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    Home » Non categorizzato » Perché votare Labour

    Perché votare Labour

    [di George Monbiot] Chiunque tema ciò che potrebbe fare un nuovo governo conservatore dovrebbe schierarsi con l’improbabile leader ufficiale del Partito Laburista per rafforzare le sue lontane prospettive.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    3 Maggio 2017
    in Non categorizzato

    di George Monbiot

    Dove sono i tappi per il naso questa volta? Quelli che hanno tollerato tutto ciò che il Partito Laburista faceva sotto Blair, non tollerano nulla sotto Corbyn. Quelli che insistevano che dovevamo votare il Labour a ogni costo – con a portata di mano una molletta per non sentire la puzza dei cadaveri in putrefazione in Iraq – voltano la schiena quanto il partito cerca di recuperare i suoi principi.

    Hanno proclamato lealtà imperitura quando il partito era schierato a favore della privatizzazione strisciante del servizio sanitario nazionale, della rinuncia al maggior caso di corruzione della storia britannica, del collasso del programma britannico delle case popolari, dei divieti delle proteste pacifiche, delle detenzioni senza processo, del sequestro e della tortura di innocenti e di una guerra illegale in cui sono morte centinaia di migliaia di persone. Oggi proclamano disillusione quando il partito sollecita la protezione dei poveri, il controllo dei ricchi e la risoluzione pacifica dei conflitti. Quelli che insistevano che William Hague, Michael Howard e David Cameron costituivano una minaccia esistenziale, restano zitti quando il Partito Laburista attacca una leader conservatrice che fa apparire socialisti i suoi predecessori.

    Lo stesso Blair, perdonato così spesso dal partito che ha trattato sia come ascensore sia come ostacolo alle sue ambizioni, restituisce il favore suggerendo che dovremmo votare per i conservatori che ricercano una Brexit più morbida. Pare credere che la maggioranza potenziata che ciò consegnerebbe a Theresa May potrebbe indebolirla. E questo è quanto, riguardo al grande tattico.

    Sì, Jeremy Corbyn è insoddisfacente. Sì, la sua leadership è stata segnata da occasioni mancate, da debolezza nell’opposizione e (fino a poco tempo fa) dall’incoerenza nelle proposte, nonché da carenze strategiche e organizzative. Sarebbe stupido negare o minimizzare questi difetti. Ma sarebbe ancor più stupido continuare a usarle come un motivo per dare a Theresa May un mandato per distruggere quel che resta della decenza e moderazione britanniche. O per rifiutarsi di vedere il bene che potrebbe fare un governo che attuasse le politiche di Corbyn.

    Naturalmente temo una ripetizione del 1983. Ma la popolarità dei recenti annunci politici di Corbyn mi incoraggia a credere che lui abbia una possibilità, anche se piccola, di capovolgere le cose. La sua promessa di aumentare il salario minimo a dieci sterline l’ora è appoggiata dal 71% delle persone, secondo un sondaggio ComRes; l’aumento dell’aliquota massima delle imposte è approvato dal 62%.

    Le dieci promesse del Partito Laburista potrebbero, se costituissero il centro del suo manifesto, essere gradite da quasi tutti. Promuovono un tema che dovrebbe trovare vasta eco in questi tempi precari: la sicurezza. Promettono diritti sicuri al lavoro, accesso sicuro alla casa, servizi pubblici sicuri e un mondo sicuro in cui vivere. Si confronti questo con l’offerta dei Conservatori: la “fantastica insicurezza” anticipata dal maggior finanziatore della campagna per la Brexit, il miliardario Peter Hargreaves.

    Le persone potrebbero essere indotte a guardare alle politiche sottostanti, passando sopra le inettitudini della dirigenza? Vorrei sostenere che la storia dei decenni recenti suggerisce che la competenza in politica è sopravvalutata. La forza di persuasione di Blair ha portato alla guerra in Iraq. La reputazione di prudenza di Gordon Brown ha reso la gente cieca al disastro finanziario che stava contribuendo a organizzare, mediante la fiducia che nutriva nelle banche. La tranquilla sicurezza di Cameron ha causato la più grande crisi nazionale dai tempi della seconda guerra mondiale. La tenacia calcolatrice della May è probabile che l’aggraverà. Dopo 38 anni di stridule certezze presentate come forza, la Gran Bretagna potrebbe sopportare qualche esitazione e dubbio di sé.

