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    Home » Editoriali » L’ultima trincea

    L’ultima trincea

    Diego Marani di Diego Marani
    17 Gennaio 2014
    in Editoriali
    George Osborne
    George Osborne

    Si sta ormai consolidando nel Regno Unito l’idea di una rinegoziazione dell’adesione britannica all’UE e già solo questa è un’aberrazione perché il Regno Unito fa parte dell’UE, partecipa alla sua gestione e al suo funzionamento con i suoi politici e i suoi funzionari. L’UE non è un supermercato dove si compra quel che si vuole e si paga alla cassa ma un’associazione di Stati sovrani che persegue un progetto politico di integrazione e unificazione del continente. Se il Regno Unito vuole un’Unione diversa, serve un nuovo trattato e questo lo devono volere tutti i suoi membri, che in tal caso non si metterebbero a negoziare con l’UE bensì fra di loro. Ma che tipo di UE voglia il Regno Unito è subito chiaro nelle parole del ministro delle finanze inglese George Osborne quando sottolinea che l’Europa rappresenta il 7% della popolazione mondiale, il 25% dell’economia mondiale e il 50% della spesa mondiale in sicurezza sociale e che questo non è sostenibile.

    Il Regno Unito vuole la fine della sicurezza sociale europea perché la considera un peso, un ostacolo allo sviluppo e alla crescita. Non si preoccupa invece degli abusi della finanza, della sua assoluta impunità, dei risparmi dei lavoratori divorati dal fallimento delle banche che poi quegli stessi lavoratori hanno dovuto rifinanziare con le tasse. In questa logica di mercificazione assoluta dell’uomo e di negazione dei diritti conquistati in secoli di lotte sociali, quel che una volta era un indice di civiltà oggi diventa una pecca, un intralcio agli affari. Orari di lavoro certi, copertura medica, salari minimi garantiti, tutela della salute sul luogo di lavoro, diritti sindacali sono tutti impicci che rendono l’Europa inadeguata alla competizione mondiale, secondo Osborne. Come sono invece fortunati i lavoratori indiani, bangladeshi, malesi, indonesiani, filippini, cinesi i cui paesi hanno una percentuale di sicurezza sociale bassissima e così sono ben più competitivi dei nostri! In cambio lavorano 20 ore al giorno in capannoni senza finestre, esposti a sostanze tossiche, senza pensione, senza assistenza sanitaria, senza diritto di sciopero, malpagati e se protestano vengono picchiati dalla polizia.

    È questa l’Europa che vuole Osborne? Sicuramente non la vogliamo noi ed è tempo di dirlo alto e forte. L’Europa aveva un’opportunità nella storia e l’ha perduta. Poteva servire da esempio al mondo e guidare lo sviluppo economico globale aprendo i suoi mercati solo ai paesi che si adeguavano al nostro modello sociale, che garantivano condizioni di vita degne ai loro lavoratori e produzioni rispettose dell’ambiente. Poteva pacificamente imporre il progresso sociale attraverso la forza di un’ingerenza virtuosa, aprendo le sue frontiere a chi condivideva i suoi valori, che sono poi molto banalmente i diritti umani. Si è invece messa a competere con i disperati, con paesi dove lo stato di diritto è solo un’apparenza, lasciando che il mercato prendesse il posto del progetto politico, che l’interesse dei grandi gruppi finanziari prevalesse su quello della stragrande maggioranza dell’umanità. Con la scusa ipocrita che solo commerciando con loro potevamo aiutare i poveri del mondo, abbiamo aiutato i loro sfruttatori a gettare in più grande miseria gente che già aveva poco, a sradicare comunità dalle loro terre, a distruggere l’ambiente, a inquinare, a trafficare in esseri umani, a mettere diseredati contro altri diseredati. Poco importa a Osborne se tre quarti degli indiani non hanno servizi igienici: hanno il telefonino e questa per lui è civiltà.

    L’Europa poteva smarcarsi costruendo un umanesimo europeo che avrebbe avuto grande attrattiva e rispetto, anche creando quel senso di appartenenza che sempre suscitano le costruzioni virtuose, proprio perché si basano su qualcosa di ideale e elevato, superiore al semplice interesse concreto, che è cangiante e esclusivo.  A tutto questo l’Europa ha rinunciato, per colpa di uomini inetti che hanno guardato solo al vantaggio immediato della loro parte, incapaci di visione e privi di ogni coraggio politico, quando non addirittura complici di altri poteri. Dopo aver giocato per decenni sulla derisione del progetto europeo, attribuendogli ogni colpa e sabotando sistematicamente la sua crescita, oggi il Regno Unito si avvia a un referendum che potrebbe davvero segnare la sua uscita dall’UE.

    Dopo quarant’anni si corregge forse così un errore storico. O forse si dà corpo a una grande mistificazione, e cioè all’idea che il Regno Unito non appartenga all’Europa e possa prosperare meglio sganciato dal suo continente. Il tempo dirà quale delle due rive della Manica ci rimetterà in questo processo. Comunque sia, in questo momento l’uscita del Regno Unito dall’UE è forse il passo inevitabile per una svolta radicale del progetto europeo. La sola Europa possibile oggi è quella dell’euro e del rafforzamento dell’unione politica. Ogni altra via sarà uno stallo o un fallimento. Unione politica vuol dire una statalità europea forte che operi una visione e una strategia comuni per il futuro. La sicurezza sociale, più di ogni altra cosa, è il segno della forza di uno Stato e della sua capacità di far valere il suo diritto su un territorio e di mantenere quella coesione sociale che gli dà legittimità. L’alternativa è il dominio delle mafie internazionali e dei poteri occulti che sfuggono al sistema democratico creando un sistema parallelo, dove i diritti si comprano e si pagano con la servitù. Per questo è sull’ultima trincea della sicurezza sociale che si gioca tutta la civiltà europea.

    Diego Marani

    Tags: George OsborneGran BretagnaRegno Unitoue

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