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    Home » Gli italiani abbandonano le cucine del Consiglio UE: Standard troppo bassi

    Gli italiani abbandonano le cucine del Consiglio UE: Standard troppo bassi

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    21 Novembre 2012
    in Senza categoria

    Dal primo gennaio prossimo (e almeno fino al 2017) non sarà più la compagnia italiana UniJolly a fornire i pasti ai dipendenti del Consiglio Europeo e a ideare e realizzare i menù per i summit dei Capi di Stato. Dopo cinque anni, al suo posto subentrerà la società belga, la ISS Catering, con sede in Vilvoorde nelle Fiandre, la terra di Herman van Rompuy, a due passi da Bruxelles. Il presidente del Consiglio potrà così sentire anche al lavoro i sapori della sua terra (cozze con patate fritte e spezzatino alla birra ne sono i piatti forti, conosciuti in tutta Europa)

    Dobbiamo preoccuparci? Francesco Lupi, attuale responsabile del servizio catering di gestione nostrana diplomaticamente rassicura: “Non credo che ci saranno grandi cambiamenti e i nuovi incaricati saranno obbligati a mantenere una parte dei dipendenti. Forse ci sarà addirittura una maggiore varietà nel menù”.

    Riguardo al passaggio di testimone l’italiano afferma: “E’ giusto che ci provi qualcun altro. Le condizioni che ci erano state proposte in sede di gara d’appalto per il rinnovo avrebbero significato, per i nostri standard e per il modo in cui siamo abituati a lavorare, un abbassamento della qualità inaccettabile. Durante l’ultima fase di selezione eravamo rimasti in quattro; noi abbiamo deciso di ritirarci perché non eravamo d’accordo sulla proposta economica. Ognuno fa il suo mercato e l’offerta che ci è stata presentata non era adeguata al livello qualitativo che siamo abituati a proporre”.

    Durante il management italiano la cucina del Lipsius è stata la favorita da molti degli impiegati delle istituzioni. In orario di pausa pranzo numerosi gruppi di stagiaires e dipendenti affluiscono appositamente da ogni lato di Place Schuman (e dintorni) al piano seminterrato del Consiglio per rifocillarsi con i piatti caldi e freddi, ma mai preconfezionati – tiene a precisare Lupi – che i cuochi propongono ogni giorno e che rendono la mensa del Consiglio la preferita rispetto a quella (davvero scadente al palato) della Commissione e quella (appena meglio) del Parlamento Europeo, la cui gestione è al momento in mano alle società Sodexho e EURest.

    Il motivo di cotanta ammirazione per la mensa del Consiglio – amata soprattutto dagli europei del Sud – va ricercato, probabilmente, nella capacità che la cucina proposta dagli italiani aveva nell’unire il savoir – faire nostrano alla necessità di assecondare gusti più “continentali”. Accanto al buffet di verdure fresche, allora, varie proposte per piatti a base di pesce e carne; piatti freschi con ingredienti di stagione e una varietà di dolci. Ogni giorno c’è una specialità che viene da uno dei ventisette paesi dell’Unione, ma il piatto forte è stata la pasta: ogni giorno due ricette, quasi sempre di gran gusto (almeno per il Belgio). C’è poi un’area grill, specializzata in cibi cotti alla griglia e una caffetteria, rifugio discreto che con i suoi enormi vassoi di croissants caldi ritempra giornalisti durante le lunghe veglie dei Consigli Europei.

    Per il momento noi “europei del sud” non possiamo che dare fiducia alla gestione belga, nell’attesa però che, il giugno prossimo, la UniJolly partecipi al bando di concorso per l’appalto del catering della Commissione Europea e allora, in caso di vincita, speriamo che anche dall’altro lato di Place Schuman gli italiani possano farsi riconoscere come in questi anni.

    Loredana Recchia

    Tags: consiglio europeoIstituzionimensaunijolly

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