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    Home » Politica » Van Rompuy se ne va, in silenzio, dopo cinque anni terribili

    Van Rompuy se ne va, in silenzio, dopo cinque anni terribili

    Oggi il cambio della guardia con il polacco Tusk. Il belga ha gestito cinque anni difficili, ma ha contributito a tenere insieme l'Unione, e l'euro. Solo Renzi lo ha attaccato

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    1 Dicembre 2014
    in Politica
    Renzi e van Rompuy

    Renzi e van Rompuy

    Oggi il presidente del Consiglio UE Herman Van Rompuy passa il testimone all’ex primo ministro polacco Donald Tusk. Si tratta di un evento ‘minimalista’: una stretta di mano, qualche parola, seguita da un piccolo aperitivo con il personale del Consiglio europeo.

    Tutto il contrario dell’ex capo della Commissione europea José Manuel Barroso, che ha invece tenuto numerosi discorsi di addio, ha concesso interviste e ha organizzato eventi di auto-promozione nei suoi ultimi giorni in carica. Ma van Rompuy, un politico belga poco conosciuto al di fuori del suo paese e senza ambizioni globali, che una volta si definì “un topo grigio”, è rimasto fedele alla sua natura: niente glam, nessuna pompa, nessun grande addio. Il sessantasettenne abbandona del tutto la politica, vuol passare più tempo con i suoi nipoti e insegnare in qualche corso nelle università belghe, tra cui il Collegio d’Europa.

    La sua eredità però non è insignificante. Si sovrappone alla crisi della zona euro nel corso della quale l’ex primo ministro belga ha presieduto numerose riunioni durante le quali i leader dell’UE si scontravano sui salvataggi, sul se mantenere la Grecia nella zona euro o no, o se stampare denaro è una soluzione, sul perché l’austerità è troppo dura. Quel che ne è venuto non può essere definito un vero successo – la disoccupazione è ancora molto alta in Grecia e in Spagna, l’economia è stagnante, l’euro-scetticismo e il pericolo nazionalista sono ancora problemi in diversi paesi.

    Ma la zona euro è rimasta intatta, dopo alcuni momenti nei quali ha camminato sul ciglio del burrone. Un fondo di salvataggio permanente – inizialmente un’idea inimmaginabile per la Germania – esiste. C’è più controllo rispetto ai bilanci nazionali – ma come dimostra l’ultimo caso di Francia e Italia le regole sono abbastanza “flessibili” e ora l’attenzione si sta spostando su più investimenti e non più sull’austerità.

    A differenza di Barroso, che era già a capo della Commissione Europea per il suo secondo mandato, van Rompuy ha dovuto partire da zero dato che il suo ufficio era una novità del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo dicembre 2009. Era stato primo ministro belga solo per un anno, ma fu visto come un abile negoziatore, che è riuscito ad accogliere i punti di vista contrastanti dei partiti fiamminghi e valloni. Come ha ricordato lui stesso in un’intervista ad un quotidiano belga, è stato l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo convinse a prendere il posto.

    Tre mesi più tardi, già presiedeva il primo vertice, una riunione informale in una biblioteca di Bruxelles, dove i leader europei per la prima volta hanno discusso l’idea di salvataggio della Grecia. “E’ un tipo senza pretese, ma interessato a fare le cose. Van Rompuy non ci tiene ai dettagli del protocollo, come chi doveva parlare per primo sul palco, se lui o Barroso”, ricorda un funzionario UE.

    Eppure è stato van Rompuy e non Barroso a definire l’agenda UE, che è riuscito a garantire un accordo sul bilancio dell’UE dopo mesi di litigi tra i leader, e che è stato nominato più volte a elaborare piani su come l’architettura della zona euro dovrebbe essere simile per evitare crisi future.

    Poiché molte delle proposte elaborate da van Rompuy han finito per essere più o meno in linea con quello che la Germania voleva, il belga, che parla tedesco e che è un devoto cristiano, è stato accusato di essere una pedina nelle mani di Angela Merkel, cancelliera e capo della l’Unione cristiano-democratica tedesca. “E ‘stato spesso accusato di essere amico di Merkel, di essere un passacarte di qualunque cosa arrivasse da Berlino. Questo non è vero, ci sono stati un sacco di momenti di tensione”, ha detto uno dei suoi stretti collaboratori a EUobserver.

    Nel complesso, i leader lo hanno rispettato per la sua discrezione, per la sua diplomazia dietro porte chiuse. Fatta eccezione per Matteo Renzi, che ha accusato pubblicamente van Rompuy per avergli fatto “sprecare” tempo per non aver “preparato abbastanza bene” il vertice di giugno, dove i leader non riuscirono a mettersi d’accordo sulla sua candidata, Federica Mogherini, per la carica di capo degli affari esteri dell’Unione europea. Mogherini ha ottenuto il posto due mesi più tardi, ma l’animosità tra van Rompuy e Renzi è rimasta, anche perché il capo del consiglio UE aveva cercato di creare consenso intorno Enrico Letta come suo successore, una mossa che Renzi ha visto come un affronto personale, dal momento che aveva fatto cadere Letta pochi mesi prima.

    L’accordo sui “top jobs”, che alla fine portò alla nomina del premier polacco Donald Tusk come capo del consiglio e Mogherini come capo degli affari esteri, sarebbe potuto andare in maniera molto diversa se il ruolo di leader dei socialisti europei lo avesse preso il presidente francese, Francois Hollande, e non Renzi. “Hollande aveva radunato le sue truppe in giugno e aveva annunciato che ‘noi socialisti vogliamo la presidenza del Consiglio’. Avrebbe potuto farcela, ha detto la fonte UE. Ma Hollande esitò, non si convince pienamente della candidatura del primo ministro danese Helle Thorning Schmidt, perché la considerava come ‘non una vera socialista’, e quando si rese contro che i socialisti stavano finendo per ottenere solo il posto di Alto rappresentante era oramai troppo tardi .

    Oltre alla politica di alto livello, van Rompuy ha inoltre sviluppato una passione per brevi versi giapponesi in stile (haiku) come “Il sole sta sorgendo / ancora si dorme in Europa / ma è sempre lo stesso sole”, che ha recitato alla fine del una conferenza stampa a Tokyo.

    I suoi haiku sono stati pubblicati nel 2010, e presentandoli van Rompuy disse: “… So che io sono l’unico poeta tra i leader europei, ma spero che non sarò ricordato solo per essere un poeta”.

    di Valentina Pop, per EUobserver

    Tags: consiglio europeomerkelpresidentetuskvan rompuy

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