Bruxelles – Obiettivi più bassi di riduzione delle emissioni di CO2 per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri nuovi. Incentivi per i produttori, con l’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’UE e ‘super-crediti’ per determinati veicoli elettrici. Questi i pilastri della proposta adottata oggi (4 novembre) dalla commissione per l’ambiente (ENVI) del Parlamento europeo in merito alla revisione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove autovetture e i nuovi veicoli commerciali leggeri presentata lo scorso dicembre dalla Commissione europea a seguito del Dialogo strategico tenuto da Palazzo Berlaymont con il settore. Approvato con 48 voti favorevoli, 30 contrari e due astensioni, il testo è il frutto di un compromesso politico raggiunto nelle scorse settimane tra il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e i liberali di Renew Europe e ora dovrà passare alla plenaria di dicembre che sarà chiamata ad avallarlo dando il mandato del Parlamento per i negoziati interistituzionali con il Consiglio UE. Il relatore, l’eurodeputato di Forza Italia (Partito popolare europeo, PPE), Massimiliano Salini, ha evidenziato che l’accordo “segna una svolta per l’industria automobilistica europea” perché “sarà ancora possibile immatricolare auto con motore a combustione interna senza obblighi di compensazione, tutelando così la libertà tecnologica e ripristinando prospettive per l’intera filiera”.
Gli elementi dell’accordo
Gli eurodeputati propongono di ridurre l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO2 dell’intero parco veicoli al 2035, portandolo dal 100 per cento all’87,5 per cento, anziché il -90 per cento come proposto a dicembre da Palazzo Berlaymont. “I produttori potrebbero compensare le emissioni residue – limitate al 7,5 per cento (rispetto all’obiettivo di riferimento dell’UE per l’intero parco veicoli del 2021) – per raggiungere una soglia complessiva del 95 per cento, avvalendosi di crediti legati all’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’UE”, spiega in una nota l’Eurocamera. Per i veicoli commerciali leggeri, gli eurodeputati propongono un obiettivo di riduzione del 35 per cento entro il 2030, a fronte del 40 per cento previsto nel testo della Commissione e del 50 per cento stabilito dal regolamento vigente. “L’obiettivo per il 2035 scenderebbe dal 100 per cento all’80 per cento” e “anche in questo caso, sarebbe possibile utilizzare crediti per l’acciaio a basse emissioni di carbonio, entro un limite massimo del 7,5 per cento”, continua il Parlamento. “L’acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto in Europa potrebbe essere utilizzato fin da subito, premiando la produzione europea e rafforzando l’autonomia strategica dell’Unione”, ha specificato Salini.
Gli eurodeputati chiedono inoltre di ampliare la definizione di veicoli a zero emissioni includendo non soltanto quelli a emissioni zero allo scarico, ma anche i “veicoli alimentati esclusivamente con carburanti ammissibili” (VEEF, dall’inglese vehicles running exclusively on eligible fuels), cioè quelli alimentati a combustibili rinnovabili e a basse emissioni che rispettino i criteri previsti dalla direttiva europea sulle energie rinnovabili. Il testo introduce anche un sistema di “supercrediti” per incentivare la produzione europea di veicoli elettrici. “La decarbonizzazione non significa imporre una sola tecnologia: riconosciamo infatti come veicoli a zero emissioni anche quelli alimentati esclusivamente da combustibili rinnovabili conformi alla direttiva sulle energie rinnovabili, al pari di quelli elettrici”, ha commentato Salini.
Infine, le auto elettriche compatte prodotte nell’UE e con lunghezza massima di 4,2 metri (veicoli elettrici di piccole dimensioni), varrebbero come 1,4 veicoli nel calcolo delle emissioni medie delle flotte, mentre i modelli elettrici ad alta efficienza energetica (prodotti nell’UE e conformi a rigorose soglie di consumo di energia elettrica) conterebbero come 1,2 veicoli. Nel caso in cui i veicoli siano immatricolati nell’ambito di un programma di ‘leasing sociale’, i moltiplicatori verrebbero incrementati di 0,1, portandoli rispettivamente a 1,5 e 1,3. I furgoni puramente elettrici prodotti nell’UE verrebbero conteggiati come 1,2 veicoli dall’entrata in vigore della normativa fino alla fine del 2034, e come 1,4 veicoli a partire dal 2035.
Plaudono al voto Confindustria e la tedesca BDI che “accolgono con favore il compromesso raggiunto dalla commissione ENVI sugli standard di emissione di CO2 come un passo avanti positivo, ma chiedono maggiore ambizione e flessibilità per salvaguardare la competitività dell’industria automobilistica europea”. Entrambe le federazioni “esortano i responsabili politici dell’UE a rafforzare la neutralità tecnologica, con una riduzione incondizionata dell’obiettivo relativo al parco veicoli al 90 per cento, e a riconsiderare le restrizioni sui carburanti ammissibili per garantire condizioni di parità per i veicoli elettrici a batteria (VEEF) e assicurare la certezza degli investimenti”. Confindustria e BDI “chiedono un quadro normativo che sostenga la decarbonizzazione proteggendo al contempo la competitività industriale e l’occupazione, respingendo le quote obbligatorie per le flotte aziendali e sostenendo un approccio su misura per i produttori di piccoli volumi”.

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