- L'Europa come non l'avete mai letta -
mercoledì, 22 Luglio 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Con il Mediterraneo in fiamme, l’Unione europea muore

    Con il Mediterraneo in fiamme, l’Unione europea muore

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    12 Luglio 2012
    in Non categorizzato

    Nel Mediterraneo si sta giocando una partita delicatissima. Da un lato la crisi siriana (armata) e quella egiziana (costituzionale), che sono legate a quella iraniana, dall’altro la crisi algerina, che è legata a quelle in corso nel Mali, nel Sudan, in Somalia e in Nigeria (e quindi ad Al Qaida e al Pakistan e all’Afghanistan, e ai paesi del Golfo – GCC).

    La crisi siriana è lo sbocco naturale (preconfezionato) delle presunte rivoluzioni gelsomino che si sono propagate nel Nord Africa nel 2010-2011: restaurare la guerra fredda europea in chiave mediorientale (e nel pacifico in chiave sud asiatica). Per l’Europa, la chiave di lettura è l’Africom dell’esercito USA che è temporaneamente in Germania ma che, liberata la Libia, avrebbe dovuto spostarvi la sua sede. L’Africom ha una valenza geopolitica globale, visto che serve a riequilibrare le rispettive aree di interesse cinesi e americane in Africa. Con buona pace dell’Europa, e in particolar modo di FranceAfrique che ormai non esiste più (sarà interessante vedere se ancora il prossimo 14 luglio la legione straniera sfilerà sui Campi Elisi). Mentre la sesta flotta di stanza a Napoli rientra nelle logistiche operative del trattato della Nato (burden sharing), le basi USA in Sicilia e l’Africom servono solo al gioco globale americano con Russia e Cina. La psyops americana sulle rivoluzioni dei gelsomini (come per quelle colorate nelle aree di influenza russa) insiste che anche in Siria la richiesta popolare sia di un cambio di regime. Gli americani ostentano ignorare che in Siria esisteva da decenni un’importante base militare russa (la più importante nel Mediterraneo, fuori dal Mar Nero) e che circa 100.000 “tecnici” russi sono di stanza nel paese. La Turchia si trova nella sgradevole situazione di dover “obbedire” alle richieste statunitensi, pur temendo le conseguenze che vengono dal fatto che il 70% del gas che transita nei suoi tubi viene direttamente o indirettamente dalla russa Gasprom e che Israele non ha ancora superato lo choc della “Flotilla” (se a questo si aggiunge che la visita di Putin in Israele è stata un grande successo politico e diplomatico, la Turchia è in grave affanno). Mentre nei negoziati di Ginevra si è proposta la mediatica rottura tra USA e Russia sulla Siria, in verità esisterebbe un accordo negoziato ben più segretamente. Vediamo di che si tratta.

    Dopo la crisi jugoslava, la crisi siriana, esattamente 20 anni dopo, permette agli USA di mantenere lo statu quo in Europa evitando che si costruisca una qualsivoglia unione politica (o peggio di difesa). L’unica unione europea funzionale agli interessi anglo-americani è quella del mercato (che possibilmente deve fondersi con l’EFTA). Gli aspetti fiscali e monetari sono, come già erano, considerati come un’interferenza nel ruolo egemonico dell’Occidente che spetta di diritto agli USA (e in Europa al Regno Unito). Con la Russia, gli Stati Uniti stanno discutendo da tempo del futuro dell’area artica e euroasiatica (in chiave possibilmente anti cinese). La Russia del rieletto Putin ha alzato il prezzo dell’accordo. Dopo aver già dimostrato la sua capacità di azione in Kosovo, in Georgia e in Ukraina, adesso punta dritta allo scambio: Asia centrale contro medio oriente (fatto salvo l’Iran). L’obiettivo russo è di avere il controllo sul 50% delle risorse gasiere mondiali, entro il 2020. D’altra parte, gli USA vogliono mantenere il controllo sulle riserve mediorientali di petrolio (GCC). L’accordo di scambio si potrebbe fare se non fosse per l’interferenza tedesca e italiana negli affari gasieri e petroliferi. In questo, la Francia è relativamente neutrale e più allineata agli USA. Il cambio di regime abilmente costruito dalla perfida Albione in Italia e le pressioni enormi degli americani su Berlino non bastano. Ecco che la guerra “mondiale” nel Mediterraneo serve a questi propositi. L’accordo russo-americano è ai danni dell’Europa in quanto unione.

    I giochi degli spread e dei debiti e delle riforme strutturali non stanno dando gli effetti sperati nei tempi (brevi) necessari agli USA. A questo potrà servire l’esplosione dell’Algeria (che avrebbe dovuto tenere elezioni presidenziali nel 2012, proprio 50 anni dopo la sanguinosa indipendenza dalla ottusa Francia di De Gaulle). Sperando che l’Europa non rovini la festa elettorale di Obama (ammesso che non si rovini da solo) con ulteriori crisi finanziarie, la sottomissione dell’Europa all’Occidente americano (non più egemonia ma puro dominio) dovrebbe arrivare nel 2013-2014. Intanto, non si sa mai, si prepara la seconda bomba ad orologeria tramite Mali, Sudan, Somalia e Nigeria. Sulla questione dell’islamismo radicale sono tutti d’accordo (Cina, Russia e USA): si deve combattere, vincendo.

