Bruxelles – “Non ci possiamo permettere che le imprese che si macchiano di caporalato, sfruttamento e lavoro nero possano percepire dei contributi della PAC”, la Politica agricola comune. L’ha dichiarato oggi (3 novembre) il capo Area Lavoro Coldiretti, Romano Magrini, in un presidio in piazza Jean Rey, nel pieno quartiere UE a Bruxelles. Oggi la Federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo (EFFAT) ha organizzato una protesta per “chiedere un settore agricolo più equo e difendere la condizionalità sociale”. Coldiretti era lì “per mostrare il suo sostegno a EFFAT e sostenere la condizionalità sociale contro la sua esclusione dalla prossima programmazione della PAC“, ha spiegato Magrini.
Introdotta con la riforma della PAC del 2021, la condizionalità sociale è un principio che vincola i fondi pubblici erogati ai datori di lavoro al rispetto dei diritti dei lavoratori. Secondo quanto riportato da un comunicato stampa di EFFAT, “sebbene sia stata applicata nella maggior parte degli Stati membri solo a partire dal 2025, oggi è seriamente minacciata nell’ambito dei negoziati per la PAC per il post 2027”.
Il responsabile ha sottolineato che la clausola “va a tutela dei lavoratori agricoli e delle imprese agricole oneste“, ricordando che Coldiretti è infatti “l’unica organizzazione agricola italiana a sostenerla”. Il Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’UE (COPA), guidato dal presidente Massimiliano Giansanti, si è schierato contro la sua inclusione nella futura PAC, portando a un’esclusione del meccanismo dalla posizione negoziale parziale approvata dal Consiglio dell’Unione europea a ottobre 2026.
Analogamente a Magrini, il vicedelegato di Coldiretti Giovani Impresa del Piemonte, Alessandro Caruso, ha affermato che l’eliminazione non rappresenta “di certo una semplificazione per quello che comporta l’avvicinamento al mondo del lavoro”, ma “parole e giustificazioni non fondate”. Il “denaro pubblico non può essere usato per contribuire alla perdita di diritti dei lavoratori“, ha aggiunto.
L’eurodeputata dei Verdi, Cristina Guarda, ha espresso il suo “pieno sostegno a lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali che chiedono una cosa semplice: chi riceve soldi pubblici europei deve rispettare i diritti di chi lavora nei campi”. Ha inoltre osservato che “non può esserci un’agricoltura sostenuta dall’Europa che tollera lo sfruttamento”, dopo che “il Consiglio Agrifish ha scelto di escludere questo principio dalla propria posizione sulla PAC post-2027″.
Guarda ha chiarito che la condizionalità sociale ha rappresentato “una conquista importante”, in quanto “per la prima volta ha legato concretamente l’accesso ai contributi della PAC al rispetto delle norme sul lavoro, sulla salute e sulla sicurezza“. Al contrario, oggi si rischia di “cancellarla proprio mentre il settore agricolo continua a fare i conti con lavoro irregolare, caporalato, intermediazione illecita e condizioni di lavoro inaccettabili”, ha concluso.












