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    Home » Economia » Paolo De Luca racconta i misteri della gestione della grande crisi economica europea

    Paolo De Luca racconta i misteri della gestione della grande crisi economica europea

    Il giornalista, per tanti anni a Bruxelles, spiega nel suo libro “La battaglia di Bruxelles" quella che "sostanzialmente è la lotta che l’Europa combatté contro sé stessa, utilizzando le armi della finanza e della politica”

    Jacopo Natali</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@jacopo_natali" target="_blank">@jacopo_natali</a> di Jacopo Natali @jacopo_natali
    21 Aprile 2016
    in Economia

    Bruxelles – Dopo anni dalla sua esplosione “vi sono ancora elementi non chiari sulla grande recessione che ha colpito l’Europa e il Mondo, e che fin dall’inizio è stata avvolta da un alone di misteri e segreti”. Lo sostiene Paolo De Luca, giornalista Rai per oltre 30 anni, durante la presentazione del suo libro intitolato “La battaglia di Bruxelles – 2011 viaggio al centro della crisi“, tenutasi al palazzo della regione Campania nella capitale belga.

    De Luca nel suo saggio ha voluto analizzare la gestione, ancora oggi in parte misteriosa, della grande recessione che, a partire dalla fine del 2010, ha ferito gravemente l’intera Unione.  “La crisi, che nel 2011 raggiunse il picco massimo, iniziò a scemare nel 2012 ma tutt’ora non è scomparsa, dato che sentiamo ancora oggi i suoi effetti devastanti sull’economia europea e mondiale”, ha commentato il giornalista davanti ad un foltissimo pubblico. “Nel mio libro delineo dunque un racconto di quel crollo che si volle tenere nascosto al popolo europeo”, solo una delle singolarità di anni nei quali i protagonisti veri hanno sempre lavorato dietro le quinte, con il risultato che “intorno alla crisi greca – ha spiegato De Luca –  hanno sempre lavorato poche persone che, a stanze chiuse, nel tentativo di risolverla sono solamente riusciti ad aggravarla”.

    Secondo l’ex giornalista Rai sono 3 i nomi ricorrenti: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese pro tempore Nicolas Sarkozy e l’allora presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso che, provando a tenere in ombra il problema l’hanno soltanto peggiorato attraverso una serie di scelte sbagliate. “Sicuramente però”, dice De Luca, “i tre politici non sono gli unici responsabili, perché la ragione che ha aggravato ulteriormente la crisi è stata la natura dell’Unione europea, rimasta solo un coalizione economica e monetaria, alla quale manca dunque la parte politica sulla quale basarsi”.

    Paolo De Luca, La battaglia di Bruxelles, crisi economica“La battaglia di Bruxelles – spiega l’autore – è sostanzialmente quella che l’Europa combatté contro sé stessa, utilizzando le armi della finanza e della politica”. Un conflitto sviluppatosi all’interno dell’area della moneta unica che nel volgere di pochi mesi rimise in discussione i progressi faticosamente raggiunti in 60 anni di integrazione europea. Tuttavia, oltre che finanziaria ed economica – secondo De Luca – la crisi fu politica e culturale. Venne, cioè, meno quel sentimento di fiducia reciproca che l’euro – secondo la sua missione originaria – avrebbe dovuto far crescere fra popoli e paesi un tempo nemici. Prevalse invece l’egoismo, un disordinato “si salvi chi può”, al termine del quale riuscì a salvarsi solo il paese più forte, la Germania.

    La responsabilità di quanto accaduto in quegli anni va ascritta, secondo quanto si legge nel libro, non solo alle evidenti e ben note criticità strutturali dell’architettura europea, ma in larga misura alla dissennata gestione della crisi da parte dei paesi più forti, Germania e Francia innanzitutto. Il cosiddetto “asse Merkozy”, cioè il direttorio franco-tedesco incarnato da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, si è costantemente mosso perseguendo un duplice obiettivo: salvare dal default le banche francesi e tedesche ed assecondare gli umori delle opinioni pubbliche dei due paesi. Al punto che il timing dei numerosi interventi finanziari a sostegno della Grecia, del Portogallo, dell’Irlanda, della Spagna, finì per seguire il ritmo delle scadenze elettorali nei Laender tedeschi.

    Il libro prende in esame nei dettagli anche le enormi difficoltà della politica italiana, caratterizzata da un esecutivo inerte di fronte alla crisi e da un’opposizione divisa ed incapace di costruire una valida alternativa di governo. Ampio spazio è dedicato in particolare all’esecutivo Berlusconi, scosso dalle vicende giudiziarie, ossessionato dalle divisioni nella maggioranza, lacerato dalla polemica permanente fra il premier e il ministro dell’Economia, Tremonti. E viene posto sotto una nuova luce anche il ruolo svolto dal capo dello Stato dell’epoca, Giorgio Napolitano, che riuscì – con grande fatica e assumendo sulle proprie spalle la responsabilità di scelte difficili e contrastate – a tenere unito il paese nel segno della “coesione nazionale”, in una situazione di panico e di disorientamento generale.

    Le ferite profonde che la Grande Crisi ha provocato nel corpo dell’Europa sono ancora ben visibili, nonostante la fase più critica sembri ormai alle nostre spalle. L’UE resta sospesa fra egoismo e solidarietà, fra integrazione e dis-integrazione, e i movimenti populisti insidiano, specie nei paesi della zona euro, i tradizionali partiti europeisti, costringendoli ad alleanze spesso innaturali ed emergenziali.

    Ma accanto a tante ombre, si intravede anche qualche flebile spiraglio di luce. Forse grandi tragedie, come la guerra in Ucraina e l’emergenza dei rifugiati, stanno cambiando l’approccio di Berlino nei confronti dell’Europa, e Merkel, per la prima volta dopo 10 anni di governo, prova a vestire i panni di leader europea e non solo di Cancelliera del suo paese. “Certo, è un percorso ancora tutto da verificare – osserva De Luca -. Ma una Germania un po’ più europea in un’Europa un po’ meno tedesca, per riprendere l’inascoltato monito di Thomas Mann, sarebbe nell’interesse di tutti. Anche della stessa Germania”.

     

    Tags: battagliabruxellesCrisiPaolo De Lucarecessione

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