Bruxelles – Dubbi della Commissione europea sul tetto agli alunni stranieri nelle classi italiane: chiamata in causa sull’argomento attraverso un’interrogazione parlamentare a sigla PD, Palazzo Berlaymont fa una implicita lezione di recupero a Roma sul rispetto dei Trattati UE e del principio di non discriminazione. Al centro della questione c’è la soglia del 30 per cento di studenti con cittadinanza non italiana e nati all’estero, introdotta dal governo di Giorgia Meloni. A sollevare dubbi sulla compatibilità della misura con il diritto europeo è la vicepresidente esecutiva della Commissione UE con delega alle Politiche sociali, alle competenze e all’istruzione, Roxana Mînzatu, in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata dal Partito democratico al Parlamento europeo che chiedeva a Palazzo Berlaymont se “una differenza di trattamento fondata espressamente sulla cittadinanza” possa “essere ammessa dal diritto dell’Unione, e, in caso affermativo, a quali condizioni”.
Nella sua risposta, Mînzatu ricorda che i Trattati europei vietano ogni forma di “discriminazione in base alla nazionalità”, sia “diretta”, cioè dove “una norma distingue espressamente in base alla nazionalità”, sia “indiretta”, cioè dove “altri criteri di differenziazione portano di fatto allo stesso risultato”. Una discriminazione di questo tipo è ammessa dal diritto UE soltanto in presenza di specifiche deroghe previste dai Trattati, per esempio per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica. Anche in questi casi, precisa la vicepresidente, le deroghe devono essere interpretate “restrittivamente”.
Il richiamo della Commissione apre così un interrogativo sulla compatibilità del provvedimento italiano con i principi europei di non discriminazione. La risposta, tuttavia, non equivale di per sé a una decisione formale di illegittimità del decreto né ad azioni adottate da Bruxelles nei confronti del governo italiano in merito al decreto legge sulla Scuola. Per stabilire se la misura violi il diritto UE sarebbe necessario valutarne concretamente le disposizioni e gli effetti. Ma, assicura Mînzatu, “la Commissione sta seguendo attentamente la questione, prestando particolare attenzione alle disposizioni” su cui è stata formulata l’interrogazione.
A sottolineare la presa di posizione dell’esecutivo europeo è Nicola Zingaretti, capodelegazione del PD al Parlamento europeo, che aveva promosso l’interrogazione. “La risposta della Commissione europea alla nostra interrogazione è chiara. Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai Trattati europei“, afferma.
Per Zingaretti, la strada da seguire non passa dall’introduzione di quote, ma dal rafforzamento del sistema scolastico. “La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti: insegnanti di italiano come seconda lingua, mediatori culturali, classi meno affollate, più tempo pieno, lotta all’abbandono scolastico”, sottolinea, chiedendo al governo di “ritirare il decreto prima che sia l’Europa a imporglielo”.













