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di Alfonso Bianchi
Il report sul Copyright del Parlamento Ue affidato a deputata del Partito Pirata
Copyright (foto tratta da http://www.hiscox.co.uk)

Il report sul Copyright del Parlamento Ue affidato a deputata del Partito Pirata

Sarà l’eurodeputata del Partito Pirata tedesco, la 29enne Julia Reda, a scrivere il report del Parlamento europeo sulla riforma della direttiva comunitaria sul Copyright. Pur non trattandosi di un dossier legislativo, ma solo di uno studio di indirizzo per spingere la Commissione a modificare le attuali regole sulle proprietà intellettuali risalenti al 2001, ovvero a molto prima dell’esplosione dei social network come YouTube, Facebook e Twitter, la scelta ha destato una certa sorpresa. “Ci sono molte paure e incomprensioni riguardo ai Pirati, ma il fatto che io sia stata scelta mostra che il dibattito è cambiato dopo le grandi proteste contro l’Acta”, spiega a Eunews Reda che nell’emiciclo di Bruxelles siede nei banchi dei Verdi. “La Commissione sa che per mettere in atto una riforma del Copyright deve capire cosa vogliono gli utenti e di che cosa hanno bisogno”, ma anche che “se intende combattere fenomeni come il file sharing bisogna offrire servizi validi per cui la gente sia disposta a pagare, cosa che ora è difficile perché, ad esempio, anche per una Tv streaming on demand c’è la difficoltà di doversi confrontare con leggi diverse in ogni Paese, che spesso ne impediscono le trasmissioni”, continua Reda.

Julia Reda
Julia Reda – foto Parlamento europeo

Il punto centrale di questo report, che probabilmente verrà votato in plenaria il prossimo aprile, è proprio chiedere all’esecutivo di uniformare le legislazioni e porre fine alle eccezioni nazionali che complicano la vita a aziende ma anche agli utenti. “Le leggi attuali danno protezione ai detentori dei diritti ma veramente poche protezione per gli artisti quando negoziano con gli editori, e ancora meno per il pubblico”, e oggi “se scambi cultura o informazioni su internet devi confrontarti con problemi diversi in ogni Paese”. Per esempio “in Germania posso tranquillamente fare fare foto di edifici pubblici e caricarle su Facebook, mentre in altri Paesi come la Francia l’architetto ha il copyright sulla foto di un suo palazzo”, e così si arriva al paradosso che “anche per pubblicare una foto del palazzo del Parlamento europeo dovrei avere il permesso, su Wikipedia ad esempio la foto non c’è  per questa ragione”. Paradossalmente anche la torre Eiffel non si potrebbe fotografare, almeno non di notte. “L’ingegnere che l’ha progettata è morto da più di 70 anni e i diritti sono quindi decaduti, ma non l’artista che ha immaginato il gioco di luci. Sulle foto scattate alla torre quando è buio è lui che detiene il Copyright”. Una legislazione simile c’è anche in Belgio dove però la pubblicazione per uso non commerciale è permessa, ma anche qui sorgono dei problemi. “A volte il confine tra commerciale e non è sottile, pubblicare una foto su un blog che ha degli advertising come bisogna considerarlo?”, si chiede Reda.

Ma i problemi sono anche altri, ad esempio l’uso degli hyperlink. “Con questo report voglio rendere chiaro che linkare un altro sito non vuol dire ri-pubblicare una pagina, sono due cose diverse. In Spagna hanno introdotto una legge che vieta a Google News di usare embed link da giornali, quei link che mostrano solo le prime frasi di un articolo e una foto, e così Google ha deciso di chiudere il sito. È stato un danno non solo per il pubblico che ha perso un servizio ma anche per i giornali e i vari siti che hanno perso visibilità”.

Il report di Reda affronta anche altre problematiche come la regolamentazione delle Gil, foto animate che spesso contengono piccoli spezzoni di film e per questo sono suscettibili di violazioni del Copyright, e la possibilità per le biblioteche di prestare libri in formato digitale o permettere agli utenti di scaricare i pdf dal sito. “Al momento le biblioteche possono prestare gli e-book ma solo per essere consultati all’interno dell’edificio”, e ci sono delle eccezioni “solo per alcuni testi accademici che possono essere scaricati in formato pdf dopo che la biblioteca ha pagato una certa somma ai detentori dei diritti”. Il problema è che un libro in formato digitale ‘prestato’ potrebbe essere scaricato in maniera permanente dall’utente. “Ma ci sono diversi studi che affermano che chi può prendere un e-book in prestito continua comunque a comprare, perché è portato a leggere di più, e perché chi non trova un libro in biblioteca poi di solito lo compra”.

Il compito di Reda non sarà semplice, visto che la sua nomina a relatrice non è stata vista di buon occhio da tutti i deputati e di sicuro gli emendamenti al suo testo non saranno pochi, ma lei è fiduciosa che alla fine il testo finale sarà buono. “Dimostrerò che quello che sto proponendo è un rapporto basato su discussioni accademiche e che la mia non è una posizione estremista”. Ma i tempi sono piuttosto stretti, “a settembre la Commissione dovrebbe presentare un suo testo, non sappiamo ancora se sarà una riforma della attuale direttiva o un regolamento, ma è necessario che la posizione del Parlamento sia approvata prima di quella data per poter così riuscire a influenzare l’esecutivo nella sua proposta”.

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