    La squadra di Corbyn è stata inetta nel gestire i media e la sua immagine pubblica. Questa è un’enorme responsabilità, ma riflette anche una nobile noncuranza per la presentazione e la manipolazione. Non dovremmo abbracciarla?

    È stata questa la licenza accordata a Gordon Brown, le cui prestazioni inette in televisione e alla radio da primo ministro erano attribuite alla sua “autenticità”. Che cosa importa se aveva finanziato la guerra in Iraq ed era stato campione dell’iniziativa della finanza privata che, come molti di noi avevano predetto, sta ora facendo a pezzi il servizio sanitario nazionale e altri servizi pubblici? Cosa importa che si fosse fatto da parte mentre le banche progettavano strumenti finanziari esotici? Aveva la fiducia della City e la stampa dei miliardari. Ciò ha garantito che la sua inettitudine fosse trattata come una benedizione, mentre quella di Corbyn è una maledizione.

    Mi piacerebbe eleggere l’8 giugno un governo guidato da qualcuno che sia tanto competente quanto umano, ma questa scelta non sarà nella scheda elettorale. La scelta oggi è tra un’efficienza brutale nel perseguimento di un programma disastroso e un’amabile inefficienza nel perseguire un mondo migliore. So che cosa preferisco.

    C’è molto che il Partito Laburista, nonostante i suoi limiti, può fare meglio nelle prossime sei settimane. È a metà strada verso un’espressione chiara di una visione ispiratrice per il futuro; ora ha bisogno di completare il processo. Deve mettere a punto la sua visione di una soluzione post-europea, chiarendo se vuole o no restare nel mercato unico (la sua continua ambiguità su questo punto è un’altra occasione persa) e sottolineare la differenza tra la sua posizione e l’estremismo, l’incertezza e il caos che potrebbe scatenare la versione conservatrice della Brexit.

    Dovrebbe accogliere l’offerta di un’alleanza tattica con altri partiti. I Verdi si sono già fatti da parte a Ealing Central e Acton per aiutare la parlamentare laburista a difendere il suo seggio. Il Partito Laburista dovrebbe contraccambiare ritirandosi dall’elettorato di Caroline Lucas a Brighton Pavilion. Tali accordi potrebbero essere conclusi in tutto il paese: come mostra il gruppo di esperti Compass, ciò potenzia le possibilità di cacciare i Tory dal governo.

    L’utilizzo da parte del Partito Laburista di nuove tecnologie organizzative è promettente, ma dovrebbe andare molto oltre. Nessuno nella sinistra dovrebbe progettare la sua strategia elettorale senza prima leggere il libro di due attivisti di Bernie Sanders, Rules for Revolutionaries (Regole per rivoluzionari). Mostra come uno totalmente fuori dai giochi ha ottenuto la candidatura democratica e come le stesse tattiche potrebbero essere applicate con maggiore effetto ora che sono state affinate. E chiunque tema ciò che potrebbe fare un nuovo governo conservatore dovrebbe schierarsi con l’improbabile leader ufficiale del Partito Laburista per rafforzare le sue lontane prospettive.

    La scelta che abbiamo davanti è la seguente: un partito che, mediante una dirigenza forte e una disciplina ferrea, permette che tre milioni di bambini finiscano alla fame mentre i boss dei fondi speculativi accumulano il loro denari ai Caraibi, e un partito che spera, per quanto disordinatamente, di rendere questa nazione più gentile, più uguale, più inclusiva. Io voterò il Partito Laburista l’8 giugno e non mi turerò il naso. Vi sollecito a fare lo stesso.

    Pubblicato sul Guardian il 25 aprile 2017. Traduzione di Znet Italy rivista da Thomas Fazi.

    Tags: brexitcorbynelezioniinghilterraMayoneuro

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