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    Home » Non categorizzato » Napolitano: Ue in nome dell’unità affronta un pericoloso immobilismo

    Napolitano: Ue in nome dell’unità affronta un pericoloso immobilismo

    Il presidente emerito della Repubblica: "Noi italiani europeisti dobbiamo dare dei contributi propositivi per la causa dell'Europa"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    24 Marzo 2017
    in Non categorizzato
    Napolitano al convegno S&D

    Napolitano al convegno S&D

    dall’inviato

    Roma – Per avere davvero l’Europa serve il coraggio, quel coraggio che gli Stati membri oggi non hanno. Politico di lungo corso, europeista convinto, Giorgio Napolitano ha detto quello doveva dire senza mezzi termini. Ha indicato la via da seguire, tracciando la linea storica di un’Unione europea che fin dall’inizio ha avuto titubanze e delineando il presente traballante di un’Ue in crisi di identità. Cos’era l’Europa e cos’è: da qui parte la riflessione su quello che l’Europa vuole essere. Intanto, sia chiaro: “L’Europa unita non nasce nel 1957”, anno della firma dei trattati di Roma di cui domani si celebra il 60esimo anniversario. “Nel 1957 nasce la Cee, l’integrazione nasce almeno sette anni prima con la dichiarazione Schuman”. Intervenendo all’evento “Europe Together” organizzato dal gruppo dei socialisti e democratici in Parlamento europeo (S&D), il presidente emerito della Repubblica e senatore a vita non ha potuto fare a meno di paragoni. “L’ Europa doveva nascere non come impegno di collaborazione tra governi, ma doveva nascere come invenzione come forma di integrazione che è una cosa diversa, che allora tutti sapevano”. Oggi invece questa consapevolezza è ricordo del XX secolo. “L’integrazione doveva essere vincolante per gli Stati che vi aderivano, con istituzioni comuni. Oggi si calpesta ogni parvenza di disciplina comunitaria”.

    I nomi sono tanti, sono diversi. Non è questione di conti pubblici, di austerità o flessibilità. L’Europa è stretta oggi nella “via ricattatoria dei quattro Paesi di Vysegrad” (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), che hanno cambiato idea sull’Ue. Gli altri 24 Paesi non sanno come reagire. “Nel Ppe c’è un capo di governo che è Viktor Orban”, personaggio che “costruisce muri” e che doveva essere arginato. Invece “c’è stata una grande, mi pare troppa, tolleranza di una grande famiglia europeista quale il partito popolare”. Questo perché “in nome dell’unità siamo davanti a un pericoloso immobilismo”. E’ questo il problema dell’Ue. Si vuole ostentare sicurezza e certezza che non si possono garantire perché non si hanno più. Ammesso che ci sia mai stato.

    La Ced doveva essere l’Unione europea della difesa. Non se ne fece nulla. Napolitano cita il primo fallimento europeo per sottolineare che i problemi di oggi non sono nuovi, vengono al contrario da lontani. L’Europa federale non c’è mai stata, e “oggi ‘federale’ è quasi diventata una malaparola”. Soprattutto in questi anni non si è fatto nulla per difendere e preservare l’Europa. Al contrario, “la cosa abituale è stata tornare dai Consigli europei e dire ‘ce l’ha chiesto l’Europa’ per giustificare scelte impopolari”. Ora che l’Ue è messa in discussione da populisti, crisi dell’immigrazione e Brexit, i politici europei non sanno che fare, non sanno come difendere l’Europa. Un problema, perché “non si esce da queste crisi che si sono innescate restando fermi”. Invece dopo il risultato britannico che ha sancito l’addio di Londra dall’Ue “gli altri membri residui hanno reagito solo proclamando la loro unità, ma rimaniamo uniti al prezzo di stare fermi”.

    Manca una visione e non c’è il coraggio di trovarlo. Napolitano chiede al suo Paese un ruolo da protagonista “Noi italiani europeisti dobbiamo dare dei contributi propositivi per la causa dell’Europa”. Senza tradire il senso nazionale. “Gli interesse nazionali vanno giustamente difesi, ma va dato un contributo per la causa europea”. E poi, con i toni del caso, in tempi mai tramontati di confronti – a volte “muscolari” a volte meno – tra capitali nazionali e Bruxelles, Napolitano ha suggerito di ascoltare sempre e comunque. “Per dignità è bene dire che non accettiamo lezioni da nessuno, ma ogni tanto prenderne può far bene”. Anche capire questo può segnare un nuovo inizio per l’Europa.

    Standing ovation for Italy's President Emeritus, Giorgio Napolitano at #EuropeTogether pic.twitter.com/gMGjXd1byy

    — S&D Group (@TheProgressives) March 24, 2017

    Tags: 60 anni Trattati di RomaGiorgio Napolitanounione europea

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