrolio.











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