Bruxelles – L’accordo raggiunto ieri sera (26 ottobre) dal Consiglio Agricoltura sulla Politica agricola comune (PAC) divide la delegazione italiana al Parlamento europeo. Se Fratelli d’Italia rivendica il risultato come una vittoria per il governo e gli agricoltori, dai Verdi arriva una critica al compromesso, accusato di indebolire l’ambizione ambientale europea e di spingere verso una maggiore rinazionalizzazione dei fondi.
Dalla delegazione di Fratelli d’Italia arrivano giudizi positivi. “È una vittoria politica italiana“, sottolinea il capodelegazione al Parlamento europeo e coordinatore del gruppo ECR in commissione Agricoltura, Carlo Fidanza, secondo cui la proposta iniziale della Commissione avrebbe ridimensionato drasticamente risorse e autonomia della PAC. Il merito, sostiene l’eurodeputato, è del ministro Francesco Lollobrigida, che avrebbe difeso gli interessi degli agricoltori e la sovranità alimentare europea.
“Più risorse, maggiore autonomia, flessibilità nei sostegni al reddito, salvaguardia degli aiuti accoppiati e strumenti rafforzati contro le calamità naturali sono risultati concreti”, afferma Fidanza. L’eurodeputato chiede ora interventi per compensare l’aumento dei costi di produzione, a partire dal gasolio agricolo, anche attraverso l’utilizzo delle risorse FEASR ancora disponibili e la modifica dei Piani strategici nazionali della PAC. “La PAC non è un bancomat da svuotare per finanziare altre priorità europee, ma un pilastro della nostra sovranità alimentare”, conclude.
La posizione di Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi/ALE, è praticamente opposta. Guarda definisce l’accordo “una proposta debole e piegabile a ogni interesse nazionale”. Secondo l’eurodeputata, il Consiglio “fa servizio minimo e spinge la PAC verso una sempre maggiore rinazionalizzazione“, mentre il compromesso ridurrebbe le garanzie comuni sul piano sociale e ambientale.
La critica riguarda innanzitutto la cancellazione della condizionalità sociale, che, secondo l’eurodeputata, consentirebbe di ricevere fondi PAC senza rispettare le norme minime europee sulle condizioni di lavoro, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori agricoli. Sul fronte ambientale, Guarda denuncia la scomparsa dell’obbligo di finanziare il biologico e del limite di densità del bestiame per gli aiuti accoppiati, oltre alla natura facoltativa del sostegno alla transizione ecologica.
L’eurodeputata contesta anche l’assenza di una quota minima vincolante per il ricambio generazionale. “In Parlamento ci opporremo con tutte le nostre forze e spingeremo per una vera politica comune, con almeno il 35 per cento di spesa per la transizione ecologica e certezza per il biologico”, afferma, indicando i diritti dei lavoratori come una “chiara linea rossa”.

![[foto: Saverio de Giglio/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2784881-350x250.jpg)







