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    Home » Economia » Piano Juncker per la crescita, a che punto siamo?

    Piano Juncker per la crescita, a che punto siamo?

    Dopo mesi di preparazione, l'arma studiata dalla Commissione per rilanciare gli investimenti in Europa dovrebbe diventare pienamente operativa dalla seconda settimana di ottobre

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    1 Ottobre 2015
    in Economia

    Bruxelles – Cavallo di battaglia di Jean-Claude Juncker fin dalla campagna elettorale, a giorni dovrebbe diventare pienamente operativo il piano di investimenti da 315 miliardi per rilanciare la crescita nell’Unione europea. Perché il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), che è il cuore pulsante del progetto, diventi operativo mancano ormai solo pochi passaggi formali. Il 6 ottobre, la commissione economica del Parlamento europeo ascolterà in audizione i candidati proposti dal comitato direttivo della Bei per i posti di direttore generale e vicedirettore generale del Fondo. Poi, ad approvazione avvenuta, il Feis sarà dichiarato operativo: potrebbe essere, stimano dalla Commissione, già dalla seconda settimana di ottobre.

    Obiettivo dichiarato del cosiddetto Piano Juncker è quello di mobilitare 315 miliardi in tre anni da investire in tutti i ventotto Paesi Ue, nei settori più diversi: dalle infrastrutture, all’istruzione, alla ricerca, concentrandosi in particolare sulle piccole e medie imprese. Secondo le stime della Commissione, nei prossimi tre anni il piano dovrebbe portare tra i 330 e i 410 miliardi di euro di Pil in più e creare da 1 a 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro nell’Ue.

    La Commissione ha adottato la proposta legislativa già a gennaio, ma come sempre in questi casi l’entrata in vigore non è immediata. Gli Stati l’hanno approvata all’unanimità il 10 marzo, il Parlamento europeo l’ha votata in commissione il 20 aprile. A maggio Consiglio e Parlamento hanno trovato un accordo politico sul regolamento relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, prendendo contestualmente una decisione chiave per gli Stati: i contributi al piano Juncker non saranno presi in conto dalla Commissione per valutare il rispetto del Patto di Stabilità. Il 24 giugno è arrivato anche il via libera dalla Plenaria del Parlamento europeo, a luglio Bei e Commissione hanno firmato gli ultimi accordi e ora il piano dovrebbe essere pronto a partire.

    La dote iniziale del piano è ben inferiore ai 315 miliardi che si punta a mobilitare: il Feis avrà un capitale iniziale di 21 miliardi di euro: 5 stanziati dalla Bei e 16 dai fondi di bilancio Ue. Di questi, 8 sono risorse fresche, mentre gli altri arrivano da risorse già stanziate e ricollocate, sottraendole a programmi di ricerca tra cui Orizzonte 2020. Poi ci sono i contributi volontari da parte degli Stati, diversi dei quali hanno già annunciato di essere pronti a fare la loro parte. La prima è stata la Germania che in febbraio ha annunciato di volere mettere a disposizione 8 miliardi di euro, così come hanno fatto in seguito anche Francia, Italia e Polonia. La Spagna ci metterà 1,5 miliardi di euro, il piccolo Lussemburgo 80 milioni, la Slovacchia 400 milioni e la Bulgaria 100. I più generosi sono i britannici che parteciperanno al piano con 6 miliardi di sterline e cioè circa 8,5 miliardi di euro, il contributo più elevato. Bisogna ricordare che gli Stati non hanno alcuna garanzia che i fondi versati siano utilizzati per finanziare progetti all’interno del proprio Paese.

    Pochi giorni fa è arrivato anche il primo annuncio di contributo da parte di un Paese terzo: la Cina. “Per la prima volta ho portato il road show sul piano di investimenti fuori dall’Europa, a Singapore”, ha spiegato il commissario agli Investimenti, Jyrki Katainen, che è tornato forte dell’impegno di Pechino a contribuire al piano. “I cinesi non hanno voluto fare cifre, hanno un approccio pragmatico: l’entità degli investimenti dipende dal numero di buoni progetti”, assicura Katainen, secondo cui si tratterà comunque di “cifre notevoli”.

    Se è vero che l’Efsi sarà operativo soltanto tra pochi giorni, il piano Juncker ha comunque già cominciato a produrre i primi effetti. Il Consiglio europeo dello scorso dicembre aveva chiesto alla Banca europea per gli investimenti di “avviare le attività avvalendosi di fondi propri a partire da gennaio 2015”. E così è stato: la Banca europea per gli investimenti ha già approvato una serie di pre-finanziamenti per un totale di 9 progetti. Tra questi anche il programma di modernizzazione del gruppo siderurgico italiano Arvedi. E poi un progetto danese sulle energie pulite, tre progetti spagnoli, uno sulle biotecnologie, uno sulla ricerca medica nel campo dei farmaci plasmaderivati e il terzo per la trasmissione e distribuzione di gas, uno francese sull’efficienza energetica degli edifici residenziali, uno finlandese di una fabbrica ecologica di pasta per carta, uno irlandese per una rete centri di cure primarie e servizi medici generici e un progetto austriaco per la costruzione e ristrutturazione di tre ospedali.

    Progetti selezionati per il momento dalla Bei. Ma non appena l’Efsi entrerà in funzione a scegliere sarà il “comitato per gli investimenti” interno al Fondo, composto da otto esperti indipendenti e presieduto dal direttore generale del Feis. Tutti i progetti esistenti e futuri di tutta l’Europa saranno raggruppati su un “portale dei progetti di investimento europei”, pensato per aumentare la trasparenza e massimizzare la partecipazione degli investitori privati. Il sito dovrebbe essere operativo entro la fine del 2015.

    Anche le piccole e medie imprese hanno già iniziato ad usufruire delle risorse del Fondo europeo per gli investimenti strategici. A consentirlo una decisione del consiglio dei governatori della Banca europea per gli investimenti secondo cui le risorse potranno essere messe a disposizione delle imprese dal Fondo europeo per gli investimenti, che fa parte del gruppo Bei, che consentirà di coprire il rischio delle operazioni. In Italia il Fondo europeo per gli investimenti e la Banca di Credito Emiliano hanno firmato un accordo per aumentare i prestiti alle Pmi con 550 milioni per oltre 14mila aziende.

    Tags: CommisionecrescitainvestimentiPiano Junckerue

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