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    Home » Editoriali » Limitare i bonus dei banchieri? Una follia per l’establishment britannico

    Limitare i bonus dei banchieri? Una follia per l’establishment britannico

    Elido Fazi di Elido Fazi
    25 Febbraio 2013
    in Editoriali

    BanchieriLa proposta del Parlamento Europeo di mettere un cap, cioè un cappello si potrebbe dire, sui bonus milionari di banchieri che hanno fatto danni non solo all’Irlanda, ma soprattutto la Gran Bretagna, che è il Paese che ha dovuto spendere più soldi pubblici in Europa per salvare le banche, sta sollevando un’ondata di sdegno da parte dei banchieri milionari. Insomma, la proposta del parlamentare verde belga Philippe Lamberts, sembra aver colpito nel segno. Alcuni banchieri piangono miseria, così facendo si rovina la City di Londra, che, nonostante l’introduzione dell’Euro nel 1999, è riuscita a rimanere finora il centro finanziario dell’Europa, anche se il Regno Unito era rimasto aggrappato alla Sterlina.


    Il tentativo di Bruxelles, sempre secondo i banchieri, che sulle remunerazioni non capiscono che all’infuori di loro stessi nessuno ha mai apprezzato le loro assurde e ingiuste politiche salariali, è un vile disegno per mettere dei limiti agli hedge funds e quindi affossare l’odiato capitalismo finanziario anglo-sassone. Insieme alla Unione Bancaria europea, il cap è il big bazooka per affondare la City. A nessuno di loro passa per la testa che forse l’eccessiva disinvoltura dei banchieri della City ha portato a un eccessivo risk-taking e quindi al fallimento di banche come la Royal Bank of Scotland i cui cocci sono stati reincollati dai pagatori di tasse britannici. Il tentativo di Bruxelles, secondo loro, è una forma di populismo di bassa lega.

    Insieme alla Tobin Tax, sostengono, che anche se non approvata dal Regno Unito, avrà effetti sulla City, si sta cercando di affossare l’industria finanziaria inglese, che ancora nel 2011 ha rappresentato il 26% delle esportazioni inglesi. Ancora più pericoloso è la sfida che proviene dalla Banca Centrale Europea che, con l’appoggio sia della Francia che della Germania, vorrebbe ogni clearing house responsabile per le securities in Euro all’interno dei Paesi dell’Eurozona. In pratica, questo potrebbe stare a significare uno spostamento del trading in bonds denominati in Euro da Londra a Francoforte e in parte a Parigi. Come possiamo capire non è una questione che riguarda noi semplici cittadini. A noi dove avvenga il trading interessa poco.  Sembra una cosa ragionevole che se la BCE o chi per lei deve salvare una clearing house in caso di emergenza, è meglio che questa stia dentro i confini dell’Eurozona.


    Certo è giusto che gli inglesi comincino a preoccuparsi che la loro industria finanziaria al di fuori dell’Euro e forse dell’Europa potrebbe non rivedere più i grandi fasti del passato, visto che hanno deciso di non far parte della Unione Bancaria che si sta costruendo quest’anno. Non è certo pura paranoia immaginare che un giorno la City potrebbe finire ad essere periferia, nel mondo finanziario, con il trading di titoli in Euro che si sposta a Francoforte, mentre altre attività internazionali si spostano a New York o Honk Kong. Forse i governanti inglesi la dovrebbero considerare una conseguenza naturale delle loro scelte. Il fatto che i Conservatori inglesi non facciano più parte dei gruppi di Centro-Destra del Parlamento non ha certo giovato a Cameron a mantenere influenza. E poi mi piacerebbe sapere: ma cosa racconta Cameron ai suoi elettori? Possibile che i cittadini inglesi che non lavorano nelle banche si possano preoccupare perché il Parlamento Europeo vuole limitare i bonus milionari dei loro banchieri? Noi ci lamentiamo che i nostri concittadini ci hanno regalato Berlusconi per un ventennio. Ma come fa Cameron a convincere quelli che lo hanno votato che lui sta conducendo una giusta battaglia a Bruxelles per mantenere intatti i bonus dei banchieri? Neanche il più grande venditore della terra, il nostro Silvio, ci riuscirebbe.

    Elido Fazi

    Tags: banchieribonuscameronelido fazi

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