    In Mali, come in Nigeria, Sudan e Somalia, si sono instaurati gruppi qadisti importanti che controllano territori e risorse. E pensare che l’UE parlava della rivolta dei Tuareg in Mali (poveri illusi!). L’asse tra le forze islamiste di questi quattro paesi e la Libia (liberata!) è cosa già fatta. L’Algeria, il paese più serio del Nord Africa, ancora non è entrato nella guerra islamica. Tuttavia, non possiamo ignorare che l’attuale governo e il presidente sono in fine corsa e che già 20 anni fa l’Algeria ha vissuto una guerra civile islamista (anche se a quel tempo gli islamisti erano foraggiati dalle corporation americane del petrolio e del gas).

    Se il Mediterraneo esploderà sarà colpa dell’Europa che è stata incapace di offrire un quadro di adesione economica e sociale adeguato (la ridicola politica di vicinato ne è un esempio; l’insulsa politica sull’emigrazione ne è un altro; l’opposizione all’ingresso della Turchia è il terzo; ecc…). Il risultato netto sarà la fine dell’Unione europea (dove non arrivano gli spread arriva Allah). Quanto all’Italia, la situazione di approvvigionamento energetico si farà estremamente critica, con evidenti e prevedibili fortissime ripercussioni sociali ed economiche.

    Paolo Raffone

     

    Tags: egittofranciaisraelelibyamalimeditarraneosiriaturchiausa

    Ti potrebbe piacere anche

    Photo de Jorge Fernández Salassur Unsplash
    Politica Estera

    ‘Made in insediamenti’, non tutte le merci diversamente israeliane avrebbero i dazi UE

    22 Luglio 2026
    Net & Tech

    Quattro europei su 10 contro la tassa UE sulle maggiori big tech al mondo, i dati di Polling Europe Euroscope

    20 Luglio 2026
    Photo de mostafa merajisur Unsplash
    Diritti

    Domande d’asilo giù dell’11 per cento sul 2025, i tre quarti in Italia, Spagna, Francia e Germania

    16 Luglio 2026
    Da sinistra a destra l’eurodeputata de ‘La Sinistra’, Hanna Gedin, la co-presidente della European Left Alliance, Catarina Martins, l’eurodeputata de ‘La Sinistra’, Manon Aubry, e l’eurodeputata de ‘La Sinistra’, Isabel Serra Sánchez durante la cerimonia di chiusura delle firme. Crediti: Lillo Mendola
    Politica Estera

    “Justice for Palestine”, si chiude la raccolta firme per la sospensione dell’accordo UE-Israele

    15 Luglio 2026
    Tribunale Corte penale internazionale e crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, 2022. Crediti: Clemente Marmorino via Imagoeconomica
    Politica Estera

    L’UE contro le minacce di Rubio alla Corte Penale Internazionale: “Inaccettabili”

    14 Luglio 2026
    Coalizione dei volenterosi [Parigi, 13 luglio 2026. Foto: Eliseo]
    Politica Estera

    Difesa, i ‘volenterosi’ danno vita alla Coalizione antimissile balistico

    14 Luglio 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Marcinelle Italiani Belgio

    La Commissione propone l’8 agosto come ‘giornata europea per le vittime degli incidenti sul lavoro’

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Luglio 2026

    Fitto: "La scelta un simbolo per onorare le vittime, accrescere la consapevolezza sull’importanza della salute e della sicurezza sul lavoro...

    Mani scrivono al PC. Crediti: Thomas Lefebvre via Unsplash

    La Commissione registra l’iniziativa dei cittadini per sistemi di identità digitale e di verifica dell’età “rispettosi della privacy”

    di Iolanda Cuomo
    22 Luglio 2026

    Bruxelles - L'iniziativa dei cittadini europei (ICE) "Fermiamo la distruzione di Internet: niente identità digitale e niente verifica dell'età" -...

    Registro - Passaporto - UE

    Carta d’identità per ogni bene in commercio: l’UE lancia il Registro dei passaporti digitali dei prodotti

    di Annachiara Magenta annacmag
    22 Luglio 2026

    Bruxelles - Prende forma la carta d'identità digitale dei prodotti europei: la Commissione europea ha lanciato il Registro del Passaporto...

    Carlo Comporti. Source: Imagoeconomica

    I Ventisette scelgono l’italiano Comporti per la guida dell’ESMA, Giorgetti: “Riconoscimento alla persona e all’Italia”

    di Giulia Torbidoni
    22 Luglio 2026

    Soddisfazione anche da Irene Tinagli (PD): "Ora il Parlamento europeo dovrà esprimersi per confermare questa scelta, frutto di un ottimo...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione