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    Home » Politica Estera » “In Cina prelievi forzati di organi ai detenuti di coscienza”

    “In Cina prelievi forzati di organi ai detenuti di coscienza”

    Presentato al Parlamento europeo un rapporto sulla pratica che il governo di Pechino smentisce, ma restano le inquietanti testimonianze di molti praticanti del Falun Gong

    Lisa D'Ignazio</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@DIgnazioLisa" target="_blank">@DIgnazioLisa</a> di Lisa D'Ignazio @DIgnazioLisa
    1 Luglio 2016
    in Politica Estera

    Bruxelles – Negli ospedali cinesi i chirurghi trapiantano tra i 60mila i 100mila organi l’anno, cifre che superano di gran lunga la quantità di fegati, reni e cuori resi disponibili dai donatori volontari. Un dato inquietante che, secondo un rapporto presentato mercoledì 29 giugno al Parlamento europeo, dimostrerebbe l’esistenza in Cina del fenomeno del prelievo forzato degli organi da prigionieri di coscienza, come attivisti e oppositori politici o praticanti di minoranze religiose, è ancora diffuso.

    La settimana precedente lo stesso rapporto era stato presentato al National Press Club di Washington da parte dei suoi tre autori David Matas, Ethan Gutmann e David Kilgour. “Quello che stiamo cercando di fare è di spingere il governo cinese a fermare l’omicidio dei suoi cittadini per prenderne gli organi”, ha spiegato David Kilgour, attivista canadese per i diritti umani e ex membro del parlamento, secondo cui “in Cina si sta consumando un enorme crimine contro l’umanità.”

    Ufficialmente esistono in Cina 146 ospedali autorizzati a eseguire trapianti che nell’ultimo anno hanno realizzato 7.785 operazioni di questo genere, sebbene le statistiche parlino di soli 2.766 donazioni volontarie di organi. Inoltre, i tre ricercatori avrebbero scoperto che in numerosi ospedali non autorizzati vengono quotidianamente trapiantati reni, fegati, cuori, milze e una gamma infinita di organi. In assenza di dati ufficiali, i tre ricercatori hanno stimato che l’80% degli organi usati in Cina provengono da prigionieri di coscienza.

    Il rapporto di 798 pagine è stato duramente contestato sia dal governo che da molti medici cinesi che parlano di “accuse prive di fondamento”. La Cina ha riconosciuto che il fenomeno esisteva in passato, ma sostiene che dall’anno scorso sia completamente scomparso. In realtà, è vero che “la Cina non è l’unico paese dove viene praticato il fenomeno del prelievo forzato di organi”, ha puntualizzato uno dei ricercatori, David Matas, avvocato per i diritti umani, “ma la differenza con altri paesi è che in Cina è una pratica istituzionalizzata”.

    A difendere la posizione del governo cinese si sono schierati anche alcuni esperti come Jeremy Chapman, un chirurgo australiano specializzato in trapianti ed ex presidente della Società di trapianti di Montreal, in Canada, che ha descritto il rapporto come frutto di “pura immaginazione e nato da motivazioni politiche”, contestando anche le fonti del rapporto che secondo lui provengono “tutte dalle testimonianze di praticanti del Falun Gong”, un movimento spirituale cinese fondato osteggiato e censurato dal governo. Per gli autori del rapporto, invece, nessuno più delle persone perseguitate a interesse a rivelare certi segreti. “Le uniche testimonianze sull’Olocausto – spiegano – sono quelle riportate da documenti di ebrei che non erano ritenuti attendibili per la stessa ragione”.

    Un rifugiato cinese arrivato negli Stati Uniti l’anno scorso ha raccontato di essere stato sottoposto a un infinito numero di esami del sangue durante la sua detenzione in Cina. Ciò dimostrerebbe che i praticanti del Falun Gong vengono costantemente monitorati per verificare la compatibilità del loro corpo alla donazione di organi. Nel traffico di organi non solo coinvolti solo cinesi, ci sarebbero numerosi stranieri che pagano somme di denaro molto elevate per i trapianti. Nel mondo solo Taiwan, Israele e la Spagna hanno una legislazione che contrasta il turismo degli organi.

    Il rapporto dei tre ricercatori sta facendo il giro del mondo. Anche Miss World Canada Anastasia Lin si è mobilitata contro tale pratica e sta lanciando una nuova campagna di sensibilizzazione contro il prelievo forzato di organi in Cina. Dal continente americano il 13 giugno scorso è arrivata la condanna anche del Congresso degli Stati Uniti che ha approvato all’unanimità la Risoluzione 343 contro il prelievo forzato di organi organizzato dallo Stato da prigionieri di coscienza non consenzienti in Cina, compresi un grande numero di praticanti del Falun Gong e di altre minoranze etniche e religiose.

    Sul fronte europeo, invece, lo scorso 27 aprile alcuni membri di cinque gruppi politici del Parlamento Europeo hanno avviato una dichiarazione scritta che chiede l’apertura immediata di un’indagine indipendente sul prelievo forzato di organi in Cina, facendo seguito alla risoluzione del PE del 12 dicembre 2013 sullo stesso fenomeno.

    Per saperne di più:
    – Scarica il rapporto

    Tags: cinaorganiparlamento europeoprelievo forzatorapportoricercatori

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