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    Home » Economia » Padoan: “Nel valutare l’Italia, la Commissione guarderà a quantità ma anche qualità”

    Padoan: “Nel valutare l’Italia, la Commissione guarderà a quantità ma anche qualità”

    Il ministro sostiene che Bruxelles valuterà anche le riforme, dà la colpa alla bassa inflazione se il debito italiano scenderà solo nel 2016, e chiede alla Bei un ruolo più proattivo per gli investimenti

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    18 Dicembre 2014
    in Economia
    Pier Carlo Padoan

    Pier Carlo Padoan

    “Nel valutare l’Italia la Commissione guarderà alla quantità ma anche alla quantità. Guarderà alle riforme perché servono al Paese per crescere e per la sostenibilità del debito”. Pier Carlo Padoan si mostra fiducioso che Bruxelles tenga conto non solo delle cifre della legge di stabilità, ma anche del nuovo contesto normativo che il governo sta mettendo appunto con le riforme. Il ministro dell’Economia lo ha spiegato intervenendo al congresso della Legacoop.

    Secondo il titolare di Via XX Settembre, il debito pubblico “elevato comincerà a scendere nel 2016”. E “se adesso non scende – ha spiegato – non dipende dalla politica economica del governo, ma dalla bassa inflazione”. Padoan è convinto che “con un’inflazione al 2%, con il nostro surplus primario e lo sforzo sulle riforme, il debito sarebbe su un sentiero di forte discesa e tale da non fare alcuna notizia”.

    Se l’esecutivo di Jean Claude Juncker si convincerà di questo, lo si vedrà solo a marzo, quando verranno sciolte le riserve sulla manovra finanziaria italiana per il 2015. Intanto Padoan ha sottolineato che il rapporto con Bruxelles “è costruttivo e continuo”, ricordando che “Il governo ha già anticipato con alcune lettere note l’intenzione di fare ulteriori sforzi di aggiustamento”. Tuttavia ha precisato che ciò avverrà “in un contesto di finanza pubblica in cui ci sia anche un forte stimolo alla crescita, un abbattimento delle tasse non usuale e un taglio delle spese”.

    Padoan ha anche affrontato il tema degli investimenti. Sul Piano Juncker – sul quale il Consiglio europeo si pronuncerà oggi – il ministro ha ribadito che “è un buon punto di partenza”, anche se “c’è ancora lavoro da fare”. Il titolare dell’Economia vuole “capire in che modo le risorse saranno allocate”, e ha chiesto nuovamente all’esecutivo europeo di “chiarire l’impatto dei contributi nazionali” ai fini del rispetto del Patto di stabilità. Su questo punto, dalla Commissione sono arrivate indicazioni sul fatto che i contributi nazionali al piano non verranno calcolati come deficit – lo ha dichiarato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici a eunews –  ma evidentemente Padoan vuol vedere nero su bianco questa decisione.

    Nel frattempo, Piano Juncker a parte, il ministro ha chiesto alla Banca europea per gli investimenti (Bei) “di essere più proattiva e dare un forte impulso agli investimenti, perché ci sono già gli strumenti per farlo”. Padoan ha spiegato che c’è “un elenco di progetti di valore nominale pari a 40 miliardi di euro”, presentato dall’Italia nel quadro del lavoro svolto dalla Task force congiunta con la Bei. “Non dico che questi 40 miliardi arriveranno tutti”, ha precisato, ma “i progetti ci sono e le risorse anche”. Quindi “la Bei è in grado di finanziare quelli che hanno superato il vaglio dell’analisi tecnica”.

    Tags: flessibilitàPatto di stabilitàPier Carlo Padoanriforme

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