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    Home » Economia » Parlamento polemico con la Commissione: “Made In” sia obligatorio

    Parlamento polemico con la Commissione: “Made In” sia obligatorio

    Il testo proposto dalla Commissione bloccato per l'indecisione degli Stati membri. Muscardini (Ecr): “L'Ue si dimostra incapace di difendere i diritti dei propri cittadini”

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    17 Gennaio 2013
    in Economia
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    Il testo proposto dall’esecutivo di Bruxelles bloccato per l’indecisione degli Stati membri
    Muscardini (Ecr): “L’Ue si dimostra incapace di difendere i diritti dei propri cittadini”

     Il Parlamento europeo torna a chiedere all’Ue di rendere obbligatorio l’uso del marchio d’origine per i beni importati da paesi terzi. I deputati criticano la decisione della Commissione di ritirare il regolamento sul “Made in”, proposto in passato e che aveva ricevuto il forte sostegno dell’Aula nel 2010, e con una relazione di Cristiana Muscardini (Ecr) hanno chiesto una nuova proposta.

    “Il mercato globalizzato porta sviluppo solo se le regole sono comuni e condivise” ha dichiarato Moscardini durante un dibattito con il commissario europeo per il Commercio Karel de Gucht, aggiungendo che “l’Europa non può dirsi giusta verso i propri cittadini se non è capace di difenderne i diritti”, e per questo ha sollecitato un incontro con Commissione e Consiglio per superare l’impasse.

    Il problema è nato perché gli Stati membri non sono riusciti a mettersi d’accordo sulle regole per l’indicazione obbligatoria per i prodotti importati nell’Ue come abiti, scarpe e gioielli, aprendo così la strada a quelli che per i deputati europei è una concorrenza sleale tra imprese Ue e i loro concorrenti dei Paesi terzi. Secondo il Parlamento solo un’etichettatura con l’indicazione della nazione d’origine di un prodotto può garantire una scelta informata da parte dei consumatori.

    Su questa relazione si sono trovati d’accordo tutti i gruppi politici. La sinistra della Gue/Nge con Helmut Scholz ha dichiarato: “I cittadini non vogliono sapere il nome del Paese di origine, questo è un primo passo. In una realtà sempre più integrato nell’economia mondiale, è importante per i consumatori che i diritti sociali e umani sono stati rispettati, che i prodotti siano fabbricati in modo ecologico e non siano nocivi”.

    Niccolò Rinaldi, portavoce del liberali dell’Alde su questo regolamento, ha invece affermato: “L’Unione europea deve dare un segnale forte e concreto sia ai consumatori che alle imprese che non hanno delocalizzato e continuano a produrre in Europa”. Per Rinaldi “la Commissione non può ignorare il Parlamento, che si è già chiaramente espresso a favore del regolamento. La vera domanda è perché due anni dopo la votazione in prima lettura, il Consiglio non ha ancora deliberato?”.

    A. B.

    Tags: made inregolamentorinaldistrasburgoue

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