Bruxelles – L’estate bollente 2026 è solo l’inizio: “Le ondate di caldo, la siccità e gli incendi di quest’estate sono stati un avvertimento”. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, torna sulla stagione appena conclusa con un post di sua mano pubblicato sul blog della BCE, dove esorta i governi ad affrontare il problema. Perché, sottolinea, l’impatto economico di questi eventi meteorologici estremi “è stato finora limitato, ma i costi del cambiamento climatico sono in aumento e gli shock futuri potrebbero essere più difficili da assorbire“.
Il peggiore errore da commettere è quello di soffermarsi sul momento: “Il quadro a breve termine sottovaluta i rischi mentre il clima continua a riscaldarsi”, avverte Lagarde, la quale ricorda a tutti che “l’esposizione dell’area dell’euro è ampia: quasi tre quarti delle imprese dell’area dell’euro dipendono fortemente da almeno un servizio fornito dalla natura, con i servizi legati all’acqua più esposti”. Dunque, ne consegue che “gli shock legati al clima possono lasciare cicatrici durature sulle regioni colpite, aumentando la volatilità economica e amplificando gli effetti di altri shock”.
Lagarde prova anche a evitare che si possa commettere un altro errore, quello di sottovalutare sfide naturali: “Il calore e la siccità non sono le uniche minacce”, ricorda. “Quasi il 12 per cento della produzione economica dell’area dell’euro è esposta a rischi legati a un’insufficiente protezione dalle inondazioni“.
Serve dunque un cambio di rotta: “Poiché il tempo estremo diventa una caratteristica regolare delle nostre estati, l’Europa deve prepararsi in modo pro-attivo ed essere meglio protetta contro le sue ricadute finanziarie“. Vuol dire provvedere innanzitutto ad assicurazioni, visto che a oggi “solo un quarto delle perdite catastrofiche in Europa sono state coperte da assicurazioni”, con il risultato che i danni climatici sono tutti sulle spalle di famiglie e imprese. Insomma, si bloccano sia offerta sia domanda, la produzione e i consumi, e per l’economia diventa un problema.
Ma vuol dire anche insistere sulla produzione di energie da fonti rinnovabili e costruzione delle reti. In tal senso, suggerisce Lagarde, “poiché la costruzione della rete richiederà tempo, nel mentre l’Europa dovrebbe rendere più facile per le imprese rifornirsi”.

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