Il membro del governo italiano in visita a Bruxelles: “La sostenibilità sociale è importante quanto la sostenibilità economica. Per questo è necessario avere un approccio coordinato”

Ridare centralità alla dimensione sociale nella definizione delle politiche economiche e farlo attraverso una maggiore interrelazione tra il Consiglio Affari Sociali e il Consiglio Ecofin. Questo quanto ha auspicato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, durante la conferenza ”Restoring socio-economic convergence in Europe” organizzata dalla Commissione europea a Bruxelles, e a cui hanno preso parte anche il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, quello del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e il commissario al Lavoro László Andor.
Secondo il ministro, la dimensione sociale “non può e non deve essere considerata come un appendice secondaria delle politiche nazionali, è necessario un nuovo approccio”. In quest’ottica, una maggiore sinergia tra il Consiglio Economia e Finanza ed quello Affari Sociali sarebbe, a suo avviso, estremamente importante per ridare slancio ai Paesi dell’Unione europea,. Secondo Giovannini, le riforme strutturali devono tenere in considerazione il fronte intergenerazionale: “La sostenibilità sociale è importante quanto la sostenibilità economica o ecologica, questa è una delle lezioni che ci ha lasciato in eredità la crisi”, e per questo sarà una delle idee “al centro del semestre di presidenza italiano”, che inizierà il prossimo luglio.
Il ministro italiano ha sottolineato il ritardo degli Stati europei nel dotarsi di strumenti per misurare la sostenibilità sociale. “Manca un quadro analitico per definire le soglie al di là delle quali le società sono in difficoltà. Occorre sviluppare un sistema di indicatori forte e adottare decisioni rapide per affrontare rischi”. Cosa fare dunque? Per il ministro sono tre le sfide che i Paesi membri e l’Europa devono affrontare: rendere più esplicita l’agenda e la lista di cose da fare, lavorare sulla tempestività nella produzione ed analisi degli indicatori e porre un maggior accento sull’anticipazione dei rischi potenziali così come viene fatto per le politiche economiche. In questo senso Giovannini ha esortato la Commissione a sforzarsi ulteriormente per migliorare i modelli, coordinare gli sforzi e fornire una visione della sfida sociale meno focalizzata su passato e presente e più sul futuro.
Una proposta del ministro è stata quella di utilizzare come indicatore i costi dei Neet (giovani che non studiano, non lavorano o non sono impegnati in tirocini) in termini di percentuale di Pil. L’utilizzo di termini monetari, secondo il ministro, potrebbe essere utile a tradurre alcuni indicatori sociali e a renderli raffrontabili con quelli economici, in modo da essere facilmente consultabili anche per i ministri delle finanze e consulenti.
Marco Frisone
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