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Israele vuole (ancora) nuove colonie,

Israele vuole (ancora) nuove colonie, "Ferma opposizione" dell'Ue

Gerusalemme progetta 5mila nuove abitazioni, molte in un nuovo insediamento strategico
Ashton: “Mettono in pericolo la continuità geografica tra Gerusalemme e Betlemme”

Israele continua nel suo piano di espansione degli insediamenti illegali nei territori palestinesi, una strategia che ha subito una brusca accelerazione dopo il riconoscimento formale della Palestina, come Stato osservatore all’Onu. E non si è fatta attendere questa la volta la ferma condanna dell’Ue che, attraverso l’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton, ha fatto sapere che l’Europa “si oppone a questo piano che mina seriamente le prospettive di una soluzione negoziale del conflitto compromettendo la possibilità di un creare uno Stato palestinese, con Gerusalemme capitale comune delle due nazioni”.

Israele ha annunciato ieri un piano per costruire 3.600 nuove case, di cui 2.600 a Givat Hamatos, un nuovo insediamento a est Gerusalemme, e il resto in Cisgiordania. Proprio lunedì scorso il Governo di Gerusalemme, aveva autorizzaro anche l’ampliamento, con la costruzione di altre 1.500 case, dell’insediamento già esistente di Ramat Shlomo. Gli stessi Stati uniti, principale alleato mondiale di Israele, hanno espresso, con inusitata fermezza, la loro contrarietà. La portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nulands, ha dichiarato ieri: “Questi annunci ripetuti e piani per nuove costruzioni vanno contro il processo di pace. I leader israeliani dicono continuamente che sono favorevoli a una soluzione a due Stati, ma queste azioni non fanno altro che mettere questo obbiettivo a rischio”.

La strategia del premier Benjamin Netanyahu, per accattivarsi l’elettorato conservatore del Likud in vista delle elezioni nazionali del prossimo mese, preoccupano gli stessi ufficiali del suo esercito. Secondo alcune fonti del quotidiano inglese, Daily Telegraph, i militari hanno paura che gli Stati Uniti allentino la pressione che stanno facendo sull’Onu per evitare condanne più forti e risoluzioni contro Gerusalemme, e lascino il Palazzo di vetro più libero di esprimersi sul conflitto mediorientale. Sta di fatto che le diplomazie europee sono in fibrillazione. In diversi Paesi europei, Gran Bretagna inclusa, gli ambasciatori di Gerusalemme sono stati convocati per riceve lamentele formali sul piano di espansione. Quattro membri del Consiglio di sicurezza Onu, Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo, sarebbero in procinto di rilasciare un comunicato congiunto di condanna.

Lo stesso segretario generale, Ban Ki-moon, ha chiesto a Israele di “smettere di percorrere questo cammino pericoloso, che mette in pericolo la prospettiva di un ripristino dei dialoghi e di un futuro pacifico tra palestinesi e israeliani”. Secondo Ban Ki-moon: “Anche se bombe e razzi hanno smesso di cadere su Gaza e Israele, e ora più che mai chiaro che la pace deve essere più che un’assenza di guerra”. Quello che preoccupa principalmente gli Stati occidentali è il nuovo piano di costruzione a Givat Hamatos, un insediamento nuovo di zecca, cosa che non accadeva da 15 anni, in una zona che, come a spiegato anche la Ashton “taglierebbe la continuità geografica tra Gerusalemme e Betlemme” mettendo in pericolo la continuità, e quindi la possibilità di esistere, di uno Stato Palestinese. Per questo la rappresentante della politica estera dell’Ue ha concluso: “Mi oppongo fortemente a questa espansione senza precedenti degli insediamenti attorno a Gerusalemme”.

 Alfonso Bianchi

Per saperne di più:
Israele allarga le colonie, Ashton: “Minaccia a soluzione di pace” (9 novembre 2012)
L’Onu riconosce la Palestina, l’Ue: “Parte della soluzione del conflitto”
L’Europa importa più dalle colonie israeliane che dalla Palestina

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