La Commissione europea riconosce la repubblica di Macedonia come Macedonia ponendo fine a una controversia sul nome che si trascina praticamente da sempre, da quando la Jugoslavia si è dissolta dando vita alle tante entità statali separate e distinte.
Che succede a Bruxelles? Niente, solo semplici sviste frutto di distrazioni, che però non faranno piacere ai greci, e due giorni prima delle elezioni non è neanche il mento più indolore. La questione del nome dell’ex repubblica jugoslava di Macedonia è una di quelle storia infinite: i macedoni dell’ex jugoslavia sostengono di essere in Macedonia dagli inizi degli anni Novanta, quando dichiararono l’indipendenza. L’Ue però la riconosce come ex repubblica jugoslava di Macedonia (o Fyrom, dall’acronimo inglese), e la la Grecia – gelosa della propria regione della Macedonia – su questo non transige, tanto è vero che il negoziato sull’adesione della Fyrom all’Ue è in fase di stallo proprio per la questione del nome.
Ebbene, secondo l’agenda degli appuntamenti della prossima settimana diffusa dalla Commissione, martedì il commissario per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, “riceverà il ministro della Salute di Macedonia, Nikola Todorov”, e Nikola Todorov non è ministro della regione greca di Macedonia, ma proprio dello Stato balcanico al centro della disputa sul nome. Un errore che, alla vigilia del voto in Grecia, rischia di costare caro.




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