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    Home » Cronaca » Migranti, Ue bacchetta Grecia: “Carenze gravi nel controllo delle frontiere esterne”

    Migranti, Ue bacchetta Grecia: “Carenze gravi nel controllo delle frontiere esterne”

    Sulla base di una visita a sorpresa nei centri di registrazione, la Commissione Ue conclude che Atene ha trascurato gli obblighi sulla gestione dei confini dell'area Schengen. Tre mesi per mettersi in linea o scatterà articolo 26 che consente agli Stati chiusura delle frontiere fino a due anni

    Lena Pavese di Lena Pavese
    27 Gennaio 2016
    in Cronaca
    Grecia Schengen

    Bruxelles – La Grecia “trascura gravemente i suoi obblighi” e ci sono evidenti “gravi carenze nei controlli alle frontiere esterne”. È questo il messaggio centrale di una relazione stilata da un’equipe di esperti, guidati dalla Commissione europea, dopo una visita senza preavviso compiuta a novembre presso i centri ellenici che dovrebbero accogliere e registrare le migliaia di migranti in arrivo ogni giorno. Sulla base di quanto osservato, Bruxelles bacchetta Atene su tutta la linea: “I migranti in posizione irregolare non sono identificati e registrati efficacemente, le impronte digitali non sono inserite sistematicamente nel sistema e i documenti di viaggio non sono controllati sistematicamente per accertarne l’autenticità o per motivi di sicurezza mediante verifiche nelle banche dati pertinenti”, sottolinea il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. Insomma, esistono “carenze gravi” che “devono essere colmate e affrontate dalle autorità greche”.

    I tempi per farlo, secondo quanto previsto dal meccanismo di valutazione Schengen, sono stretti. La Commissione può ora proporre raccomandazioni, che devono essere adottate dal Consiglio, sui provvedimenti correttivi che il Paese deve prendere per colmare le carenze riscontrate durante la valutazione. Le proposte della Commissione devono essere adottate da un comitato degli Stati membri, che delibera a maggioranza qualificata. Poi la Grecia avrà tre mesi di tempo per portare a termine i provvedimenti correttivi.

    Se anche trascorso questo periodo le carenze gravi rimarranno, la Commissione potrà attivare la procedura prevista dall’articolo 26 del codice frontiere Schengen, quello secondo cui il Consiglio può, su proposta della Commissione e per proteggere gli interessi comuni nello spazio Schengen, raccomandare ad uno o più Stati membri di ripristinare i controlli di frontiera. I controlli possono essere ripristinati per un periodo massimo di sei mesi e tale periodo può essere prorogato per altri sei mesi, fino a una durata massima di due anni. Si tratta insomma del primo passo per venire incontro alle richieste dei Paesi che hanno già reintrodotto i controlli alle frontiere di poterli mantenere anche oltre il limite di tempo previsto che, per Austria e Germania, scadrà già a maggio.

    Sappiamo che da novembre a oggi “la Grecia ha iniziato ad adoperarsi per colmarle e per rispettare le norme Schengen”, sottolinea il commissario Ue all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ma “affinché Schengen possa tornare a funzionare normalmente, senza controlli alle frontiere interne – che è il nostro obiettivo finale comune – sono necessari miglioramenti sostanziali per garantire che i migranti siano adeguatamente accolti, registrati, trasferiti o rimpatriati”, conclude.

    Tags: articolo 26commissione ueconfinigreciamigrantiRifugiatiSchengenue

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