Bruxelles – “Le uova sono tracciabili e quindi rintracciabili”. E’ una delle prime reazioni offerte dalla Commissione europea dopo il caso delle uova contaminate al Fipronil. Si può dunque vedere se l’uovo finito sulla nostra tavola è potenzialmente sospetto. Come? Lo ricorda Coldiretti. Eunews ci mette l’infografica.

Le uova di gallina – ricorda Coldiretti – hanno un sistema di etichettatura obbligatorio a livello europeo che consente di distinguere tra l’altro la provenienza e il metodo di allevamento con un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono – conclude la Coldiretti – quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).

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