- L'Europa come non l'avete mai letta -
martedì, 18 Agosto 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Editoriali » Che cosa dovrebbe fare ora la Banca Centrale Europea per alleviare la crisi?

    Che cosa dovrebbe fare ora la Banca Centrale Europea per alleviare la crisi?

    Elido Fazi di Elido Fazi
    18 Novembre 2013
    in Editoriali

    Bce notteWolfgang Munchau, sul «Financial Times» di oggi, si chiede: cosa dovrebbe fare ora la Banca Centrale Europea? Secondo Munchau ormai non ci sono più molte cartucce tradizionali da sparare – si può portare il tasso di interesse dallo 0,25% allo 0% e si può rendere negativo il tasso di deposito delle banche commerciali, che è già zero –, eppure c’è assoluto bisogno di stimolare l’economia. Munchau suggerisce di ricorrere a manovre non convenzionali simili ai quantitative easing che hanno portato avanti gli Stati Uniti, il  Regno Unito e il Giappone. Non c’è nessun dubbio, guardando i dati relativi alla crescita e alla disoccupazione, che le manovre espansive della Fed sono state più efficaci di quelle della BCE.

    Certo le posizioni di Munchau sono più plausibili di quelle del falco Hans-Werner Sinn, che si lamenta che i risparmiatori tedeschi sono penalizzati dall’abbassamento del tasso di interesse, ma allo stesso tempo vorrebbe continuare a godere di una situazione Deutschland über alles, con tassi sul debito pubblico tedesco simili a quelli dei paesi che hanno fatto manovre di quantitative easing e tassi per i fondi pensioni e in generale per i risparmiatori tedeschi simili a quelli che paga il governo italiano.

    Munchau sembra anche essere pessimista sulla decisione che la Corte costituzionale tedesca, su richiesta della Bundesbank, prenderà presto sul programma OMT, l’Outright Monetary Transactions, le Operazioni Monetarie Definitive annunciate dal Consiglio direttivo della BCE il 2 agosto del 2012 e illustrate nel dettaglio il 6 settembre 2012, dopo l’ormai celebre discorso del whatever it takes fatto a Londra il 26 luglio. Sembra che la Corte si stia orientando verso una posizione critica. In questo caso, anche se il verdetto dovesse essere mascherato da parole molto soft, non c’è dubbio che gli investitori farebbero le loro considerazioni. Secondo Munchau a questo punto la BCE deve pensare a un piano B. Munchau suggerisce un quantitative easing all’americana.

    Sono d’accordo con Munchau che la BCE debba cominciare a pensare a politiche monetarie innovative. Ma siamo sicuri che il quantitative easing all’americana sia la ricetta migliore? Io credo di no. Possiamo fare meglio tenendo conto proprio dell’esperienza americana. Il primo punto da prendere in considerazione è che in Europa il quantitative easing non raggiungerebbe il primo obiettivo di una politica monetaria intelligente, il più urgente secondo tutti, cioè quello di far tornare il credito verso le piccole e medie imprese, trattate come paria dalle banche, che si sono intascate i soldi della BCE al tasso oggidello 0,25% e hanno continuato a negare crediti alle imprese che ne hanno bisogno. Come ha affermato spesso Draghi, si è rotta “la cinghia di trasmissione” della politica monetaria.

    Sia in America che in Europa i contribuenti sono stati torchiati per salvare con soldi pubblici banche che avevano agito in modo dissennato (senza, tra l’altro, che nessuno dei banchieri avesse il coraggio di rinunciare anche parzialmente ai suoi compensi milionari), ma almeno negli Stati Uniti il credito ha cominciato a riaffluire verso le aziende, le banche hanno ricominciato a fare il loro mestiere, concedere prestiti alle imprese e mutui ai cittadini che vogliono comprare una casa. In Europa, con l’eccezione della Germania, no! In Italia, nel 2012, le banche hanno ridotto i finanziamenti alle imprese di 44 miliardi.

    Solo i soliti noti, gli amichetti delle banche, grandi leader da salotto (quelli buoni, naturalmente), riescono a farsi finanziare. Marco Tronchetti Provera, uno che ha sempre combinato guai per gli azionisti delle sue aziende (ad eccezione di se stesso) non ha avuto problemi a trovare finanziamenti: «Lo hanno salvato dall’avventura in Telecom; gli hanno finanziato e rifinanziato i tanti debiti dell’immobiliare e delle sue holding di controllo; lo hanno mantenuto in sella a Pirelli con un patto di sindacato. Ora le banche (Intesa e Unicredit) investono pure 230 milioni di capitale in una scatola non quotata, al solo scopo di permettere a Tronchetti di comandare per altri quattro anni… A parte i prestiti già erogati alle varie holding e attività immobiliari del gruppo (non molto utili alla crescita), con il patrimonio di vigilanza assorbito dai 230 milioni si sarebbero potuti erogare quasi 700 milioni di mutui residenziali», ha scritto Alessandro Penati sulla «Repubblica».

    Non ha forse ragione Federico Rampini quando dice, nel suo ultimo libro, Banchieri (che vi raccomando): «I grandi banditi del nostro tempo sono i banchieri… Pochi banditi della storia furono così abili e sfacciati nel difendersi da ogni castigo, e rovesciare sulla collettività il prezzo delle loro azioni»? Tanto abili e sfacciati che qualcuno di loro, come Corrado Passera, ad esempio, vuole ora proporsi come leader politico.

