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    Home » Politica Estera » Le PMI britanniche contro la Brexit

    Le PMI britanniche contro la Brexit

    100 delegati da tutto il Regno Unito hanno espresso la loro opinione sul voto del 23 giugno, schierandosi in massa contro la Brexit.

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    12 Maggio 2016
    in Politica Estera

    Londra – Le PMI britanniche sono contro la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, questo è quanto emerso dall’incontro “Campaign for Clarity” che si è tenuto al Coventry University London Campus. Il rapporto dei voti è  stato del 20% per l’uscita, il 70% contrari e il 10% indecisi.

    L’incontro ha visto partecipare 100 delegati del gruppo UK200 (federazione che riunisce 150.000 piccole e medie imprese) provenienti da tutto il Regno Unito, due esponenti per la campagna “Leave”, David Davis dei conservatori e Douglas Carswell per l’Ukip(United Kingdom Independent Party), e due per quella “Remain”, la laburista Yvette Cooper e Lucy Thomas del movimento UkStrongerInEurope.

    I delegati hanno avuto la possibilità di fare delle domande su questioni riguardanti l’economia, la giurisprudenza, l’immigrazione e sul futuro dell’Ue . Il dibattito, molto acceso, si è concentrato soprattuto sulla paura, da una parte e dall’altra.

    Carswell ha ricordato che “rimanere in un progetto che sta fallendo non vale la pena, dobbiamo riprendere il controllo. Quello che dice Cameron non è vero (il riferimento è al pericolo di guerra in caso di uscita, ndr), la campagna per rimanere si basa sul misero accordo strappato dal Primo Ministro”

    Inoltre “uscire dall’Ue non ci porterà all’isolamento, ma piuttosto ad avere un nuovo accordo con Bruxelles e, la Germania non potrà non accettare, sono riusciti a fare un accordo persino con la Turchia” ha aggiunto Carswell.

    Dal punto di vista del “Remain” Lucy Thomas è stata chiara: “abbiamo la miglior posizione negoziale in Europa, non facciamo parte dell’Euro, abbiamo flessibilità sulle nostre leggi e i nostri ministri quando vanno a Bruxelles possono strappare accordi a noi favorevoli”.

    Ognuna delle fazioni ha ripetuto il proprio mantra, il Leave ha puntato sulla forza dell’inglese, lingua internazionale, quello del Remain sull’Unione Europea che “non è certo perfetta, ma dobbiamo lavorare per migliorarla”.

    Nonostante il dibattito sia stato particolarmente movimentato, non è riuscito a cambiare di molto le opinioni dei delegati che hanno effettuato una prima votazione ad inizio sessione ed una seconda alla fine. Tra le due lo scarto è stato di un 5%, a favore del “Remain”.

    La visione delle imprese non era certo un mistero, infatti,  in caso di uscita le perdite per le imprese potrebbero essere alte, in particolare sul fronte delle esportazioni, dovendo la Gran Bretagna stipulare nuovi accordi commerciali.

    Tags: brexitGran BretagnaLeavepmiStrongerInUkUkip

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