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    Home » Cronaca » In Parlamento slitta voto su direttiva anti-Ogm, fa discutere l’assenza delle motivazioni ambientali

    In Parlamento slitta voto su direttiva anti-Ogm, fa discutere l’assenza delle motivazioni ambientali

    Rimandata a martedì la votazione sul testo che darebbe agli Stati membri il permesso di vietare la coltivazione di prodotti geneticamente modificati sul proprio territorio anche se autorizzati a livello europeo. La presidenza italiana punta a un accordo entro l'anno, ma non sarà facile

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    7 Novembre 2014
    in Cronaca

    È stato rimandato alla settimana prossima il voto in commissione Ambiente sulla direttiva che consentirebbe agli Stati membri di vietare una coltivazione Ogm sul proprio territorio anche se autorizzata a livello comunitario. Gli eurodeputati del Ppe avrebbero chiesto più tempo per trovare una posizione comune sul dossier che dovrebbe porre fine alle battaglie in Consiglio sugli organismi geneticamente modificati. A far discutere soprattutto la mancanza delle questioni “ambientali” tra i motivi che consentirebbero a un Paese di vietare gli Ogm sul proprio territorio. La mancanza, nel testo della Commissione, è dovuta al fatto che una tale clausola sarebbe uno smacco per l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), l’organismo deputato a dare pareri sui prodotti da autorizzare nell’Unione e che ha il compito di dare il via libera o meno agli Ogm, dopo le dovute analisi scientifiche sulla loro sicurezza. Se uno Stato infatti potesse, dopo prove scientifiche autonome, affermare la pericolosità di un prodotto, Bruxelles si troverebbe nell’imbarazzo di avere due pareri discordanti. Per evitare quindi problemi agli Stati verrebbe data la possibilità di dire di no alle coltivazioni ma in base a ragioni complementari a quelle scientifiche e a peculiarità regionali e nazionali, adducendo motivazioni economiche e sociali o di pianificazione territoriale. Ovvero potrebbero vietare le coltivazioni ad esempio affermando che questa metterebbe in pericolo la biodiversità locale, la competitività sul mercato delle piccole aziende e cose del genere.

    La necessità di questa direttiva è nata per porre fine ai continui scontri tra gli Stati membri. Quando un prodotto Ogm viene autorizzato dall’Efsa su tutto il territorio europeo, per bloccare l’autorizzazione occorrere una maggioranza qualificata in Consiglio Ue. Fino ad ora il voto sempre contrario dei Paesi favorevoli alle coltivazioni, ovvero il blocco Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Gran Bretagna, spesso aiutato da astensioni importanti come quella della Germania, ha impedito di raggiungere questa maggioranza.

    E così nazioni come l’Italia e la Francia sono state costrette a fare ricorso alle clausole di salvaguardia, procedure d’urgenza che – in caso di pericolo per l’ambiente e la salute pubblica – permette di sospendere la coltivazione e l’immissione sul mercato dei prodotti transgenici. Da qui la proposta di compromesso dell’ex commissario alla Salute Tonio Borg, che permetterebbe agli Stati di non dover ricorrere più a questo tipo di “trucco” per vietare gli Ogm, ma a motivazioni riconosciute come valide a livello comunitario. Su quali possano essere però queste motivazioni c’è molta distanza tra la posizione del Parlamento e quella del Consiglio. Se in commissione Ambiente i deputati riusciranno a trovare un accordo martedì prossimo, il testo, già approvato in prima lettura, potrebbe andare in Plenaria già in questo mese e la presidenza italiana potrebbe provare ad avviare subito i negoziati per riuscire a portare a casa un compromesso prima della fine del suo mandato. Per Roma sarebbe un buon colpo, ma con la nuova Commissione che sta ancora rodando i motori, il risultato positivo non è affatto scontato.

    Tags: coltivazioniconsiglio uedirettivaogmparlamento europeoTonio Borg @it

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