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    Home » Politica » Nell’incertezza delle elezioni, Gentiloni è la garanzia per i partner Ue. Col benestare di Berlusconi

    Nell’incertezza delle elezioni, Gentiloni è la garanzia per i partner Ue. Col benestare di Berlusconi

    I sondaggi danno in vantaggio il centrodestra, ma senza maggioranza. Gentiloni potrebbe dover gestire un lungo periodo di transizione, con Forza Italia pronta a sostenerne la politica estera

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    8 Gennaio 2018
    in Politica
    Paolo Gentiloni (al centro), tra il premier lussemburghese Xavier Bettel (sinistra) e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (destra)

    Paolo Gentiloni (al centro), tra il premier lussemburghese Xavier Bettel (sinistra) e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (destra)

    Roma – I sondaggisti continuano a indicare il centrodestra in vantaggio, ma sulle prossime elezioni politiche regna l’incertezza riguardo al governo che verrà. Stando alla ‘Supermedia’ di youtrend.it, realizzata sulla base di differenti sondaggi elettorali, il 35% di voti di cui è accreditata la coalizione tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i centristi di Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa non basterebbe infatti a ottenere la maggioranza assoluta (si calcola sia necessario almeno il 40 per cento dei consensi per ottenerla).

    Stessa situazione per il centrosinistra, che non avrebbe i seggi necessari a governare neppure unendo il quasi 7% di Liberi e uguali, la lista guidata dal presidente del Senato Pietro Grasso, al 28% scarso che i sondaggisti attribuiscono alla coalizione del Pd. Rassemblement nel quale, per altro, non si sa ancora se entrerà anche +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. Lontani dalla possibilità di un governo monocolore anche i 5 stelle, nonostante sia prevista la loro affermazione come primo partito, con un consenso dato sopra il 27%.

    In questo scenario, l’ipotesi più accreditata tra gli osservatori è che nessuna delle coalizioni sarà in grado di formare una maggioranza autosufficiente. Anche l’eventuale opzione di un governo di larghe intese, che in nome di una ‘responsabilità nazionale’ metta insieme Forza Italia, Partito democratico e le formazioni centriste che stanno nel mezzo, non sembra avere al momento i numeri necessari a governare. Difficile anche vedere un governo M5s-Lega, che si scontrerebbe con una complicata compatibilità dei due movimenti oltre che con la matematica.

    Ecco allora prendere sempre più corpo l’idea che toccherà ancora per lungo tempo all’esecutivo di Paolo Gentiloni rappresentare l’Italia nei prossimi appuntamenti internazionali. Appuntamenti che, a livello europeo, avranno sul tavolo questioni cruciali. Solo per citarne alcune, si discuterà il futuro bilancio dell’Ue, la governance economica dell’Eurozona con l’istituzione di un ministro delle Finanze europeo, l’inserimento del Fiscal compact nei Trattati, la realizzazione della cooperazione strutturata permanente sulla difesa. Tutti temi fondamentali per il futuro dell’Ue e dell’Italia. Questioni sulle quali il nostro Paese non potrà fare a meno di prendere posizione, e i partner internazionali si interrogano giustamente su chi sarà a esprimersi e con quale orientamento.

    Considerata la data del voto, il 4 marzo, è ragionevole pensare che l’attuale premier rimarrà in carica nel corso del semestre di presidenza Ue della Bulgaria, tanto più se si avvereranno le previsioni di una gestazione lunga per la nascita del nuovo esecutivo. E se all’indomani del voto non si riuscisse a trovare una coalizione di maggioranza? Il periodo di permanenza di Gentiloni  aumenterebbe ulteriormente, fino a nuove elezioni che dovessero rendersi necessarie e che difficilmente si celebrerebbero prima dell’estate (senza comunque la garanzia di un esito più definito).

    Se, come sembra al momento, spetterà all’esecutivo Gentiloni prendere decisioni importanti nelle sedi europee, l’altra domanda che si pone è sulla sua legittimità e autorevolezza. Non è un caso che lo scioglimento anticipato delle Camere sia arrivato così repentino dopo l’approvazione della Legge di bilancio. In questo modo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto mettere al riparo l’esecutivo proprio in vista dei tempi futuri. Dichiarando conclusa la legislatura prima che giungessero al pettine alcuni nodi – uno su tutti la riforma della cittadinanza, più nota come legge sullo ius soli – il capo dello Stato ha fatto sì che, anche all’avvio della prossima legislatura, l’attuale governo abbia il più ampio margine di manovra possibile, dal momento che non si tratta né di un esecutivo dimissionario, né di uno sfiduciato dal Parlamento.

    Gentiloni potrà continuare nella sua attività di governo, quindi, e del resto era stato egli stesso – nella conferenza stampa di fine anno tenuta poche ore prima della decisione di Mattarella di sciogliere le Camere – a sottolineare che “il governo governerà”, lasciando intendere che non si limiterà all’ordinaria amministrazione, anche perché si sente pienamente legittimato a farlo.

    Quanto all’autorevolezza, il messaggio tranquillizzante verso i partner internazionali è arrivato oggi dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in un’intervista su il Messaggero. “Fino a che non ci sarà un nuovo governo è ovvio che c’è l’attuale”, fa notare l’esponente di Forza Italia responsabile della ‘resurrezione’ di Berlusconi nel Ppe. E anche se “all’Italia serve un governo forte e stabile” per essere una delle “locomotive del processo di cambiamento dell’Ue”, Tajani apre all’ipotesi di un sostegno del suo partito a Gentiloni sul piano dell’azione internazionale: “Noi in politica estera, come dimostra anche la missione in Niger, siamo stati sempre disponibili”.

    Se dalle urne non verrà fuori una maggioranza chiara, dunque, ci sono i presupposti perché l’Italia continui in ogni caso a partecipare a pieno titolo al dibattito europeo, anche in attesa del nuovo governo. Resterà da vedere se, in caso di necessità, le forze politiche riusciranno a trovare un’intesa sulle posizioni da tenere in Europa riguardo ai vari dossier, e quale sarà la sintesi che sapranno eventualmente raggiungere.

    Tags: berlusconielezioniforza italiaGentilonigovernoitaliapdtajani

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