    Di questo, Munchau è pienamente cosciente. Il quantitative easing non raggiungerebbe le piccole e medie imprese. Munchau suggerisce di tener conto di questo e di istituire uno schema simile a quello messo in piedi dalla Banca d’Inghilterra, il Funding for Lending Programme o qualcosa di simile.

    C’è poi un’altra contraddizione nelle politiche di quantitative easing adottate dalla FED. La più eclatante è che, nonostante esse abbiano avuto effetti benefici sugli aggregati totali dell’economia e sull’occupazione, è anche vero che dall’inizio della moneta facile le disuguaglianze economiche in America sono aumentate. Secondo un economista dell’università di Berkeley, Emmanuel Saez, nei primi due anni della ripresa americana i redditi dell’1% che sta al top (come direbbe il Flavio Briatore di Crozza) sono aumentati dell’11,2%, mentre quelli del rimanente 99% sono scesi dello 0,4%. La politica monetaria espansiva della FED non ha fatto partire l’inflazione, cioè i prezzi dei beni di consumo, ma ha fatto rialzare di molto gli asset finanziari, soprattutto le azioni delle imprese quotate a Wall Street (il 10% delle famiglie più abbienti americane possiede l’81% delle azioni quotate). Un’altra conseguenza sgradevole di questa situazione è che il rialzo degli asset fa pensare che siamo di fronte a una nuova bolla speculativa simile a quella precedente al 2008. Secondo il matematico libanese Nassim Taleb, inventore del famoso “cigno nero”, cioè di una catastrofe così grossa che è difficile prevederla, la prossima crisi potrebbe essere peggiore della precedente. Insomma, il diluvio di liquidità che si è abbattuto sull’economia ha reso i ricchi ancora più ricchi, mentre non ha aiutato molto i cittadini medi.

    Quindi siamo d’accordo che la BCE deve cominciare a immaginare politiche monetarie più creative. Ma noi preferiremmo una politica di monetizzazione diretta del debito pubblico, che potrebbe oggi avvenire senza alcun pericolo di inflazione, considerando l’enorme eccesso di capacità produttiva nell’eurozona e la trappola della liquidità in cui siamo caduti ( l’offerta di moneta non segue l’aumento della base monetaria). Per un paese come l’Italia, se potesse pagare sul debito pubblico gli stessi tassi d’interesse che paga l’America e ridurre allo stesso tempo il livello nominale del debito, potrebbe liberare risorse finanziarie di 50-60 miliardi che potrebbero andare tutte a ridurre il cuneo fiscale. Non c’è dubbio che così il PIL ricomincerebbe a salire di sicuro del 2-3% (la riduzione del cuneo fiscale, andando a impattare sui redditi più bassi, potrebbe trasformarsi quasi tutta in consumi aggiuntivi). Avremmo risolto in gran parte molti dei nostri problemi.

    Su come potrebbe essere fatta concretamente la monetizzazione del debito e in che quantità, e come potrebbe essere suddivisa tra i vari paesi dell’Eurozona, torneremo a parlare presto.

    Elido Fazi

     

    Tags: bceelido fazi

    Ti potrebbe piacere anche

    Le Brevi

    Eurozona, il contante resta il metodo di pagamento principale

    13 Agosto 2026
    La sede della BCE illuminata in occasione della giornata dell'Europa [Francoforte, 8 maggio 2025. Foto: ECB, https://www.flickr.com/photos/europeancentralbank/54505324102/in/album-72177720325972876]
    Politica

    BCE, nell’UE primi ragionamenti sul post-Lagarde tra equilibri e intese più difficili che mai

    13 Agosto 2026
    L'Aula della Camera dei deputati [Foto: Sara Minelli/imagoeconomica]
    Economia

    I tecnici della BCE: “Per investimenti servono riforme, a partire dal mercato del lavoro”

    12 Agosto 2026
    Il caro-bollette intacca i risparmi delle famiglie [foto: European Central Bank]
    Economia

    Iran, la BCE: “Timori delle famiglie per redditi reali il vero nodo per le prospettive di crescita”

    3 Agosto 2026
    [foto: imagoeconomica]
    Economia

    Eurozona, a luglio inflazione in aumento. Esplode il costo dell’energia

    31 Luglio 2026
    [foto: imagoeconomica]
    Economia

    Dal conflitto in Iran inflazione da shock dell’offerta, su cui la BCE può poco

    29 Luglio 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    [foto: Paolo Lo Debole/imagoeconomica]

    Tracciamento e nuove condizioni commerciali, Apple cambia le proprie regole per rispondere alle norme UE

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    L'azienda annuncia modifiche alla propria condotta nell'Unione europea per rispondere alla legge sui mercati digitali (DMA). Nuove politiche da ottobre....

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente della Siria, Aḥmad Ḥusayn al-Shara, in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo dell’UE [Nicosia, 24 aprile 2026. Foto: imagoeconomica]

    Non solo Afghanistan: in nome dei rimpatri l’UE legittima i jihadisti della Siria

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    Alle critiche che giungono dal Parlamento europeo il commissario per gli Affari interni risponde confermando che l'Unione lavora col governo...

    Fedex. furgone di consegne [foto: imagoeconimica]

    Servizi postali, ‘sì’ dell’UE al controllo di InPost da parte di FedEX

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    Via libera della Commissione alla proposta di acquisizione. L'operazione riguarda la consegna di piccoli pacchi in Polonia, Italia, Portogallo e...

    GTS LOGISTIC - Trasporto ferroviario delle merci [foto: imagoeconomica]

    Trasporto ferroviario per le merci, l’UE continua a non sapere come rilanciarlo

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    Il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, ammette che convogli e vagoni singoli costano troppo e la strada attira sempre...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione