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    Home » Politica » Brexit, Londra sostiene le decisioni Ue nel 97% dei casi

    Brexit, Londra sostiene le decisioni Ue nel 97% dei casi

    Secondo un'indagine di Votewatch, il Regno Unito in questi anni ha però avanzato più obiezioni di qualsiasi altro Stato europeo soprattutto in tema di budget e politica estera

    Lena Pavese di Lena Pavese
    19 Aprile 2016
    in Politica
    Brexit

    Bruxelles – Il Regno Unito è spesso in disaccordo con gli altri Stati europei eppure, negli ultimi 12 anni, ha sostenuto il 97% delle leggi Ue adottate. È quanto emerge da un’analisi condotta da Votewatch per tentare di stabilire quale impatto potrebbe avere un’eventuale Brexit sugli equilibri all’interno delle istituzioni europee. Secondo l’indagine, il Regno Unito è stato lo stato che, più spesso di qualunque altro, si è trovato a condurre battaglie “perdenti”, in particolare nel periodo 2009-2015: in questi anni, Londra si è trovata in minoranza ben il 12,3% delle volte, distaccando nettamente gli altri governi che hanno “perso” di più: Germania e Austria seguono con il 5,4% dei casi di minoranza. In precedenza, dal 2004 al 2009, la percentuale di contrarietà del Regno Unito era molto più bassa, circa il 2,6%. Guardando le cifre dall’altro lato, questo significa comunque che il Regno Unito ha supportato le leggi che sono state poi adottate nel 97,4% delle volte nel periodo 2004-2009 e nell’87,6% delle volte negli anni tra il 2009 e il 2015.

    L’analisi di Votewatch evidenzia anche le aree in cui, più di tutte, il Regno Unito ha espresso finora la sua contrarietà. In particolare si è trattato di budget, politica estera e questioni relative agli aiuti verso l’esterno. Molto meno spiccata, invece, l’opposizione su temi come il mercato interno, gli affari legali, i trasporti, l’ambiente e la pesca. I più stretti alleati del Regno Unito, quelli che in caso di Brext perderebbero un importante partner, sarebbero in particolare la Svezia, i Paesi Bassi e la Danimarca.

    Forse meno spiccate, in caso di Brexit, sarebbero le ripercussioni sugli equilibri interni al Parlamento europeo dove, fa notare Votewatch, il Regno Unito ha perso una parte della sua influenza visto che un numero limitato di britannici siedono tra le file dei tre gruppi che finiscono più spesso per avere la meglio nei voti dell’emiciclo e cioè popolari, socialisti e liberali. I conservatori britannici, ad esempio, hanno aderito al gruppo Ecr che in Parlamento ha “vinto” soltanto sul 58% dei voti di questa legislatura. Così anche per i deputati euroscettici dello Ukip che nella maggior parte dei voti hanno votato contro la maggioranza. Ciononostante, gli eurodeputati britannici ricoprono posizioni di rilievo, come relatori di alcuni dossier chiave o presidenti di Commissione all’interno del Parlamento. La maggioranza dei deputati britannici, gravita in gruppi di centro-destra.

    Visto che i deputati britannici si sono finora battuti con particolare forza su questione come taglio della burocrazia per le imprese europee e forte protezione del copyright, queste potrebbero essere le aree in cui una eventuale uscita del Regno Unito dall’Ue potrebbe farsi più sentire. Londra si batte anche per ridurre il budget europeo (e di conseguenza quello britannico) dunque una eventuale Brexit, pur portando ad una concreta riduzione del budger europeo, permetterebbe anche agli altri Stati di spingere con più forza su maggiori contributi da parte degli altri Stati.

    Tags: brexitcameronconsiglio europeoGran Bretagnalondraparlamento europeoRegno UnitoueVotewatch

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