Bruxelles – Viene prima l’uovo o la gallina? In questo caso la domanda è: da dove viene l’uovo? Se lo chiede l’Europa, dove sta montando sempre più il caso delle uova al Fipronil, insetticida riscontrato in partite di uova individuate adesso anche in Francia. E’ l’ultimo anello di una catena temporale di denunce di partite contaminate.
Qualcuno ha immesso sul mercato prodotti che non doveva, ma chi? Per la Commissione europea la risposta è semplice. “Le uova sono tracciabili e quindi rintracciabili”, la risposta offerta da Mina Andreeva, portavoce dell’esecutivo comunitario. Peccato che a oggi di certezze ve ne sono poche. La Germania accusa il Belgio di non aver informato, il Belgio accusa i Paesi Bassi di essere i veri responsabili. E intanto il sistema di allerta rapida dell’Ue è riuscito a determinare che uova sospette sono state distribuite in Francia e Regno Unito dalla Germania, allargando la portata di quello che è già stato considerato da molti uno “scandalo”. Sarebbero adesso almeno sette i Paesi tra uova effettivamente contaminate e sospette (Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Germania, Danimarca).
Solo in Belgio, Paesi Bassi e Germania sono state ritirate dal commercio milioni di uova. Qui sono stati aperti diversi filoni d’inchiesta. Ma è lo scontro tra Stati membri a mostrare la gravità della situazione. Il ministro dell’agricoltura tedesco Christian Schmidt ha chiesto spiegazioni agli omologhi belga e olandese. Berlino ce l’ha con l’agenzia belga per la sicurezza degli alimenti (Afsca), che ha ammesso di sapere del problema Fipronil da giugno ma di averlo notificato all’Ue solo per il 20 luglio. Il ministro dell’agricoltura belga Denis Ducarme ha chiesto ad Afsca un “rapporto circostanziato” sulla vicenda. Inntato domani mattina Ducarne sarà ascoltato dalla commissione Agricoltura della Camera belga, assieme al ministro della Salute, Maggie De Block, riferirà in Parlamento belga domani. In Belgio si cerca di fare chiarezza, con Afsca che minimizza. Sono state fermate “a titolo precauzionale” 86 allevamenti avicoli, per controlli e rilevamenti. “Finora nessun campione analizzato indica un pericolo per la salute pubblica”, ha assicurato l’Afsca. Intanto 51 allevamenti restano fermi.
La situazione sembra essere più seria nei Paesi Bassi, che ogni anno producono circa 10 miliardi di uova, due terzi delle quali (più di 3 miliardi di uova) destinate all’export nei paesi confinanti. La scorsa settimana l’Istituto per la salute dei consumatori Nvwa aveva riferito di aver trovato, in una partita in particolare, livelli di insetticida tali da rappresentare “un serio rischio per la salute”. Segnalazioni che hanno fatto scattare controlli in oltre 180 allevamenti, e indotto le catene di supermercati olandesi e tedeschi, come Aldi, a ritirare dagli scaffali milioni di uova.


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