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    Home » Politica » Avramopoulos: “Dobbiamo lavorare insieme senza fare dell’Ue una fortezza”

    Avramopoulos: “Dobbiamo lavorare insieme senza fare dell’Ue una fortezza”

    Il commissario europeo all'immigrazione difende Schengen e loda l'accordo con la Turchia sui rifugiati: "Sta funzionando". Frontex prepara "raccomandazioni per gli Stati membri più vulnerabili"

    Matteo Guidi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Matt_Guidi" target="_blank">@Matt_Guidi</a> di Matteo Guidi @Matt_Guidi
    11 Aprile 2017
    in Politica

    Bruxelles – “L’area Schengen è uno dei migliori e più tangibili risultati dell’Ue. Non si può immaginare un’Unione senza libertà di circolazione al suo interno”. Ne è convinto il commissario europeo all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, intervenuto oggi ad una conferenza sul tema “Difendere le frontiere esterne dell’Europa: risultati ottenuti e sfide”, organizzata dal gruppo Ppe al Parlamento europeo. Avramopoulos ha difeso l’area di libera circolazione, sottolineando la necessità di cooperare per una migliore difesa della frontiera esterna dell’Ue.

    Il commissario all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos

    Negli ultimi due anni l’Unione europea ha dovuto far fronte a “due crisi parallele: quella dei migranti e della sicurezza. Le frontiere esterne sono state minacciate da pressioni e nuove sfide”, ha detto il commissario all’immigrazione, sottolineando che “ci siamo trovati davanti a un bivio: la scelta è tra rimanere un’Unione di valori o dissipare gli sforzi in azioni separate e quindi inefficaci”. “Alcuni Stati Membri hanno reintrodotto temporaneamente controlli alle frontiere”, ha continuato Avramopoulos, “queste decisioni sono in linea con le regole Schengen, ma non ne siamo felici. Vogliamo un ritorno a Schengen il prima possibile”.

    Sulla crisi dei rifugiati il commissario è sembrato ottimista: “L’accordo con la Turchia sta funzionando. Dobbiamo fare il massimo per tenerlo in vita”, ha sottolineato Avramopoulos, che ha lodato anche il sistema degli hotspot: “Tutti coloro che passano le frontiere oggi sono identificati e schedati. Non era così fino a due anni fa”. Tra i successi più importanti dell’Ue in materia c’è la recente istituzione di una Guardia di frontiera e costiera europea. Un punto condiviso da Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex, che lo ha definito “il miglior risultato degli ultimi anni”. “Il nuovo mandato dell’agenzia”, ha illustrato Leggeri, “ci permette di produrre stime di vulnerabilità dei sistemi nazionali nel controllo delle frontiere. Ora l’agenzia può inviare raccomandazioni agli Stati membri. Stiamo preparando la prima bozza di valutazione, sarà pronta entro fine aprile”.

    La necessità di registrare chi attraversa le frontiere è una priorità assoluta per la Commissione: “Dobbiamo sapere chi attraversa le nostre frontiere e dobbiamo schedarlo nei database europei”, ha spiegato Avramopoulos, ricordando che “condividere le informazioni permette di combattere il terrorismo in maniera più efficace”. “Abbiamo introdotto controlli sistematici, dopo che gli attacchi di Parigi e Londra sono stati commessi da cittadini dell’Ue che hanno approfittato della nostra apertura”, ha sottolineato Avramopoulos. Controlli che hanno già causato problemi in Croazia nel primo weekend di applicazione. Ma Bruxelles è pronta a risolvere la questione: “Domani è in programma un incontro con esperti degli Stati membri per aiutarli a mantenere buoni livelli di traffico senza compromettere la sicurezza dell’Ue”, ha affermato il membro della Commissione Juncker, concludendo che “bisogna lavorare insieme senza fare dell’Unione una fortezza”.

    Tags: Avramopouloscommissione europeaCrisi rifugiatifrontiere esterneSchengensicurezzaunione europea

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