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    Home » Editoriali » No Day (Love Story)

    No Day (Love Story)

    Francesco Cardarelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Ceskoz_" target="_blank">@Ceskoz_</a> di Francesco Cardarelli @Ceskoz_
    28 Novembre 2014
    in Editoriali

    colonna sonora: Mercury Rev – Holes

    Tutti hanno le loro giornate no, no?

    Ci sono anche le giornate si, ovviamente, ma anche se sono le più belle da vivere non è carino condividerle con chi magari quel giorno ha una giornata no, sbattergli in faccia la tua felicità sarebbe un atto di bullismo, come quelli che durante i mesi invernali vanno in spiagge esotiche da depliàn e mettono le foto su feisbuc, senza riguardo per i comuni mortali che stanno lavorando sotto i neon, con la pioggia che percuote la finestra.

    Poi ci sono le giornate flat, quelle che inizi alzandoti dal letto e finisci rimettendoti sotto le coperte, senza che niente di speciale sia accaduto, ma queste non interessano a nessuno. Quindi torniamo alla giornata no, che a volte può prendere pieghe inaspettate.

    Hai dormito poco e male, la sveglia ti fa un effetto martello pneumatico sulle tempie che resterà tutto il giorno, fa freddo e l’acqua calda non funziona, è finito il caffè, i biscotti sono ammuffiti, non hai mutande pulite e devi mettere il perizoma della tua ragazza (o i boxer di flanella del tuo ragazzo); hai una ruota a terra, cioè ti hanno rubato la macchina col ruotino di scorta lasciando solo la ruota bucata a terra, in divieto di sosta con una multa sopra; c’è lo sciopero dei mezzi, provi a chiamare Uber ma non ti funziona il 3G, inizia a nevicare e non hai l’ombrello e ti sei chiuso fuori casa, pesti una cacca di cane, poi per sbaglio pesti un ciuaua beccandoti una denuncia dall’associazione amici degli insetti; il bancomat ti mangia la tessera emettendo un rutto e finalmente arrivi zuppo in ufficio, dove in teoria dovresti rubare lo stipendio come sempre leggendo il giornale onlain e seguendo le vicende dei tuoi amici su feisbuc.

    Non vedi l’ora di vedere le foto in costume da bagno della fidanzata di tuo nipote minorenne prima della pausa caffè e invece il caposettore ti convoca per un nuovo importantissimo progetto che non vedrà mai la luce ma che farà girare un po’ di soldi tra le alte sfere di due o tre aziende, sfruttando i fondi statali ed europei, con una dedlain troppo ravvicinata e per il quale non hai assolutamente competenze perché il tuo capo ti ha dato in appalto con credenziali false tanto poi la figuraccia la fai tu.

    Cerchi manuali su internet, chiedi ai tuoi colleghi impegnati a chattare con ucraine (o con cubani) conosciuti su Badoo, rispolveri gli appunti di quando ancora quel lavoro ti appassionava e seguivi i corsi di aggiornamento ma trovi solo piselli (o fiori e cuoricini) disegnati a matita; poi ti chiama il tuo capo diretto per dirti che ci sono problemi col contratto, cioè coi contributi, cioè con la liquidità dell’azienda, cioè praticamente la finanza lo cerca e lui sta scappando in Svizzera per fare una plastica facciale e cambiare identità e a quel punto qualcosa dentro di te si spezza.

    Hai voglia di sangue, di piangere, di urlare ed esci in corridoio per prendere fiato, quando avviene l’incontro che cambierà la tua giornata.

    Ha un sorriso che sembra girare intorno alla faccia, emana una luce stupefacente dagli occhi e cammina come se non toccasse il pavimento.

    Normalmente da circa 4 anni le vostre conversazioni si sono sempre limitate a “heyciaotuttobene?”, in contemporanea e senza ascoltare la risposta, tanto che vorresti stipulare un patto di “facciamo finta di non vederci”. Ma nelle tue condizioni attuali lo vivi come un’anomalia insopportabile e non riesci a trattenere la domanda, grugnendo:

    – ma che è sta faccia felice!?
    – niente, è che sono innamorato.

    E a quel punto le cose prendono una piega diversa. Respiri profondamente e cerchi di concentrarti sulla frase appena sentita, sulle cose che scrivevi nel diario segreto dieci anni fa, sulle promesse che ti sei sempre fatto di ricordare quali sono le cose davvero importanti della vita. Il lavoro, i beni materiali, le mutande comode passano in secondo piano.

    Riesci a ritrovare quel ragazzo (o ragazza) (che palle ste pari opportunità) dentro di te che fumava arcobaleni e cantava che l’amore è il motore della vita, l’unico motivo per cui valga la pena stare al mondo e alzarsi la mattina. È la dimensione che attraversa lo spazio e il tempo (spoiler di Interstellar). E pensi che l’amore in fondo ce l’abbiamo tutti. Se non è per un partner sarà per un figlio, un genitore, un gatto, un ciuaua, un amico, l’eroina thailandese, la fidanzata di tuo nipote minorenne… Ti accorgi che l’amore è ovunque, basta cercarlo, ha ragione a sorridere quel tuo collega di cui non hai mai saputo il nome.

    E a quel punto è come se ti fossi scrollato di dosso tutto il peso del mondo, mostri i denti in un sorriso che in effetti pare un ghigno e decidi che quel giorno te lo prendi per te, per stare bene, e scendi in garage.

    Ovviamente non hai la macchina, te l’hanno rubata, ma sai benissimo dove parcheggia quel tuo collega di cui non hai mai saputo i nome. E prima gli buchi le ruote, poi gli spacchi un finestrino e infine gli incidi un cuore sul cofano.

    E te ne vai fischiettando, in cerca del segreto per la serenità.

    Buon uichènd a chi si ciba di troppo cinismo e perde di vista gli unicorni, senza quindi riuscire a sparargli.

    Tags: amorecinismosperanza

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