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    Home » Green Economy » L’Unione Europea cerca le vie alternative al petrolio russo

    L’Unione Europea cerca le vie alternative al petrolio russo

    Bruxelles al lavoro per una strategia di partnership rafforzata con i Paesi del Golfo Persico che sono i principali fornitori internazionali di idrocarburi, i componenti essenziali del petrolio greggio, mentre si prepara il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    14 Aprile 2022
    in Green Economy, Politica

    Bruxelles – Aumentare le forniture di gas e petrolio sui mercati internazionali per prevenire crisi di approvvigionamento. Bruxelles prepara il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina e stavolta potrebbe includere le importazioni di petrolio, ma cerca strade alternative per compensare le forniture di greggio in arrivo da Mosca. L’UE è dipendente per circa il 27 per cento dalle importazioni di petrolio russo e finora le uniche misure restrittive riguardanti forniture energetiche hanno colpito il carbone (con entrate per Mosca per 8 miliardi di euro/anno).

    Un sesto pacchetto di sanzioni è sul tavolo di Bruxelles, ma si cerca di capire come tagliare le entrate energetiche della Russia senza andare incontro a gravi ripercussioni per l’economia europea, cercando vie alternative per l’importazione di greggio in Europa. Lunedì, in occasione del 15° dialogo di alto livello sull’energia che si è tenuto a Vienna, la commissaria europea competente, Kadri Simson, ha chiesto ai Paesi produttori di gas e petrolio dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio (OPEC) “di agire in modo responsabile e a considerare la loro capacità di aumentare le forniture sui mercati internazionali, in particolare dove la produzione non raggiunge la piena capacità”.

    Simson ha ribadito quanto già avevano espresso i Paesi membri del G7 (Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito) in una dichiarazione congiunta di inizio marzo, sottolineando il ruolo dell’OPEC per allentare le tensioni sull’energia mercati a causa della guerra in Ucraina. La replica dell’OPEC è stata fredda e alla richiesta di aumentare le forniture il segretario generale Mohammad Barkindo ha risposto che “sulla volatilità del mercato, gli attuali sviluppi geopolitici in Europa, insieme alla pandemia di Covid-19 in corso, hanno creato un mercato estremamente volatile e che questi ‘fattori non fondamentali’ sono al di là del controllo dell’OPEC”.

    Underscoring the importance of multilateralism in addressing global challenges, the SG quoted the late Kofi Annan, who said: “Cooperation is no longer a choice but a clear imperative.”

    — OPEC (@OPECSecretariat) April 11, 2022

    La Commissione europea sta elaborando proposte per un embargo petrolifero come hanno fatto già altri Paesi come Canada e Stati Uniti, che però dipendono meno dall’approvvigionamento russo rispetto all’UE. I Paesi membri dell’UE sono divisi sulla possibilità di percorrere la stessa strada, in particolare è la Germania a frenare l’iniziativa considerando insostenibile il taglio immediato alle forniture in entrata da Mosca. Ieri un gruppo di istituti di ricerca economica tedeschi ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che un embargo immediato sulle forniture russe di petrolio e gas all’UE potrebbe far finire l’economia tedesca in una “forte recessione”, stimando una contrazione del PIL tedesco di circa il 2,2 per cento nel 2023.

    Ma non è solo Berlino a frenare. Oltre alla Germania, altri Stati membri, come Austria e Ungheria, sarebbero contrari all’inclusione di un embargo petrolifero nel sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia Nel quadro dei suoi obiettivi climatici, l’UE ha già previsto una riduzione sul consumo di petrolio del 30 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. Da prima dell’invasione effettiva dell’Ucraina, la Commissione Europea si sta muovendo velocemente sulla scena internazionale per arrivare prima dell’estate con una nuova strategia per un dialogo internazionale sull’energia, con cui Bruxelles punta a sostenere gli Stati membri nei loro contatti internazionali per le forniture energetiche che non siano con la Russia.

    Per il momento la comunicazione è calendarizzata lo stesso 18 maggio, quando Bruxelles dovrà presentare i dettagli del suo piano ‘REPowerEU’ per l’indipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2027. Indipendenza che deve passare attraverso nuovi fornitori, tanto che la Commissione UE sta lavorando per un nuovo “partenariato multisettoriale” con i Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Oman, Qatar) che sono i principali fornitori internazionali di idrocarburi, i componenti essenziali del petrolio greggio, dei gas naturali e di altri combustibili. L’iniziativa è tesa “a vedere con occhi nuovi le relazioni tra l’UE e il Golfo” sostiene Bruxelles, soprattutto sul piano della sicurezza energetica dell’UE. Uno dei pilastri su cui si fonderà il “futuro dialogo” con i Paesi del Golfo è proprio dedicato all’energia e alla transizione verde.

    Tags: petroliorussiaukraineunione europea

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