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    Home » Politica » Renzi: il principio del 3% nel rapporto deficit/Pil non è immutabile

    Renzi: il principio del 3% nel rapporto deficit/Pil non è immutabile

    Il segretario del Pd: regole comunitarie vecchie di vent'anni, si possono cambiare. “Se l'Europa non ha fatto il suo mestiere non è colpa dei burocrati ma dei politici che hanno consentito ai burocrati di fare quel che volevano"

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    7 Gennaio 2014
    in Politica

    Il segretario del Pd: regole comunitarie vecchie di vent’anni, si possono cambiare. “Se l’Europa non ha fatto il suo mestiere non è colpa dei burocrati ma dei politici che hanno consentito ai burocrati di fare quel che volevano”

    RenziLe regole comunitarie sono vecchie, non al passo dei tempi e vanno aggiornate. Matteo Renzi vuole ‘rottamare’ anche l’Unione europea. Il segretario del Partito democratico e sindaco di Firenze non usa giri di parole: è ora di ripensare il funzionamento dell’Ue. “Le regole europee risalgono a venti anni fa e possono essere rimesse in discussione”, ha detto Renzi in occasione della presentazione di Pitti Immagine 2014. Nel mirino del segretario del Pd la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil, il cui mancato rispetto fa scattare sanzioni semi-automatiche. “La regola del 3% risale a 22 anni fa e può essere tranquillamente rimessa in discussione”, ha proseguito Renzi.

    Il principio risale al 1992. Era contenuto nei trattati di Maastracht, ed è stato incardinato nel patto di Stabilità e crescita del 1997, ed è stato confermato nel patto di bilancio europeo (o ‘fiscal compact’) sottoscritto da 25 degli allora 28 paesi dell’Ue a marzo 2012.

    Renzi contesta l’immutabilità di regole che a suo giudizio “si possono cambiare, ma soltanto se prima dimostri che vuoi fare le cose sul serio”. Un monito all’Italia, che di questa regola del 3% è rimasta vittima: rispettando i parametri è uscita dalla procedura per deficit eccessivo, ma l’elevato livello di debito pubblico – 133% sul Pil nel 2014 – ha impedito di usufruire della clausola per gli investimenti, che consente di spendere per la crescita senza che queste spese siano conteggiate nel computo del deficit. “La regola può essere messa in discussione se dimostriamo di dare il buon esempio, che siamo in grado di fare i nostri compiti a casa”, ha detto il leader del Pd. “Le regole dell’Ue risalgono a venti anni fa e si possono mettere in discussione se il Paese è forte”. Per tutti, nel suo partito e fuori, il messaggio è lo stesso: lavorare per rendere l’Italia forte in Europa e riscrivere le regole del gioco comunitario. “Se l’Europa non ha fatto il suo mestiere non è colpa dei burocrati ma dei politici che hanno consentito ai burocrati di fare quel che volevano. Se la politica fa il suo mestiere l’Europa smette di essere un ostacolo”. In concreto, ha precisato Renzi, tutto questo vuol dire che “il fisco si può alleggerire, che il lavoro si può cambiare e la burocrazia si può semplificare”. Quando ciò sarà fatto “a quel punto si potrà dire: signori, noi a casa nostra siamo in grado di fare i compiti da soli. O l’Europa ha bisogno dell’Italia, oppure perde la sfida della contemporaneità”.

    R.G. 

    Tags: deficitpareggio di bilancio deficit/pilpdrenziue

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