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    Home » Cronaca » Corruzione, Italia vergogna europea nel report dell’Ue

    Corruzione, Italia vergogna europea nel report dell’Ue

    60 miliardi all'anno di perdite per l'economia, leggi ad personam, collusione della politica con la criminalità organizzata, processi che finiscono troppo spesso in prescrizione. È il quadro disastroso delineato per il nostro Paese dall'esecutivo di Bruxelles che parla di “fenomeno preoccupante”

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    3 Febbraio 2014
    in Cronaca

    60 miliardi all’anno di perdite per l’economia, leggi ad personam, collusione della politica con la criminalità organizzata, troppi processi che finiscono in prescrizione. È il quadro disastroso delineato per il nostro Paese dall’esecutivo di Bruxelles che parla di “fenomeno preoccupante” corruzione

    Miliardi sperperati, processi inconcludenti, leggi ad personam, rapporti con la criminalità organizzata, media non indipendenti. Quello delineato per l’Italia dal primo rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Ue è un quadro veramente disastroso. Secondo l’esecutivo di Bruxelles nel nostro Paese la corruzione è “un fenomeno preoccupante”. E a pensarlo sono anche gli stessi cittadini: un Eurobarometro afferma che se tre quarti degli europei (76%) pensa che la corruzione sia un fenomeno dilagante, questa percentuale sale in Italia al 97% degli intervistati, ovvero praticamente tutti. E i costi di questi comportamenti criminali sono esorbitanti, se secondo le stime dell’Olaf, l’agenzia antifrode europea, la corruzione costa all’economia europea circa 120 miliardi di euro all’anno, è spaventoso vedere che l’Italia contribuisce da sola al 50% di questo fenomeno: secondo la Corte dei conti i costi diretti totali della corruzione nel nostro Paese ammontano a 60 miliardi di euro l’anno, circa il 4% del Pil nazionale.

    LEGISLAZIONE INEFFICACE – Con una situazione così difficile l’Italia sarebbe chiamata a mettere in atto provvedimenti incisivi, eppure secondo l’Ue questo non è stato fatto. Sebbene, riconosce il rapporto, nel 2012 il governo italiano ha varato una serie di riforme anticorruzione, la nuova legge “lascia tuttavia irrisolta una serie di problemi”, ad esempio “non modifica la disciplina della prescrizione, la normativa penale sul falso in bilancio e sull’autoriciclaggio e non introduce fattispecie di reato per il voto di scambio”.

    TERMINI DI PRESCRIZIONE – La questione della prescrizione è per l’Ue “un problema particolarmente serio ai fini delle indagini e dell’accertamento nel merito dei casi di corruzione in Italia”, un problema che sommato alla lunghezza dei processi, alle regole e ai metodi del suo calcolo, alla mancanza di flessibilità circa i motivi per sospendere e interrompere la decorrenza dei termini, “hanno determinato e determinano tuttora l’estinzione di un gran numero di procedimenti”. La Commissione cita uno studio del 2010 secondo cui i procedimenti penali estinti in Italia per scadenza dei termini di prescrizione sono stati circa l’11,14% nel 2007 e il 10,16% nel 2008. Nello stesso periodo la media negli altri Stati membri dell’Ue menzionati dallo studio andava dallo 0,1 al 2%.

    CRIMINALITÀ ORGANIZZATA – “Tra gli aspetti più preoccupanti” di questa situazione per Bruxelles ci sono “i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese” e “lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo”. Il report della Commissione cita uno studio del 2010 a cura del Center for the Study of Democracy secondo cui il caso italiano è “tra i più esemplari per capire quanto stretti siano i legami tra criminalità organizzata e corruzione”. Soltanto nel 2012 sono scattate indagini penali e ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti politici regionali in circa la metà delle 20 regioni italiane. Sono stati sciolti 201 consigli municipali. “Più di 30 deputati della precedente legislatura sono stati o sono attualmente indagati per reati collegati alla corruzione o per finanziamento illecito ai partiti”. Tra i casi “degni di nota” Bruxelles cita quello di Nicola Cosentino, “parlamentare indagato per collusione con il clan camorristico dei Casalesi” che ne “avrebbe finanziato la campagna elettorale in cambio di influenze politiche a livello nazionale, soprattutto per il riciclaggio di rifiuti tossici”. L’esecutivo lamenta il fatto che il Parlamento abbia “rifiutato ben due volte l’autorizzazione a procedere nei sui confronti, impedendone la carcerazione preventiva”.

    LEGGI AD PERSONAM – I tentativi di definire un quadro giuridico in grado di garantire l’efficacia dei processi e la loro conclusione nei casi complessi “sono stati più volte ostacolati”. In diverse occasioni “il Parlamento ha approvato o ha tentato di far passare leggi ad personam a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione”. Tra questi l’esecutivo Ue cita gran parte delle norme scritte durante i governi di Silvio Berlusconi: “Il progetto di legge sulla ‘prescrizione breve’ che comportava l’elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati”, “il ‘lodo Alfano’ che imponeva, per le quattro più alte cariche dello Stato, la sospensione dei processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione e dei processi penali in corso” e anche “la legge del 2010 sul ‘legittimo impedimento’ a comparire in udienza per il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri della Repubblica italiana”, entrambe dichiarate incostituzionali. Altri esempi, secondo l’Ue, “consistono nella depenalizzazione nel 2002 di determinati reati, come alcune forme di falso in bilancio”.

    MONOPOLIO DEI MEDIA – Con una situazione legislativa, politica e giudiziaria così disastrosa, a combattere con forza il fenomeno corruttivo resta solamente la stampa che “dimostra una capacità decisamente elevata di denunciare i casi di corruzione”. Ma anche questo settore non si salva dalle critiche dell’Unione che nota come “l’indipendenza e l’assetto proprietario dei media, specie quelli elettronici, presentano notevoli problemi, soprattutto per il perdurare di un sistema di quasi monopolio”.

    Alfonso Bianchi

    Leggi anche:
    – Corruzione, l’Ue perde 120 miliardi l’anno, almeno metà in Italia

    Tags: corruzioneCriminalità organizzataitalialeggi ad personammalmstromOlaf

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